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Sensibilità al glutine: non è celiachia né allergia al grano. Gli esperti ci dicono come affrontarla

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Per capire se si tratta di sensibilità al glutine è necessario escludere che si tratti di allergia al grano o celiachia

La “battaglia” contro il glutine non si gioca solo nel campo della celiachia. Oggi la sfida più interessante riguarda la sensibilità al glutine, un disturbo di cui sa ancora poco, ma correlato anche alla dieta. Per inquadrarlo, è necessario escludere che si tratti di allergia al grano o alla normale celiachia. «Il mondo scientifico non ha più dubbi sull’esistenza della sensibilità al glutine non dovuto a celiachia», dichiara Carlo Catassi, docente di Pediatria all’Università Politecnica delle Marche e coordinatore del Comitato Scientifico del Dr. Schär Institute, legato alla principale azienda produttrice di alimenti senza glutine.

 

Sul disturbo s’è fatto il punto in una recente pubblicazione apparsa su Nutrients, ma è tuttora impossibile compiere una diagnosi certa. Da qui il fenomeno che porta sempre più consumatori a escludere autonomamente i prodotti a base di glutine dalla dieta, con un danno per il portafoglio e per la salute. I prodotti senza glutine, infatti, costano anche più del doppio rispetto agli stessi ottenuti da farina di grano: per 200 grammi di merendine si spendono 3,8 euro, 150 grammi di cracker quattro euro, un chilo di lasagne sedici euro.

 

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Per seguire le star, milioni di persone, senza alcuna necessità, si sono convertite al senza glutine

La moda gluten-free ha fatto il resto. L’attrice Gwyneth Paltrow e la presentatrice statunitense Oprah Winfrey, che celiache non sono, hanno sposato la causa degli alimenti privi di glutine. «E adesso ci sentiamo meglio». Il tennista Novak Djokovic ha azzardato una correlazione tra la sua nuova dieta e i successi sportivi: priva di alcun riscontro scientifico. Il risultato è che, per seguire questi modelli, milioni di persone, senza alcuna necessità, si sono convertite al senza glutine. Correndo così il rischio di un possibile ritardo di una diagnosi di celiachia.

 

«Questo tam-tam mediatico deve essere combattuto – sostiene Umberto Volta, docente di medicina interna all’Università di Bologna e coordinatore del board scientifico dell’Associazione Italiana Celiachia. – Lo stesso discorso vale per l’auto diagnosi: chi sospetta di essere sensibile al glutine non deve di sua iniziativa mettersi a dieta aglutinata, ma rivolgersi a un centro di riferimento per la celiachia. Qui, eventualmente, sarà esclusa questa l’intolleranza, assieme a una possibile allergia al grano, e si valuterà il sospetto di sensibilità al glutine».

 

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Nella sensibilità al glutine la soglia di tolleranza al glutine può essere molto flessibile e va fissata individualmente

Ma se a essere coinvolte fossero anche altre sostanze presenti negli alimenti? Oggi si sa che il glutine non è il solo elemento scatenante la sensibilità al glutine. Nel mirino degli studiosi ci sono anche altre proteine del grano (inibitori dell’amilasi-tripsina) e soprattutto gli oligo-mono-disaccaridi fermentabili e i polioli, identificati dalla sigla FODMAPs, contenuti in diversi alimenti: nei derivati del grano e della segale, nel cous-cous, nel latte e ne suoi derivati, in alcuni tipi di frutta (mango, pera, cocomero, ciliegie, albicocche, datteri e fichi), nel miele, nel cioccolato, nelle verdure cotte a foglia larga (più di tutte cicoria e bietola), negli asparagi, nei broccoli, nel finocchio, nei legumi, nei peperoni e nei funghi. «Diverse ricerche hanno dimostrato come una dieta a basso contenuto in FODMAPs migliori il quadro della sensibilità al glutine – prosegue Volta -, ma a incidere in maniera importante sullo sviluppo dei sintomi sembrano essere anche i conservanti e gli additivi alimentari: sotto accusa ci sono il glutammato, il benzoato, i solfiti, i nitrati e vari coloranti».

 

Eliminare il glutine dalla dieta dopo la valutazione dello specialista non è dunque l’unico rimedio da adottare. E comunque nulla, in assenza di celiachia, è per sempre. «Nella sensibilità al glutine la soglia di tolleranza al glutine può essere molto flessibile e va fissata individualmente – spiega Luca Elli, responsabile del centro per prevenzione e diagnosi della celiachia al Policlinico di Milano – alcune persone potrebbero non essere costrette né ad adottare una dieta così stretta né a seguirla con costanza per tutta la vita».

 

Fabio Di Todaro (@fabioditodaro)

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Foto: Photos.com

  Redazione Il Fatto Alimentare

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7 Commenti

  1. Avatar

    scusate, mi sembra di capire che la sensibilità al glutine non è permanente. io sono stata diagnosticata dallo specialista a febbraio 2012
    grazie

    • Avatar

      Ciao. Io credo, che ancora non ci siano della basi scientifiche tali da poter dire con esattezza se permanente o no. Posso dire solo che da quando non assumo glutine le mia situazione è migliorata moltissimo. Probabilmente sono nata con questa “sensibilità” ed ho, comunque, subito i danni dell’assunzione di glutine, che permangono fino ad oggi. Se riassumo glutine ricompaiono i disturbi, quindi non mi sento di affermare che sia un disturbo momentaneo, nel mio caso.

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    solo la celiachia è permanente, infatti si chiama “intolleranza permanente al glutine”

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    Sono tre anni che seguo una dieta priva di glutine è le mie condizioni di salute sono via via migliorate e adesso sto bene! Ma l’esame genetico per la celiachia è risultato negativo a meno di caso raro! La biopsia dell’intestino sembra che non possa escludere la celiachia perchè la parte malata può essere un’altra:come fare a escludere la celiachia? Come fare a sapere dove si trova il centro per la celiachia più vicino?

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    http://www.celiachia.it/home/HomePage.aspx

    Credo che a quel link ci siano tutte le informazioni in merito…