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Spreco domestico: il centro studi sull’alimentazione Barilla (Bcfn) chiede criteri omogenei per la misurazione

Pochi giorni fa Ilfattoalimentare ha pubblicato un articolo sulla  bufala degli italiani che ogni settimana buttano via il 30% della spesa alimentare. L’origine della favola è da ricercarsi tra i giornalisti di alcuni quotidiani nazionali, che hanno rilanciato più volte la notizia senza verificare con attenzione la fonte. Anche Barilla in un recente dossier sullo spreco alimentare riporta questo dato (vedi foto sotto).

 

Ieri abbiamo ricevuto una lettera da Luca Virginio del Barilla Center for Food & Nutrition che precisa la posizione del centro  studi su questo problema. Nel testo viene messa evidenza la necessità di avere definizioni e metodologie comuni ed appropriate per calcolare lo spreco alimentare e si cita anche la ricerca della Fondazione Sussidiarietà (realizzata insieme a Marco Melacini, Paola Garrone e Alessandro Perego del Politecnico di Milano nella primavera del 2012 con in contributo del Gruppo Nestlé), secondo cui lo spreco alimentare si aggira intorno all’8%.

Si tratta di un passo importante. Speriamo che anche i prossimi articoli sui giornali riportino i dati corretti e Andrea Segrè prenda una posizione precisa evitando ambiguità che non giovano a nessuno.

 

 In relazione al recente articolo apparso su “Il fatto alimentare” si precisa quanto segue:

Nel rapporto del Barilla Center for Food & Nutrition “Lo spreco alimentare: cause, impatti e proposte” sono stati raccolti e comparati, come è abitudine del  BCFN, le varie ricerche pubblicate sul tema.
Il dato che emerge dal rapporto – sviluppato con il supporto scientifico di Last Minute Market / Università di Bologna e coordinato dal Prof. Andrea Segrè e dal Dr. Luca Falasconi – è in linea con quello rilevato in uno studio del 2010 della Commissione Europea-Direzione Ambiente (1), dal quale si evince che in Italia lo spreco di cibo domestico è costato ad ogni famiglia poco meno di 1.600 euro all’anno, ovvero il 27% dei 5.724 euro spesi per l’acquisto di beni alimentari.
Tuttavia, non sorprende che nel recente studio sullo spreco alimentare in Italia, realizzato dal Politecnico di Milano, sia stata rilevata una percentuale decisamente più bassa, pari all’8%. Le differenze, talvolta anche rilevanti, sono da imputare ad una diversa definizione di “spreco”, e pertanto alla base statistica utilizzata. Il che porta “fotografie di uno stesso paesaggio” da due punti panoramici differenti. Anche in analoghi studi svolti all’estero si riscontrano differenze significative.
Quanto sopra non fa altro che avvalorare l’importanza della prima delle raccomandazioni proposte nel rapporto del BCFN: la necessità di avere definizioni e metodologie comuni e appropriate per calcolare lo spreco alimentare.
A prescindere dalle cifre esatte, non bisogna perdere di vista l’obiettivo finale. Siamo infatti convinti che sia possibile ridurre in modo significativo lo spreco e che lo si debba fare soprattutto in questo momento di crisi.  È per questo che appoggiamo la proposta del Parlamento dell’Unione Europea che il 2014 possa essere individuato come l’anno europeo contro lo spreco alimentare.

Luca Virginio
Barilla Center for Food & Nutrition

 
(1)    European Commission, (2010), Preparatory study on food waste across EU27

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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2 Commenti

  1. Io penso che le industrie alimentari non dovrebbero fare divulgazione scientifica nè fare educazione alimentare nelle scuole dato che qui a Parma con la Barilla c’è un certo dibattito. Il Barilla Food Nutrtion Center è solo marketing e basta!

  2. "in Italia lo spreco di cibo domestico è costato ad ogni famiglia poco meno di 1.600 euro allâ