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Sale, fallite in gran parte le politiche di riduzione volontaria in Gran Bretagna. Rapporto sui risultati indicati nel 2014 per il 2017

Wurstel Hot dog in a bun with mustard and vegetablesAspre critiche al governo britannico dopo che Public Health England (PHE), il Dipartimento della salute del governo, ha pubblicato il primo rapporto completo sulle riduzioni volontarie di sale che sono state raggiunte dai produttori alimentari e dai rivenditori al dettaglio. Solo poco più della metà degli obiettivi è stata raggiunta.

Secondo Graham MacGregor, professore di medicina cardiovascolare e presidente del gruppo di pressione Action on Salt, “questo rapporto conferma ciò che sappiamo già e cioè che gli obiettivi volontari richiedono un monitoraggio e una guida comprensivi, ma su questo il PHE è stato assolutamente carente”.

Nel 2003 il comitato consultivo scientifico del governo sulla nutrizione pubblicò un rapporto che dimostrava come alti livelli di sale aumentino la pressione sanguigna, contribuendo a malattie cardiovascolari, ictus e infarti. Il comitato sosteneva la necessità di una riduzione dell’assunzione di sale dai 9 grammi per persona consumati in media ogni giorno dai britannici a 6 grammi indicati dallo Scientific Advisory Committee on Nutrition (SACN), un grammo in più rispetto all’obiettivo indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (5 grammi). L’industria alimentare era stata invitata ad adottare misure volontarie per ridurre il sale nei prodotti alimentari trasformati, compresi pane, hamburger, pasta e biscotti, e nel 2014 il consumo medio giornaliero era sceso a 8 grammi.

A quel punto il governo fissò degli obiettivi specifici da raggiungere, sempre attraverso azioni volontarie, entro il 2017. Ma ora il rapporto di Public Health England mostra un quadro molto variegato, con progressi in alcuni settori e nessuno in altri, e con i produttori alimentari che hanno raggiunto gli obiettivi molto meno spesso dei rivenditori al dettaglio. Mentre i dettaglianti hanno soddisfatto il 73% degli obiettivi, i produttori di alimenti ne hanno raggiunti solo il 37%. Complessivamente è stato raggiunto solo il 52% degli obiettivi.

Penne pasta with tomato sauce, garlic and eggplant
Non hanno centrato molti degli obiettivi per la riduzione del sale, la carne lavorata, i panini con hamburger, ma anche i piatti di pasta

L’aspetto positivo riguarda un gruppo di prodotti che hanno raggiunto tutti gli obiettivi, come i cereali per la colazione, creme spalmabili, fagioli, pizze, torte, pasticcini, torte di frutta e sughi. La carne lavorata è invece il settore critico, con nessun obiettivo raggiunto e il 43% dei prodotti con un contenuto di sale oltre il livello massimo. Anche il 50% dei panini con hamburger e il 48% dei piatti di pasta presenta livelli di sale superiori ai livelli massimi.

“Sappiamo che c’è ancora molto da fare”, ha detto il ministro della Salute, Steve Brine, ma “è incoraggiante vedere che l’industria alimentare sta facendo progressi verso gli obiettivi di riduzione del sale che abbiamo fissato nel 2014”. Il ministro ha annunciato che l’anno prossimo saranno presentati “obiettivi realistici ma ambiziosi” e saranno indicati i modi per poterli raggiungere.

Meno condiscendente il capo nutrizionista di Public Health England, Alison Tedstone, che ha ricordato come le malattie cardiache e l’ictus siano due dei più grandi killer del Regno Unito, sottolineando come sulla riduzione del sale si siano visti alcuni progressi, mentre “quelli che hanno fatto poca o nessuna azione non possono essere scusati per la loro inattività. È chiaro che, con una giusta leadership da parte dell’industria, l’ulteriore riduzione del sale negli alimenti continua ad essere possibile”.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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Un commento

  1. La volontarietà non è il metodo migliore per raggiungere uno scopo come questo.
    Se le migliorie sono percepite come potenziali causa di perdita di fatturato non verranno mai apportate, salvo una regolamentazione normativa valida per tutti i produttori, impedendo la concorrenza sleale di chi non vuole rischiare.
    Continuo a ripetermi, ma i tacchini non si tuffano volontariamente nella pentola e serve un deciso incoraggiamento.