Home / Lettere / “Senza OGM” e “senza olio di palma”: sono corrette queste due scritte? L’avvocato Dario Dongo risponde

“Senza OGM” e “senza olio di palma”: sono corrette queste due scritte? L’avvocato Dario Dongo risponde

atene doria 2018Vorrei ricevere delucidazioni in merito alla questione della scritta “OGM free” o “senza OGM” che leggo spesso su diversi prodotti. Al supermercato ho trovato alcune aziende produttrici di biscotti tipo frollini che inseriscono tra i loro claim anche OGM free (vedi fotografie). È corretto inserire questa scritta, dal momento che gli OGM, se eventualmente presenti, devono essere dichiarati in etichetta? In questo modo le aziende che inseriscono il suddetto claim sulle loro confezioni, effettuano concorrenza sleale/ingannevole nei confronti di altre aziende similari, non avendo i loro prodotti nulla più degli altri? Infine vorrei sapere perché è stata fatta la proposta al Parlamento europeo di vietare la scritta “senza olio di palma”. Graziana

Il parere dell’avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare

Le diciture “senza OGM” e “senza olio di palma”, sulle etichette dei prodotti alimentari, risultano essere le più ricercate dai consumatori europei. Secondo recenti sondaggi condotti sia da Eufic (European Food Information Council) e il Politecnico di Zurigo, sia da GS-1 Italy (leggi articolo). A tutt’oggi manca una disciplina europea armonizzata sull’impiego di tali indicazioni, sebbene in relazione al claim “GMO-free” sia stato sviluppato uno schema di certificazione volontaria sulla base delle normative nazionali che vigono da diversi anni in Austria e Germania.

Si applicano perciò i criteri generali definiti dal regolamento UE 1169/11, agli articoli 7 e 36 (per approfondimenti, si veda l’articolo). In particolare, l’operatore responsabile dell’informazione al consumatore dev’essere in grado di dimostrare con dati obiettivi la fondatezza delle informazioni volontarie fornite ai consumatori. A tal fine – oltre ai principi di trasparenza e chiarezza, vale a dire comprensibilità per il consumatore medio – bisogna considerare la distintività dell’alimento rispetto ai prodotti che appartengono alla stessa categoria merceologica. L’indicazione “senza OGM’ non può pertanto venire riferita a prodotti che derivano da materie prime agricole prive di corrispondenti matrici geneticamente modificate. Non si può perciò vantare l’assenza di OGM, ad esempio, su un alimento come la pasta di grano duro. In quanto non esiste frumento transgenico autorizzato in Europa.

magretti galbusera 2018 Senza OGM
I Magretti Galbusera riportano entrambi i claims

Si può viceversa legittimamente vantare l’assenza di OGM – la quale esprime, tra l’altro, la tolleranza zero verso ipotesi di contaminazione crociata (invece ammessa, in quanto accidentale e tecnicamente inevitabile, entro lo 0,9%, senza oneri di etichettatura specifica) – nel caso di prodotti che contengano soia o mais. Poiché tali colture sono ammesse in alcuni Stati membri nelle loro versioni OGM, e così pure l’impiego delle loro derrate su alimenti e mangimi.

Nel caso di alimenti di origine animale, o prodotti composti che li contengano quali ingredienti (es. latte, uova, carni), l’indice volontaria “senza OGM” è altresì ammissibile. Nella misura in cui i prodotti così contrassegnati si distinguano per l’utilizzo esclusivo di mangimi convenzionali, cioè privi di OGM, nell’allevamento degli animali da reddito.

Due eurodeputati italiani, Alberto Cirio e Fulvio Martisciello (Forza Italia), si sono di recente attivati con un emendamento – proposto alla Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo (le cui competenze peraltro esulano dai temi di agricoltura e alimentazione) – teso a bandire l’impiego di indicazioni volontarie del tipo “free from” dalle etichette degli alimenti. Nel mirino dei due citati parlamentari si trovano proprio le diciture “senza OGM” e “senza olio di palma”. Che evidentemente disturbano il business delle grandi lobby nel cui interesse questi rappresentanti dei cittadini italiani hanno agito. Sul quale sono già stati espressi diversi commenti non solo da chi scrive (nell’articolo) ma anche da UnionAlimentari, l’associazione di tutela degli interessi delle PMI italiane che producono alimenti (v. posizione allegata).

pastefrolle balocco 2018 Senza OGMAppare curioso che i due politici in questione abbiano voluto espressamente escludere dal divieto del “free from” la dicitura “senza glutine”. Dicitura spesso abusata su prodotti, come gli infusi di tè zuccherati (leggi articolo), che sono sempre senza glutine in quanto privi di cereali che lo contengano o loro derivati.

In ogni caso, l’iniziativa politica dei due parlamentari non produrrà alcun effetto immediato. Anzitutto, poiché l’emendamento in questione – del tutto fuori tema rispetto al dossier ove è stato inserito (relazione annuale sulla concorrenza) – dovrà venire vagliato dall’Assemblea Plenaria di Strasburgo. E quand’anche ciò accadesse, sarà la Commissione europea a dover eventualmente valutare l’adozione di una proposta di regolamento volta a emendare il “Food Information Regulation” (reg. UE 1169/11).

In ogni caso, l’introduzione di limiti alle informazioni volontarie in etichetta deve basarsi su esigenze di tutela della salute pubblica che in questo caso è a dir poco arduo intravedere. Sotto la spada di Damocle di un possibile contenzioso in sede WTO, ove i limiti normativi alla libera circolazione delle merci sono del tutto invisi.

Dario Dongo, FARE (info@fare.email)

gift dario dongo

logo-fare

 

 

 

© Riproduzione riservata

* Con Carta di credito (attraverso PayPal). Clicca qui

* Con bonifico bancario: IBAN: IT 77 Q 02008 01622 000110003264
indicando come causale: sostieni Ilfattoalimentare 2018. Clicca qui

  Dario Dongo

Dario Dongo
Avvocato, giornalista. Twitter: @ItalyFoodTrade

Guarda qui

cappello cuoco

Cuochi e cappelli: il copricapo si deve sempre indossare, ma attenzione anche a orologi e gioielli! Il commento di Roberto Carcangiu dell’Apci

A seguito del nostro articolo sulla cattiva abitudine che hanno i grandi chef di non …

2 Commenti

  1. Le “grandi lobby” sono così potenti che io consumatore italiano non posso in pratica consumare prodotti contenenti OGM, perché il consumatore italiano è stordito dalla martellante retorica dei prodotti genuini “come quelli di una volta”, dei grani “antichi” (la maggior parte dei quali risale al massimo agli anni intorno al 1920..) e via dicendo.
    E non è quindi possibile trovare sugli scaffali prodotti con origine OGM.
    Un giovane di oggi probabilmente ritiene il kiwi un prodotto tradizionale italiano, l’ha sempre trovato fin dalla sua infanzia… così come si potrebbe precisare per prodotti agricoli “tipici” come il pomodoro, che come sappiamo non è originario delle nostre parti. Come la patata ed latro ancora. Saluti.

    • Onestamente sembra proprio una forzatura associare e quindi confondere caratteristiche di genuinità, con quelle di tradizionalità, mescolandole con alimenti Geneticamente Modificati.
      Volendo rimanere assolutamente neutri per amor di logica e razionalità oggettiva, tradizione viene dal passato, genuinità dalla qualità non alterata e per Geneticamente Modificato basta la parola, non è ne genuino ne tradizionale, senza bisogno di ulteriori definizioni chiarificatrici.
      E non è retorica ma semplici definizioni scientifico-letterarie.
      Mentre mi spiace che lei non possa acquistare i prodotti che le interessano, meglio se coltivati altrove per ragioni di contaminazioni crociate con le altre coltivazioni tradizionali e genuine, ma vedrà che prima o poi la rete commerciale provvederà.