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Stop alle aste sul cibo con il sistema del doppio ribasso: serve una legge contro le pratiche sleali che favoriscono il caporalato. L’appello di Terra!

pomodori agricoltura campi 122699722Vietare per legge le aste al doppio ribasso sui prodotti agroalimentari. Lo chiede l’associazione Terra! Onlus per dare respiro alle filiere produttive italiane, soffocate dalle pratiche sleali praticate da alcuni colossi della grande distribuzione per tenere bassi i prezzi. L’appello è stato lanciato durante un’audizione su caporalato e filiera alimentare in Commissione agricoltura alla Camera.

“È fondamentale che il Parlamento metta fuori legge le aste al doppio ribasso. – spiega Fabio Ciconte, direttore di Terra! –  Bisogna prendere subito provvedimenti, o i produttori rischiano di finire in una spirale di crisi, trascinando con sé anche i diritti dei lavoratori agricoli”. Nelle aste al doppio ribasso ottiene il contratto di fornitura l’azienda che offre il prezzo più basso dopo due gare, in cui la cifra più bassa raggiunta durante la prima gara diventa la base d’asta della seconda. Un meccanismo che inevitabilmente spinge le imprese di trasformazione a vendere sottocosto.

Nel 2018 aveva sollevato molte polemiche la notizia, denunciata proprio dall’associazione Terra!, delle 20 milioni di bottiglie di passata di pomodoro acquistate sottocosto (poco più di 30 centesimi l’una) da Eurospin, attraverso un’asta al doppio ribasso. La stessa catena di hard discount era balzata nuovamente agli onori della cronaca per aver ottenuto, sempre con lo stesso metodo, una fornitura di 10 mila quintali di pecorino romano a soli 5 euro/kg, e lo aveva fatto nel pieno delle proteste dei pastori sardi che denunciavano i prezzi stracciati del latte di pecora.

Prezzi così bassi azzerano i margini di guadagno dei produttori agricoli, favorendo così i fenomeni di sfruttamento dei lavoratori, spesso migranti. “Non possiamo accettare che dietro a un prezzo attraente si celi il sospetto del caporalato” afferma Ciconte. E affinché ciò non accada più, è giunto il momento che tutte le catene di supermercati dicano addio alle aste al doppio ribasso.

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  Giulia Crepaldi

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3 Commenti

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    E’ proprio il sistema delle aste che non va, che ci sia un ribasso o meno. Che ognuno offra al suo miglior prezzo e poi si sceglie. Io lavoro in produzione (non alimentare) e quando mando una richiesta d’offerta ai miei fornitori chiedo “il miglior prezzo” che poi, a differenza della maggioranza, non metto in discussione. se mi va bene, ordino, sennò vado altrove. Ed i fornitori che ben conoscono la nostra filosofia aziendale, si adeguano. Poi c’è sempre quello (nuovo) che offre ad un prezzo maggiorato contando di fare uno sconto in trattativa e poi si lamenta se non prende l’ordine: “se me lo avesse chiesto avrei fatto uno sconto”.

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      Non esiste un solo modo di vendere e fare acquisti, dipende da tante cose, dal tipo di prodotto ecc. Ha presente come funziona per esempio la vendita dei fiori in Olanda, del pesce, della frutta? Il sistema con l’orologio. Quello allora? Può tranquillamente succedere di vendere sotto sotto sotto costo. Coi prodotti deperibili funziona così

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      Ma poi aggiungo altri elementi di pura logica.
      L’articolo pone il problema di una non corretta remunerazione del prodotto. Chi le dice a lei che col suo sistema il fornitore gli abbia venduto ad un prezzo adeguato per lui? Lei si preoccupa di quanto guadagna il suo fornitore, che paghi i suoi dipendenti ecc.? Faccio un esempio. I suoi fornitori sono A B C. A ha un surplus di una certa merce e nelle offerte a lei vede che non vince mai. Ha questa merce in magazzino che gli pesa: chi gli dice a lei che ad un certo punto non gliela offra anche sottocosto? Oppure che lo abbiano già fatto, per lo stesso motivo, i precedenti vincitori, B o C? Mi dica, se riceve una offerta a 20, una a 30 ed una a 40, quale decide di acquistare?…
      Per quanto riguarda poi il legame tra aste al doppio ribasso e caporalato, lo vedo “debole”: quando la merce arriva alle aste, è stata già prodotta!, quindi se hanno scelto di sfruttare i lavoratori lo hanno già fatto prima ancora di sapere che dovranno svendere il prodotto… Che invece magari sarà venduto prima a buon prezzo ed i promotori delle aste al doppio ribasso rimarranno senza merce! Perché anche questo è possibile, mica è detto che l’acquirente troverà comunque merce ed offerenti. Il mercato funziona così, e fatti salvi i contratti di coltivazione, ogni agricoltore produce a rischio di non vendere il prodotto