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Negli Usa hamburger, pollo e patatine sono più salati che in Europa. Ridurre il sodio è più facile di quanto dicono i colossi del fast food

La guerra per limitare la quantità di sale nella dieta deve essere condivisa dalle grandi catene di fast food che hanno una grossa responsabilità nel proporre prodotti con quantitativi più o meno elevati di sodio.

 

È la conclusione di un team internazionale di ricercatori, che ha compiuto un’analisi su oltre 2.100 piatti proposti in vari Paesi da sei catene specializzate colossi nel cibo pronto. I ricercatori hanno evidenziato rilevanti differenze per lo stesso tipo di prodotto nei vari Stati, dimostrando che esiste un ampio spazio per intervenire.

 

Come riporta il Canadian Medical Association Journal, gli autori hanno verificato quanto sale contenevano piatti appartenenti a sette categorie: pietanze salate per la colazione, hamburger, prodotti a base di pollo, pizza, insalate, sandwich e patatine fritte confezionati da: Burger King, Domino’s Pizza, Kentucky Fried Chicken, McDonald’s, Pizza Hut e Subway.

 

I ricercatori hanno trovato differenze sorprendenti (vedi tabella). Il cibo venduto in Canada e negli Stati Uniti contiene in media molto più sale rispetto a quello di Gran Bretagna e Francia. Per esempio, le crocchette di pollo di McDonald’s commercializzate negli Usa hanno 1,6 grammi di sale ogni 100 g, mentre le stesse in Gran Bretagna arrivano a 0,6 g. I piatti a base di pollo in Gran Bretagna hanno in media 1,1 grammi di sale ogni 100 g, mentre gli stessi negli Stati Uniti toccano gli 1,8 g.

 

Ma le differenze sono rilevanti anche per le diverse categorie di alimenti: se un’insalata da 100 g è condita con 0,5 g di sale, i piatti a base di pollo ne contengono più del triplo (1,6 grammi), senza una reale giustificazione se non quella di attirare consumatori rendendo più saporiti i cibi.

 

Norman Campbell, cardiologo dell’Università di Calgary e coordinatore dello studio, nel commentare i dati non usa mezzi termini: «Quando si chiede alle aziende di limitare volontariamente il sale, ci si sente spesso rispondere che la cosa non è fattibile, perché ci sono troppi problemi tecnici, e la riduzione sarebbe costosa.

 

I dati rilevati mostrano che è una scusa e che il vero motivo non è di natura tecnica. Per questo molte politiche governative incentrate sulla moral suasion e sul tentativo di giungere a una riduzione volontaria del sale sono destinate al fallimento.

 

L’unico modo è introdurre misure che obbligano le aziende a ridurre il sale e a rendere la concentrazione massima consentita omogenea in tutte le categorie di alimenti. Certo la cosa può essere fatta  in maniera graduale, lasciando il tempo alle imprese necessario per adeguare i processi produttivi e ai consumatori per modificare il gusto. Così facendo si otterrebbero grandi e immediati vantaggi per la salute”.

 

Agnese Codignola

foto: Photos.com

 

  Peso del prodotto e contenuto di sale in g negli stessi alimenti venduti in diversi Paesi  

 

Nome della catena e tipologia di prodotto

Australia Canada Francia Nuova Zelanda Regno Unito Usa

Burger King 

(Double Whoppe)

359

2.9

373

2.5

 

367

2.7 

355

2.3 

non disponibile 2.7

Domino’s

(Hawaiian Pizza)

65

1.0

   

67

1.0

70

0.7

Kentucky Fried Chicken

(Zinger Burger)

 

197

3.0

207

2.6

186

3.1

non disponibile

3.0

McDonald’s

(Big Mac)

200

2.4

209

2.6

221

2.3

202

2.7

214

2.1

214

2.6

Pizza Hut

(Hawaiian Pizza)

88

1.3

 84

1.0

 

82

1.1

73

0.8

102

1.5

Subway

(Club Sandwich)

212

1.8

240

2.7

238

1.3

220

2.7

254

2.3

247

2.9

 

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