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Dalla prevenzione cardiovascolare alla protezione del cervello: ecco perché non tutte le foglie e le preparazioni hanno gli stessi effetti.

Il tè è consumato in Cina da migliaia di anni, originariamente per le sue virtù curative, e nel resto del mondo da molte centinaia. Estratto dalle foglie della Camellia sinensis, è preparato attraverso un trattamento termico, al temine del quale si ha un tè verde o bianco, oppure ossidativo, che porta ai comuni tè neri occidentali o, ancora, tramite diversi gradi di fermentazione (80-90%) a opera di batteri e muffe, dopo le quali si ottengono tè neri orientali. Di tutti i tipi da anni sono sottolineate le possibili azioni benefiche come quelle sul sistema cardiovascolare, sulle infiammazioni, o sul rischio oncologico.

Ma che cosa c’è di vero per quanto concerne gli effetti sulla salute? Molto, secondo una review appena pubblicata dai ricercatori dell’Istituto di Ricerca sul Tè dell’Accademia Cinese delle Scienze Agricole di Hangzhou e della Rutgers University (New Jersey, USA), su Beverage Plant Research in cui i ricercatori hanno sintetizzato le prove a favore, ma anche ricordato alcuni possibili rischi e segnalate le formulazioni che possono non essere di alcun beneficio, perché preparate industrialmente.

In ogni aspetto, però, emergono le lacune: finora sono state condotte poche ricerche, spesso disomogenee, talvolta su animali e talvolta su esseri umani, su varietà di tè molto diverse e quindi – raccomandano gli autori – sarebbe molto importante progettare e finanziare studi che aiutino ad analizzare tutti gli aspetti ancora poco chiari, per arrivare a fornire indicazioni certe e basate su prove solide. Ecco comunque una sintesi di quello che si è capito finora:

Tè e cuore

La categoria di sostanze attive cui si devono gli effetti benefici è quella delle catechine, dotate di una potente azione antiossidante, la più noto delle quali è l’epigallocatechina gallato o EGCG, presente in elevate concentrazioni nel tè verde (in media da 240 a 320 milligrammi in una tazza di infuso da 250 millilitri, insieme a 20-50 milligrammi di caffeina).

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In soggetti obesi, bere quattro tazze di tè verde al giorno per otto settimane fa calare il peso e le LDL

Gli effetti sul cuore e sui vasi sono quelli più studiati, come dimostrano una metanalisi del 2024 di 38 ricerche e uno studio del 2022 sui dati della UK Biobank, che sono giunti alla conclusione che un consumo moderato può portare a una diminuzione della mortalità generale e da malattie cardiovascolari, e a un calo dell’incidenza sempre di patologie cardiovascolari (e di tumori). Questi effetti si otterrebbero con 1,5-2 tazze di tè al giorno e i risultati sarebbero simili, almeno per quanto riguarda la mortalità generale e quella da malattie cardiovascolari, nelle indagini condotte nei paesi dove prevale il consumo di tè verde e in quelli dove invece si consuma tè nero occidentale.

Inoltre, numerosi approfondimenti condotti sui modelli animali confermano che le catechine hanno effetti positivi sul colesterolo totale e su quello “cattivo” (le LDL), sull’assorbimento dei grassi, sulla pressione sanguigna, sull’aggregazione delle piastrine e sull’elasticità dei vasi: tutti benefici che si vedono poi negli indicatori macroscopici come, appunto, l’incidenza di certe patologie cardiache o la mortalità specifica.

Tumori

Per quanto riguarda la prevenzione dei tumori, nei modelli animali i risultati sembrano molto convincenti, ma negli esseri umani i dati sono meno netti, probabilmente perché intervengono una serie di fattori esterni che rendono difficile comprendere quale sia l’eventuale ruolo del tè. Sembrano comunque esserci alcuni tipi di cancro che beneficiano più di altri di un consumo regolare di tè, come suggeriscono alcune metanalisi effettuate specificamente sui tumori del cavo orale, del polmone per le donne e del colon retto (per il tè verde).

Obesità e diabete di tipo 2

Sovrappeso, obesità e diabete di tipo 2 sono strettamente associate alle malattie cardiovascolari. Non stupisce quindi che anche per queste condizioni e disturbi o patologie siano stati suggeriti o dimostrati effetti benefici. Per esempio, in soggetti obesi e con sindrome metabolica, bere quattro tazze di tè verde al giorno per otto settimane fa calare il peso e le LDL, mentre in un altro lavoro su adulti in sovrappeso è emerso che l’assunzione giornaliera di 6-900 mg di catechine de tè (e meno di 90 mg di caffeina) per 90 giorni fa diminuire il grasso corporeo.

Lo stesso vale per il diabete di tipo 2: gli studi di qualità sono numerosi, anche se va detto che in uno di essi, molto citato, lo Shanghai Women’s and Men’s Health Studies, effettuato su una popolazione di 52.000 persone, sembrava emergere un rischio dose-dipendente, mentre in altri i ricercatori non erano riusciti a evidenziare alcun tipo di relazione: il, quadro, in questo caso, è ancora confuso.

Benefici per il cervello

Diverse ricerche condotte soprattutto in Cina e Giappone hanno mostrato una possibile relazione tra consumo regolare di tè e prevenzione delle malattie neurodegenerative e declino cognitivo tipico dell’età. Su tutte, una metanalisi recente di 18 studi che hanno coinvolto oltre 58.000 persone e che hanno avuto al centro il tè verde ha suggerito una diminuzione del rischio di declino del 37%, soprattutto nell’età compresa tra i 50 e i 69 anni. Questo specifico effetto potrebbe essere dovuto almeno in parte alla teanina, una sostanza presente solo nel tè che ha un effetto antiansia e anti stress, che riesce ad arrivare al cervello.

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Il regolare consumo di tè potrebbe prevenire le malattie neurodegenerative e declino cognitivo tipico dell’età

Altri effetti

Si suggeriscono poi, sempre con risultati abbastanza convincenti, benefici per i muscoli (nel contrasto all’indebolimento tipico dell’età), contro l’infiammazione e contro le infezioni, siano esse virali o batteriche. Per quanto riguarda quest’ultimo punto, gli studi condotti contro i più diversi patogeni, da quelli della carie a quelli che possono dare sepsi mortali, sono stati molto numerosi ma, anche in questo caso, molto eterogeni, cioè effettuati su modelli animali o su gruppi di persone di diverso tipo, osservazionali e randomizzati e così via.

Il risultato è che quasi certamente c’è un effetto antibatterico e anche uno a carico del microbiota residente, che viene sostenuto e spinto a far prevalere le specie positive, ma ci sarebbe bisogno di numeri più imponenti e risposte meno interpretabili. Per quanto riguarda i virus, probabilmente l’EGCG esercita un’azione inibitoria, come si è visto anche durante la pandemia di Covid ma, di nuovo, sarebbe necessario ripetere alcune sperimentazioni.

I rischi

Il tè, come altre piante coltivate in decine di paesi, non sempre con regole ferree, può essere contaminato da metalli pesanti, pesticidi e microplastiche presenti nei terreni: lo hanno dimostrato diverse indagini su campioni importati per esempio dalla Cina. In una di essi, 198 su 223 contenevano pesticidi e 39 avevano residui superiori ai limiti europei. Lo stesso vale per i metalli pesanti e le microplastiche, le cui concentrazioni possono essere anche elevate. Secondo gli autori, tuttavia, le quantità medie di tè bevuto non sono tali da destare preoccupazione. Solo se si bevono tutti i giorni grandi quantità ci può essere un assorbimento pericoloso e spesso non previsto. Sarebbe comunque opportuno migliorare i controlli e definire limiti più stringenti per i possibili contaminanti.

Tè industriali

Gli unici tè che non solo difficilmente sono benefici, ma possono anche essere dannosi sono quelli industriali come il tè freddo e il bubble tea. Il motivo è che sono quasi sempre pieni di zuccheri o dolcificanti e poi coloranti, insaporitori, conservanti e additivi di vario tipo. Inoltre la loro produzione tende a disattivare le catechine in vario modo, rendendole totalmente inutili. Anche se si ama il tè freddo, è sempre meglio preparalo in casa e se possibile berlo senza zuccheri o dolcificanti.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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