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Se il bambino mangia male la colpa è anche dei cartoni animati

Come si educa il gusto? Secondo i nutrizionisti proponendo ai bambini cibi semplici quanto a cotture, ma il più possibile variati e freschi. Senza cedere ai capricci – la casa non è un ristorante – ma tenendo presente che il palato dei più piccoli è molto sensibile alle note amare: ragione per la quale i bambini odiano le verdure, a eccezione di quelle più dolci, come carote, patate, piselli. E anche non dimenticando che il loro senso estetico è molto spiccato: presentazioni accattivanti, croccantezza, abbinamenti di colori possono essere più convincenti di sgridate e arrabbiature.

Purtroppo non sempre la dieta dei bambini italiani è all’altezza dei consigli dei dietologi. I ritmi stressanti e le giornate concitate portano i genitori ad acquistare molti cibi pronti troppo calorici e ad assecondare la golosità dei bambini con snack, merendine, bibite e piatti monotoni (“purché mangi”). In più, i ragazzini si muovono poco, trascorrono molte ore davanti alla tv o alla playstation e vanno a scuola in auto. Risultato: un preoccupante aumento di obesità e soprappeso che, negli ultimi anni, ha regalato ai bimbi italiani il non invidiabile primato di “più grassi d’Europa”.

Ora una ricerca americana ha individuato un nuovo, insospettabile, colpevole: i cartoni animati. I personaggi amati dai bambini sarebbero in grado di influenzarne le preferenze. Purtroppo in modo negativo.

L’autrice dello studio è Christina Roberto, ricercatrice al Rudd Center for Food Policy and Obesity dell’università di Yale di New Haven, Conn. Intervistata dall’agenzia di informazione HealthDay (www.healthday.com), ha spiegato: «Quando ai bambini viene proposta una scelta tra crackers light, snack alla frutta ricchi di calorie o semplici carote, con un personaggio dei cartoni sulla confezione come unico elemento di differenza, i piccoli pensano che questo cibo sia quello con il miglior sapore”.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Pediatrics di giugno, ha coinvolto 40 bambini da 4 a 6 anni. I tre tipi di alimenti sono stati proposti in scatole uguali per forma e per colore, in due varianti: una senza marchi e una con l’effige di personaggi molto riconoscibili, come Scooby Doo, Dora l’esploratrice o Shrek. I bambini li hanno assaggiati entrambi, dicendo che quelli coi personaggi erano i più buoni.

Purtroppo, nonostante la presenza del personaggio, l’opzione più sana, e cioè le carote, non è stata così convincente sulla golosità del contenuto. In effetti, i cibi “sani” più raramente vengono reclamizzati utilizzando personaggi dei cartoon. Secondo i ricercatori, questa potrebbe essere un’idea valida per migliorare le abitudini dei più piccoli a tavola: in fondo, i cibi “pronti” hanno tanto successo anche perché sono quelli a cui i loro palati sono più abituati. Altra considerazione degli autori dello studio: l’opportunità di pensare alla possibilità di vietare l’uso di personaggi della fantasia popolari tra i più piccoli da parte di aziende che producono cibi non amici della salute.

Rahil D. Briggs, direttrice dell’Healthy Steps at Montefiore Medical Center di New York, conferma che l’abbinamento dei personaggi amati dai bimbi a cibi calorici e grassi contribuisce all’epidemia di obesità che dilaga in America: dagli anni Settanta a oggi il tasso di bambini colpiti è raddoppiato, e allo stesso ritmo sono cresciuti gli investimenti dell’industria alimentare nella pubblicità diretta ai piccolissimi. «I bambini hanno notevoli abilità cognitive e un’attiva memoria a breve e a lungo termine, ma nessun senso critico in relazione ai messaggi che ricevono. Così come preferiscono il libro da colorare di Shrek a un libro da colorare qualsiasi, perché si identificano nel primo, vogliono qualsiasi cosa sia Shrek, dalla zuppa alle noccioline, per completare la loro collezione”.

Lo studio si può scaricare all’indirizzo:

http://www.yaleruddcenter.org/resources/upload/docs/what/advertising/LicensedCharacters_Pediatrics_7.10.pdf

 

Mariateresa Truncellito

Foto: photos.com

 © Il Fatto Alimentare 2010 – Riproduzione riservata

 

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