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Uliveto: censurato il programma “Belli dentro, belli fuori” di Roberta Capua per pubblicità occulta

Belli dentro e belli fuori LA7 tvIl Giurì dell’Autodisciplina ha censurato per l’ennesima volta l’acqua minerale Uliveto (sentenza 14/2019) per pubblicità occulta. Il problema riguarda un servizio filmato andato in onda il 24 marzo 2019 nel programma “Belli dentro, belli fuori”, condotto da Roberta Capua sull’emittente  La 7. Nel corso della puntata  la conduttrice presenta il filmato come un contributo alla discussione tra gli ospiti in studio. Il servizio focalizza l’attenzione sull’importanza di assumere acqua durante i pasti per favorire la digestione. Le immagini mostrano infatti alcune persone intente a consumare l’acqua “Uliveto” e  voci furoi campo che dicono “Un’acqua ricca di minerali, come il bicarbonato, il calcio ed il magnesio, può aiutare a ridurre il pH gastrico. Questo vuol dire che si diminuisce il tempo di permanenza del cibo nello stomaco e di conseguenza l’effetto dell’acidità”.

Secondo il Giurì dell’autodisciplina pubblicitaria quello che viene proposto formalmente come servizio di approfondimento scientifico e salutistico è in realtà un messaggio promozionale, in cui  l’acqua minerale Uliveto viene suggestivamente proposta al pubblico come l’acqua da assumere per avere benefici dal suo consumo durante i pasti. Siamo di fronte a una grande pubblicità occulta camuffata da servizio giornalistico e questo risulta in contrasto con l’art. 7 del Codice di autodisciplina pubblicitaria.

L’acqua minerale Uliveto (a volte presentata negli spot insieme all’acqua Rocchetta) colleziona così la quinta censura in pochi anni. Un record che non sembra impensierire la società Cogedi proprietaria del marchio, forse perché questa volta non dovrà pagare un solo euro di multa. Negli altri casi quando è intervenuto l’Antitrust, le sanzioni complessive hanno totalizzato più di 100 mila €.

 

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  Sara Rossi

Sara Rossi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

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5 Commenti

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    OTTIMO, in attesa di interventi più incisivi. Sull’argomento pubblicità dell’acqua, segnalo quella della LETE, a mio parere passibile di censura: se ascoltate il claim, dice “per stare bene occorre… (non ricordo adesso, in seguito preciserò) E BERE ACQUA LETE”. E’ la prima volta che sento citare la marca: finora dicevano “bere tanta acqua”, ma qui si attribuisce specificamente alla LETE virtù che sono proprie dell’acqua in genere.
    Poi, magari non censurabile ma insopportabile per me, è ripreso il “bombardamento estivo” delle pubblicità della San Benedetto, è un continuo, non se ne può già più (e io la evito con cura, unica cosa che posso fare).

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    La pubblicità dice esattamente così:
    “ho letto che dopo i 40 anni per avere ossa forti bisogna fare sport, mangiare sano e bere tanta acqua Lete”.
    A mio parere ci sono gli estremi per pubblicità ingannevole. Tra l’altro quel “ho letto che” non vorrei fosse una “furbata” proprio al fine di sostenere la non ingannevolezza: “non lo dico io – ditta che fa la pubblicità – l’ho letto…”. Letto dove, in ricerche scientifiche indipendenti?

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    Mariella La Rosa

    Il programma della Capua ha anche fatto una bella pubblicità al diffusore della tisanoreica- Lungo spazio in trasmissione sulle diete e subito dopo un lunghissimo spot con lo stesso che ha continuato a raccontare quanto detto in trasmissione- -Mi pare un programma di caduta di serietà per la 7

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    “Un record che non sembra impensierire la società Cogedi proprietaria del marchio”: e ci credo, cosa sono 100.000€ di multa in confronto al ritorno pubblicitario? Se le multe comminate fossero “serie” probabilmente ci penserebbero prima di compiere azioni del genere.

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    Il problema, come al solito, è culturale. E i problemi di tale natura sono i più difficili da risolvere. L’ex ministro Tremonti aveva capito tutto, dicendo che in Italia con la cultura non si mangia. Infatti meno il popolino è acculturato e più aumentano gli affari, il denaro, il successo ed il potere. Mi verrebbe da citare il buon Arbore, quando faceva la pubblicità alla birra, ma dubito che la meditazione rientri nelle virtù dell’italiano medio.