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L’Etichetta Consapevole di Too Good To Go compie un anno e raddoppia le aziende aderenti

etichetta consapevole too good to goDi fronte a due prodotti identici, sapreste distinguere quale dei due ha superato il Termine minimo di conservazione (Tmc) usando solo i vostri sensi? Too Good To Go, l’app contro lo spreco alimentare, ha sfidato un gruppo di influencer a scovare il prodotto ‘scaduto’ durante un evento organizzato per festeggiare l’anniversario dell’Etichetta Consapevole nella cornice della Sonia Factory, lo spazio milanese della famosa food blogger Sonia Peronaci. Un test tutt’altro che semplice, perché il Termine minimo di conservazione è solo un’indicazione per garantire al consumatore che entro la data scritta sull’etichetta il prodotto mantiene inalterate le sue qualità organolettiche. Ma spesso un prodotto resta buono ancora per settimane o addirittura mesi. Da qui lo slogan ‘spesso buono oltre’ che compare sul logo.

Eppure non tutti i conoscono il significato del Tmc, da molti ancora confuso con  la data di scadenza, superata la quale può esserci davvero un rischio per la salute (ma non sempre). Secondo uno studio della Commissione europea ogni anno in Europa sprechiamo 9 milioni di tonnellate di alimenti a causa della confusione tra le diciture “da consumarsi preferibilmente entro…” del Tmc e “da consumarsi entro…” che indica la data di scadenza, pari 22 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.

Le aziende aderenti all’iniziativa di Too Good To Go dell’Etichetta Consapevole sono passate da 11 a 23 in un anno

Per questo nel 2021 Too Good To Go ha deciso di lanciare l’Etichetta Consapevole, un logo da aggiungere sulle confezioni dei prodotti con Tmc che invita i consumatori ad osservare, annusare e assaggiare il prodotto che ha superato la data indicata sulla confezione prima di gettarlo via perché è ‘spesso buono oltre’. Al suo lancio, l’iniziativa poteva già vantare il coinvolgimento di 11 aziende che hanno accettato di mettere l’etichetta su alcune delle loro referenze, con nomi del calibro di Granarolo e Nestlé accanto a distributori come il Gruppo VéGé e NaturaSì, e all’azienda casearia francese Bel Group, Fruttagel, La Marca del Consumatore, il produttore di olio Raineri, i salumifici Raspini e Pasini, e il marchio di acqua minerale Wami. In totale si stima che lo scorso anno siano stati immessi in commercio più di 10 milioni di prodotti con l’Etichetta Consapevole.

Nel 2022 l’iniziativa raddoppia con l’adesione di altre 12 aziende. Tra i nuovi arrivati ci sono Cameo, Eridania, Ferrarini e Vallé, insieme ad ABBI Group, che opera nella grande distribuzione, il produttore di birra zero waste Biova Project, la start up di upcycling Circular Food, l’azienda di lavorazione carne Delicatesse, il Gruppo Montenegro, Mielizia, Olio Viola, e il produttore di pizze surgelate Roncadin. Con i nuovi partner Too Good To Go punta a raggiungere i 50 milioni di prodotti con l’Etichetta Consapevole presenti sugli scaffali italiani e con essi di entrare nelle case delle persone, anche di quelle che non usano l’app per ‘salvare’ prodotti invenduti e in scadenza, per contribuire a educare a un consumo senza sprechi.

© Riproduzione riservata Foto: Too Good To Go

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Roberto La Pira

  Giulia Crepaldi

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Un commento

  1. Come ho scritto nella discussione sulla scadenza dello yogurt le date di fine vita di alcuni prodotti sono eccessivamente prudenziali e penalizzanti, io ho aperto e consumato nei giorni scorsi yogurt con scadenza 10 marzo di quest’anno, ossia due mesi esatti dopo la data di vendibilità “da consumarsi entro il”, erano perfetti all’assaggio e non mi hanno causato alcun disturbo, e l’ho fatto consapevolmente perché in più occasioni in passato avevo consumato yogurt “scaduto” senza problemi.

    E inoltre sembra che il consumatore medio faccia ancora fatica a capire la differenza tra

    “da consumare ENTRO il”
    e
    “da consumare PREFERIBILMENTE entro il”…

    e quindi butti tutto nell’umido il giorno dopo la data, comunque sia indicata.

    Credo che andrebbero adottate nuove descrizioni che chiariscano senza equivoci che dopo le date indicate in etichetta i prodotti NON SONO PIU’ VENDIBILI ma non esplodono, non sono diventati velenosi, non vi accoltellano nella notte e non vi rigano la macchina, ma semplicemente avranno meno aroma e gusto.

    Frasi come “da consumare PRUDENZIALMENTE ENTRO IL xxxx”, per i termini di scadenza più rigidi (che in ogni caso andrebbero rivisti, vedi l’esempio dello yogurt buono ancora due mesi dopo il termine draconiano “entro il”), e “consumabile ANCHE ENTRO yy mesi DOPO IL xxxx” per i prodotti che hanno conservabilità più lunga (quanti di noi hanno fatto colazione a Pasqua col panettone avanzato a Natale?), o altre diciture che comunque non scatenino il panico a una lettura superficiale.

    Fermo restando che dev’essere sempre scritto ben leggibile in etichetta che i prodotti UNA VOLTA APERTI vanno tenuti in frigo e consumati entro pochi giorni, e che ANCHE SIGILLATI non vanno abbandonati dove capita, fuori frigo davanti alla tv o peggio nel bagagliaio dell’auto.