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Stoviglie in plastica monouso: si possono davvero riciclare? La posizione di Pro.mo e le difficoltà. Il decalogo per un riciclo di qualità

plastica stoviglie usa e gettaSecondo recenti comunicati di Pro.mo, il Gruppo produttori stoviglie monouso in plastica, le stoviglie sarebbero a tutti gli effetti una categoria di imballaggi riciclabile, da inserire nella raccolta differenziata. Queste dichiarazioni hanno lasciato perplessi molti consumatori, anche perché secondo Conai (Consorzio nazionale per il recupero degli imballaggi) le stoviglie monouso sono classificate tra gli “imballaggi non selezionabili/riciclabili allo stato delle tecnologie attuali” (Fascia C).

Per questo motivo, abbiamo deciso di vederci chiaro, ponendo alcuni quesiti direttamente a Pro.mo e al suo presidente Marco Omboni.

Come mai questa grande differenza di visione tra Pro.mo e Conai?

In effetti, le stoviglie monouso in plastica, come peraltro i vasetti da yogurt, i cestini per le uova e molte altre tipologie di imballaggi rigidi, sono stati inseriti da CoRePla (Consorzio Nazionale per la raccolta, il riciclo ed il recupero degli imballaggi in plastica) in questa classe dal titolo molto (troppo!) punitivo. In realtà, il riciclo del polistirene e ancor più del polipropilene, materiali con cui sono fatte la gran parte delle stoviglie monouso e gli altri imballaggi citati, è una realtà in crescita, su cui CoRePla sta investendo anche in considerazione dell’incremento degli obiettivi di riciclo previsti dalla Comunità Europea.

Lo stoviglie monouso devono essere inserite nella differenziata? 

Nei comuni che aderiscono all’accordo Anci-Conai (la maggioranza), le stoviglie monouso in plastica rientrano nella raccolta differenziata della frazione plastica (a eccezione delle posate, questo a causa di una astrusa norma europea di cui non ci stancheremo di chiedere il cambiamento).

Esistono eccezioni sulla base del polimero con cui sono realizzate?

Non ci sono eccezioni.

posate di plastica usa e getta
Una normativa europea impedisce il riciclo delle posate di plastica monouso

Una volta raccolte nella differenziata qual è il loro destino? Vengono effettivamente riciclate o smaltite in altro modo?

Le stoviglie in plastica seguono il destino di tutta la frazione plastica in cui sono inserite, con una quota a termovalorizzazione ed una – crescente – a riciclo meccanico, quest’ultimo via via affinato in parallelo alla crescita tecnologica dell’industria dedicata.  Mi preme a questo proposito segnalare più di un progetto di riciclo dedicato specificatamente a questi prodotti: come per esempio quello realizzato a suo tempo nelle scuole milanesi, che ha portato al riciclo di 12 tonnellate di polipropilene, “tornate” nelle stesse scuole sotto forma di arredo scolastico per la realizzazione di orti didattici di classe; oppure, recentissimo, quello messo in atto durante l’Adunata Nazionale degli Alpini di Trento.

Purtroppo, al momento non è dato conoscere la dimensione di queste “quote” destinate alla termovalorizzazione e al riciclo meccanico, e non abbiamo ricevuto risposta alle richieste di chiarimento. Quello che è certo, è quanto la proposta della Commissione europea di bandire le stoviglie monouso stia mettendo sotto pressione l’intero settore di cui Pro.mo si fa portavoce e che, attraverso svariati comunicati ha espresso perplessità. Ed è anche per questo motivo che si insiste a sottolineare la possibilità di riciclare queste stoviglie, che rimangono tuttavia usa e getta.

Ricordiamo che per essere correttamente differenziate, le stoviglie dovranno essere ripulite dai residui di cibo (almeno sommariamente), in modo da eliminarne il grosso e non inficiare la raccolta della plastica. Il riciclo delle stoviglie monouso, infatti, presenta oggettive difficoltà, essendo realizzate in polimeri poco pregiati dal punto di vista del riutilizzo, e il rischio che finiscano nei bidoni ancora sporche di cibo è particolarmente alto.

corepla riciclo plastica
L’impatto della raccolta differenziata degli imballaggi nel 2017 (Fonte: CoRePla)

Secondo Conai, la riciclabilità degli imballaggi in polistirene rigido conferiti nella raccolta differenziata domestica è condizionata dalla scarsa resistenza agli urti di questo polimero. Difatti, a causa degli stress meccanici che subiscono durante le fasi di raccolta e selezione (vagliatura), gli imballaggi realizzati con questo materiale risultano spesso frammentati in parti troppo piccole e leggere per essere selezionate in un flusso sufficientemente omogeneo da poter essere avviato al riciclo. 

Molto probabilmente i progressi nelle tecnologie di selezione renderanno possibile, in futuro, una maggiore precisione nella selezione in positivo di frammenti di piccole dimensioni, e quindi del loro riciclo. Sono in corso sperimentazioni in tal senso. Il problema non si pone, o si pone in misura molto minore, quando il polistirene viene raccolto pulito e in maniera separata a priori, per esempio mediante il conferimento di imballaggi non contaminati a un’isola ecologica.

In merito a questo tema, tre aziende e un’associazione di settore si sono alleate per avviare in Francia una piattaforma per il recupero e riciclo di imballaggi in polistirene, un’iniziativa volontaria in linea con le roadmap sull’economia circolare varate dal governo francese e dalle autorità europee. A promuovere il progetto sono il gruppo petrolchimico Total (produttore di polistirene), Saint-Gobain (sistemi isolanti in EPS), Citeo, una società no profit impegnata nello sviluppo di imballaggi sostenibili e, infine, l’associazione dei prodotti lattieri freschi Syndifrais. L’obiettivo è valutare la fattibilità di un sistema di raccolta e riciclo degli imballaggi in polistirene ed eventualmente promuoverne l’avvio su scala industriale attivando un percorso circolare, individuando anche possibili applicazioni finali per i materiali rigenerati

La conclusione che si può trarre è che nella gestione corretta della plastica monouso, incluse le stoviglie, il consumatore gioca un ruolo fondamentale. In tal senso, alcuni utili consigli sono presenti nel decalogo di ecologia quotidiana #AllungaLaVita stilato dal Tavolo per il riciclo di qualità (un organismo formato da Federazione Gomma Plastica, IPPR-Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo, Corepla, Enea, ISPRA e Legambiente):

1) Usa la plastica monouso solo quando è necessario

2) Quando puoi, riutilizza piatti, bicchieri e bottiglie prima di riciclarli

3) Riusa le vaschette per conservare alimenti e piccoli oggetti

4) Conserva i vassoi e riutilizzali per servire altre vivande

5) Utilizza i sacchetti biodegradabili e compostabili per la raccolta dell’umido

6) Nella differenziata, la plastica va con la plastica, i sacchetti compostabili con l’umido

7) Svuota, risciacqua e riduci il volume degli imballaggi; schiaccia se possibile le bottiglie per il lungo

8) Tieni un contenitore in cucina dedicato agli imballaggi in plastica da riciclare

9) Segui le istruzioni del tuo Comune per la differenziata; se hai dubbi sul materiale leggi l’etichetta

10) Non abbandonare la plastica, contribuirai a ridurre il marine littering

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  Luca Foltran

Luca Foltran
esperto sicurezza dei materiali

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3 Commenti

  1. Marion Aichner

    Buongiorno.
    – Il lavaggio della plastica monouso con acqua potabile prima di conferirla nei contenitori = spreco di risorsa essenziale
    – di questa raccolta la parte minore viene riciclata una, forse due volte ma deve essere sempre mescolata con nuova plastica = invito a continuare la produzione e l’uso della plastica monouso
    – la raccolta, lo svuotamento di questi contenitori e il trasporto ai centri specializzati = spreco di carburante, inquinamento dell’aria
    -termorivalorizzazione = concetto che invita di continuare la politica della produzione della plastica monouso
    – l’energia “recuperata” in questo modo =produzione di grandi quantità di fumi velenosissimi spesso invisibili
    – i filtri per tener puliti questi fumi = la parte più costosa degli inceneritori

    Per me propagare il riciclo della plastica monouso (e altra) è come tirare un sipario che chiude alla vista della gente la continuazione di un’affare affarone. Preferirei vedervi puntare su alternative.
    Invito tutti a commentare. Grazie!

  2. Condivido pienamente la posizione di Marion. E aggiungo: mi appare come magra consolazione l’idea che riciclando plastica si producano beni per i bambini delle scuole o per la comunità. Quando panchine, scivoli e qualsiasi altra cosa prodotta in questo modo sarà rotta ed inutilizzabile, che fine farà?! Riciclare plastica sembra solo un cieco slittare un po’ più avanti il problema e lasciarlo a chi verrà!

    • D’accordo su tutto! Senza considerare che in ogni fase produttiva non esiste solo l’inquinamento al momento di gettare via l’oggetto, ma anche quello della produzione ex-novo, e solo alla fine l’inquinamento da recupero (parziale) o, peggio, da termovalorizzatore. La plastica (ma anche tanti altri materiali) non dovrebbe proprio essere prodotta. Come si fa a creare qualcosa che non si ricicla interamente, a costo zero e senza inquinare di nuovo? Bisognerebbe smettere subito, tutti e in tutto il mondo. La vedo dura, e non sono pessimista.
      Antonella

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