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Tassare il cibo spazzatura e incentivare frutta e verdura è efficace per promuovere un’alimentazione più sana. I risultati di uno studio dell’Oms

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Tassare il cibo spazzatura e incentivare frutta e verdura è efficace per promuovere un’alimentazione più sana. I risultati di uno studio dell’Oms

L’ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha pubblicato uno studio su come i prezzi possono influenzare le abitudini a tavola e favorire una dieta più sana, riducendo i costi sociali e sanitari delle malattie correlate a un’alimentazione scorretta.

La regione europea dell’Oms comprende 53 Paesi e le statistiche sulle malattie non trasmissibili indicano la necessità di politiche efficaci a favore del cibo sano. Le malattie cardiovascolari, quelle respiratorie, il diabete e il cancro rappresentano il 77% di queste malattie e causano l’86% di morti premature. Alcuni importanti fattori di rischio sono l’eccessivo peso corporeo, l’alto consumo di calorie, l’eccesso di grassi saturi, acidi grassi trans, zucchero e sale, così come il ridotto consumo di verdura, frutta e cereali integrali.

 

I Paesi europei dell’Oms hanno accettato la possibilità di adottare misure economiche, per promuovere una corretta alimentazione, comprese politiche d’intervento sui prezzi, per disincentivare la domanda di alimenti malsani e promuovere quella di frutta e verdura (cosa che alcuni Stati hanno già iniziato a fare, nonostante la forte opposizione, spesso, delle principali parti interessate).

La tassazione di prodotti, come alcol, tabacco e alcuni alimenti, è giustificata perché l’eccessiva assunzione può tradursi in costi per la società. Ad esempio, la gestione sanitaria correlata alle persone obese nel corso della vita, sono maggiori, oltre a ciò bisogna considerare gli aspetti indiretti come la perdita di produttività lavorativa, la disabilità, la mortalità prematura, oltre che i costi sanitari diretti.

 

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Per essere efficace, la tassazione deve ricadere sul costo finale al consumatore e non deve essere assorbibile dal produttore

Le politiche d’intervento per essere efficaci sui prezzi alimentari devono tenere in considerazione alcuni fattori, come l’elasticità della domanda di un prodotto, cioè quanto un incremento del prezzo, calcolato nella misura dell’uno per cento, è in grado di cambiare significativamente le abitudini e far diminuire in modo consistente il consumo.

L’elasticità della domanda rispetto al prezzo può variare nel tempo, a seconda delle preferenze e delle abitudini delle persone, e delle alternative disponibili. Questo fattore va tenuto presente quando si decide una tassazione, affinché sia realmente efficace nel favorire il cambiamento di abitudini e lo spostamento dei consumi verso prodotti più sani.

 

Per essere efficace, la tassazione deve ricadere sul prezzo pagato dal consumatore e non deve essere assorbibile, in tutto o in parte, dal produttore, che potrebbe scegliere questa strada per non subire una significativa diminuzione delle vendite. Lo studio dell’Oms osserva che, sebbene nella maggior parte dei casi i produttori tendano a scaricare interamente la tassa sugli acquirenti, a volte anche in misura maggiore rispetto alla tassazione effettiva, ci sono stati casi in cui ciò non è avvenuto. Questo si è verificato in Danimarca con la tassa sui grassi saturi, non più in vigore, e in Francia con quella sulle bevande zuccherate o con dolcificanti artificiali.

 

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I costi per le persone obese, nel corso della vita, sono maggiori rispetto a quelle non obese

La tassa francese, in vigore dal gennaio 2012, è di circa sette centesimi di euro al litro, ed è stata concepita come un sistema per ottenere maggiori entrate (280 milioni di euro circa l’anno). L’impatto sui consumi deve essere ancora pienamente valutato, anche se dopo l’entrata in vigore, tra gennaio e maggio 2012, si è registrata una diminuzione del 3,3% delle vendite di bibite, in corrispondenza di un aumento dei prezzi del 5%, doppio rispetto a quello degli altri generi alimentari. Per i succhi di frutta e le acque aromatizzate, il costo della tassa non è stato scaricato interamente sul prezzo finale al consumatore.

 

In Ungheria, invece, nel gennaio 2012 è entrata in vigore una tassa su diversi generi alimentari, specificamente finalizzata alla salute pubblica, visto che circa i due terzi degli adulti sono obesi e c’è un forte consumo di alimenti ricchi di grassi, sale e zuccheri. La tassa, che varia a seconda dei prodotti, è finalizzata a favorire una dieta più sana e a spingere l’industria a riformulare le proprie ricette. I proventi della tassa sono destinati al budget sanitario e attualmente sono utilizzati per integrare gli stipendi dei professionisti sanitari.

I prodotti su cui si applica la tassa sono le bevande zuccherate, gli energy drink, i dolciumi, gli snack salati, l’alcol aromatizzato e le confetture di frutta. Inizialmente la tassa riguardava anche fast food, patatine fritte e prodotti da forno, ma poi l’industria del settore è riuscita a ottenere l’esenzione.

 

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I produttori hanno riformulato diversi alimenti, eliminando o riducendo gli ingredienti tassati

Secondo una valutazione dell’impatto finanziario e sulla salute effettuata nel 2013 con il supporto dell’ufficio europeo dell’Oms, le vendite dei prodotti soggetti alla tassa ungherese sono diminuiti del 27%, con una diminuzione del consumo variabile tra il 20% e il 35%. I produttori hanno riformulato diversi alimenti, eliminando o riducendo gli ingredienti tassati. Nel 2013, le entrate sono state pari a 61,5 milioni di euro.

 

Dallo studio dell’Oms, la tassazione delle bevande zuccherate e le sovvenzioni mirate su frutta e verdura emergono come le opzioni politiche con la maggior capacità potenziale di indurre cambiamenti positivi nei consumi alimentari.

 

Beniamino Bonardi

© Riproduzione riservata

Foto: iStockphoto.com

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5 Commenti

  1. Quando leggo di tassazioni fatte “a beneficio” di qualcuno che NON sia il fisco, vien da sorridere (se non ci fosse da piangere)
    A parte il fatto che se un alimento è davvero “spazzatura” uno Stato coerente ne vieterebbe la vendita e non lo lascerebbe consumare (tartassandolo) specie a quelle che sono spesso le fasce più povere e meno informate (acculturate) della popolazione, ovvero quelle che non possono permettersi l’alternativa bio o che non sanno neanche che esista.
    In un pase “normale” lo Stato lascerebbe i suoi cittadini liberi di scegliere a patto poi di pagarne le conseguenze, magari non considerando “invalido civile” colui che fuma a dismisura e poi sviluppa un tumore o una BPCO.
    Molto più comoda la strada della tassazione urbi et orbi. Si salva la coscienza e si gratifica il portafogli.

  2. una tassazione sui prodotti spazzatura? pura utopia,le lobbies annoverano sul loro libro paga i nostri rappresentanti in parlamento.

    • Beh, con questa logica potrebbero darsi da fare le lobbies di parte “avversa”, che da noi non sono certo deboli e indifese … 🙂
      Nel dubbio si potrebbero (tar)tassare anche gli alimenti bio, considerandoli “beni di lusso” … anche solo levandogli l’IVA agevolata 🙂

  3. Complimenti per l’articolo!
    *
    Sono quasi 30 anni che mi interesso di Nutrizione e Dietetica (umana).
    *
    Questo è uno step importante nella giusta direzione per prevenire l’Obesità!

  4. Però bisogna spalmare il costo in più su certi alimenti in forma di costo in meno su tutti gli altri, sennò è l’ennesimo balzello che si ammanta di buone intenzioni (e che non decadrà mai, perché le tasse sono cumulative, come accade ad esempio per le accise sulla benzina. Ma da uno stato che il venditore esclusivo di sigarette e gratta e vinci non mi aspetto grande lungimiranza. Consumate pure ma pagate lo Stato? Per carità, lasciate piuttosto i prezzi come sono e sgravate d’imposte le imprese agricole.