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Animali vivi: 150 associazioni e ong nel mondo dicono no ai trasferimenti su lunghe distanze

animali vivi Ieri, 14 giugno 2021, è stata la sesta Giornata di mobilitazione internazionale contro l’esportazione di animali vivi. In Italia, Animal Aid, Animal Equality Italia, Animal Law, Animalisti Italiani, Compassion in World Farming, ENPA, LAC, Legambiente e OIPA e hanno lanciato un’azione social per far crescere la consapevolezza sulle condizione di milioni di animali che soffrono nel trasporto a lunga distanza.

La giornata d’azione, che si è tenuta virtualmente per il secondo anno consecutivo a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia di coronavirus, ha ricevuto uno schiacciante sostegno: 150 fra associazioni, gruppi e ONG in 40 paesi si sono unite in un Twitterstorm; i tweet contenenti l’hashtag #BanLiveExports hanno ricevuto più di 62 milioni di visualizzazioni, chiedendo un divieto delle esportazioni di animali vivi.

animali vivi
Ogni anno, milioni di capi vengono trasportati per migliaia di chilometri per essere macellati o ingrassati

Gli attivisti hanno anche lanciato una petizione, che ha già raccolto oltre 52.000 firme nelle prime 24 ore, chiedendo di vietare l’esportazione di animali vivi al di fuori dell’UE, i trasporti a lunga distanza che superano le otto ore e il trasporto di animali vivi sulle navi. La petizione sarà presentata alla Commissione europea alla fine dell’anno. “Sulla scia delle recenti tragedie delle esportazioni di animali vivi, tra cui il disastro del canale di Suez, che ha visto centinaia di migliaia di capi bloccati in condizioni terribili, è diventato più chiaro che mai che questa pratica è superata, inutile e incredibilmente crudele”, dicono le associazioni.

“Chiediamo alla Commissione UE di seguire gli esempi della Nuova Zelanda e, più recentemente, del Regno Unito, e di mettere al bando l’esportazione di animali vivi per l’ingrasso e la macellazione”. Ogni anno, milioni di capi vengono trasportati per migliaia di chilometri – per via aerea, marittima o terrestre – per essere macellati o ingrassati. Durante questi viaggi, soffrono a causa di stress, fatica, caldo eccessivo e ferite. Molti di questi animali sono pecore e vitelli tenuti in condizioni di sovraffollamento senza cibo a sufficienza, acqua o spazio per muoversi.

© Riproduzione riservata Foto: fotolia.com, stock.adobe.com

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Roberto La Pira

  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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6 Commenti

  1. Avatar

    lo terremo in considerazione. Come terremo in considerazione chi non vuole raddoppiare gli allevamenti che già sono nella prima periferia di paesi e città.

  2. Avatar

    L ‘UE ha conferito un deciso sì per l’ eliminazione delle gabbie entro il 2027. Nel frattempo(siamo appena nel 2021) nei confronti di tanti animali si continuerà a dispensare sofferenza gratuita, amplificata da lunghi ed estenuanti viaggi, ammassati in camion o navi ..
    L ultimo supplizio, dopo una vita d inferno , che li condurrà verso il più crudele dei destini , la morte nei macelli. Quanta sofferenza inutile, quanto dolore gratuito. Ricordo che qualche anno fa, di ritorno da un breve viaggio, incrociai per pura casualità alcuni dei loro sguardi disperati e disorientati che sbirciavano da un finestrino…
    Non si può arrecare tanto male.
    Invito l UE a fermare i viaggi della morte,subito,non tra 7 anni.

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    Eh ma così si penalizza l’export, e i posti di lavoro, e la crescita, e il profitto…

    questi animalisti e queste ong sempre a protestare.

  4. Avatar

    Capisco trasportare animali vivi anche per lunghe distanze purchè restino vivi.

    Ma se devono essere macellati, non si può esportare direttamente la carne?