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La riduzione del sale nelle catene fast food in USA è lenta e incoerente: occorre fissare limiti precisi e non lasciare l’iniziativa alle aziende

KFC mcdonalds
KFC ha addirittura aumentato il quantitativo di sale nei suoi menu

Tra il 2009 e il 2013 negli Stati Uniti le diciassette maggiori catene di ristoranti hanno ridotto il contenuto di sale nei cibi del 6%, vale a dire l’1,5% l’anno. Si tratta di un progresso lento e incoerente, osserva un rapporto dei Center for Science in the Public Interest, che ha analizzato 136 menù.

Le maggiori riduzioni sono state fate da Subway, Burger King e McDonald’s, mentre KFC lo ha aumentato del 12,4% e Jack in the Box del 7,2%.

 

patatine fritte sale
Il 79% degli 81 menu analizzati contiene più di 1,5 grammi di sale

I 55 menu per bambini  presi in considerazione dallo studio, hanno fatto registrare una diminuzione media del 2,6% (i quattro di Subway hanno il 29% di sale in meno, i tre di Burger King il 40%). Per quanto riguarda i menu per adulti, il 79% degli 81 analizzati contiene più di 1,5 grammi di sale, a fronte dei 2,3 grammi della quantità giornaliera consigliata dalle linee guida del governo per la dieta USA.

Per le persone che soffrono d’ipertensione con più di 55 anni e gli afro-americani, la quantità di sale consigliata scende a 1,5 grammi al giorno. Il Center for Science in the Public Interest, in accordo con l’Institute of Medicine, chiede alla Food and Drug Administration di non affidare alla libera volontà delle imprese la riduzione del sale ma di fissare limiti al contenuto di sodio nei cibi trasformati e in quelli serviti al ristorante.

 

Beniamino Bonardi

© Riproduzione riservata

Foto: iStockphoto.com

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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