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Rischi e benefici delle nanotecnologie negli alimenti. Francesco Cubadda dell’ISS risponde a 5 domande

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La sicurezza e l’etichettatura dei prodotti con nanoelementi è fondamentale

Componenti e supplementi dalle dimensioni nanometriche: un probabile futuro scientifico per il settore alimentare e a volte addirittura un presente già sfruttato. Le nanotecnologie sono infatti già presenti in alcuni additivi e nei contenitori alimentare, come spiega in modo chiaro Francesco Cubadda, ricercatore dell’Istituto superiore di sanità, rispondendo a 5 domande sul numero 11 della Newsletter dell’EFSA (EFSA Focal Point Newsletter).

 

L’avvento delle nanotecnologie nell’alimentare pone infatti nuove domande su possibili rischi per la salute del consumatore e rende necessarie nuove e più attuali normative che regolamentino l’etichettatura e la presenza stessa di queste componenti. La tossicologia applicata a questi elementi “nano” deve quindi procedere di pari passo con le nuove scoperte e le nuovi applicazioni.

 

I progetti europei per creare rete e coordinare queste attività non mancano, ed EFSA e ISS contribuiscono in modo importante alla loro realizzazione.

 

Come sono impiegate oggi le nanotecnologie nel settore alimentare e quali le prospettive future?

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Il nitruro di titanio è autorizzato per l’uso nelle bottiglie di Pet

Al momento vi sono alcuni additivi alimentari, usati da lungo tempo, come il diossido di silicio (E551) e il diossido di titanio (E171), per i quali ci si è resi conto che una frazione è presente in nanoforma. Poi vi sono tre nanomateriali autorizzati per l’impiego nelle plastiche e negli articoli destinati a contenere prodotti alimentari, ovvero il nero di carbonio, il diossido di silicio e il nitruro di titanio, quest’ultimo autorizzato per l’uso nelle bottiglie di Pet. Diverse le prospettive per l’immediato futuro: sono numerosissime le applicazioni proposte in aree come il food packaging (volte ad aumentare la shelf-life – ossia la vita sul bancone – dei prodotti e per il confezionamento attivo e intelligente), l’incapsulazione di ingredienti attivi (per una maggiore stabilità e migliore miscibilità), o la formulazione di nutrienti con aumentata biodisponibilità.

 

Cosa cambierà sulle etichette a partire dal dicembre prossimo in virtù del regolamento Ue 1169/2011?

In Europa, dal 13 dicembre 2014 tutti gli ingredienti presenti sotto forma di nanomateriali ingegnerizzati contenuti negli alimenti dovranno essere chiaramente indicati nella lista degli ingredienti. Il nome di ciascun ingrediente in nanoforma deve essere seguito dalla dicitura “nano” tra parentesi.

 

Quali sono i potenziali rischi, finora conosciuti, relativi all’esposizione ai nanomateriali nell’alimentazione?

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Esiste un gap conoscitivo da colmare sulla sicurezza: “se la nanotossicologia cammina, nanoscienze e nanotecnologie galoppano”

È una domanda a cui è ancora difficile rispondere. Sono stati osservati effetti tossici di alcuni specifici nanomateriali in vitro e in vivo, ma sono scarsi i dati relativi all’esposizione orale e ancora meno sono quelli derivanti da studi di sufficiente durata e a dosi realistiche. C’è un importante gap conoscitivo da colmare nel più breve tempo possibile, perché se la nanotossicologia cammina, nanoscienze e nanotecnologie galoppano.

 

Quali attività al riguardo svolge il Dipartimento di sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare dell’Iss?

Innanzitutto cerchiamo di dare il nostro contributo per colmare questo gap conoscitivo. Abbiamo partecipato e partecipiamo a diversi progetti europei, da Nanogenotox a Nanoreg. Conduciamo studi in vivo di tossicità orale che possano dare risposte utili alla valutazione del rischio. Un altro punto importante è la valutazione dell’effetto del processo digestivo sui nanomateriali presenti negli alimenti. Va da sé che se nanoparticelle o loro aggregati presenti nell’alimento vengono completamente degradati e solubilizzati dal processo digestivo, non vi è possibilità di assorbimento di ‘nano-oggetti’. Viceversa, la digestione gastrointestinale può generare nuove particelle. Infine siamo impegnati nello sviluppo di metodi analitici per la determinazione di nanomateriali negli alimenti, anche a supporto della legislazione imminente.

 

Quali sono i progetti europei in corso sui nanomateriali?

Sono molti e diversificati. Infatti, oltre a sviluppare nuove applicazioni, occorre verificarne la sicurezza d’uso e un progetto molto importante sotto questo profilo – al quale l’Iss partecipa – è Nanoreg, che si propone di fornire dati utilizzabili per la valutazione e gestione del rischio, creare un collegamento tra autorità, industrie e scienziati, fornire nuovi approcci per testare la sicurezza delle innovazioni future. Per quanto attiene alla sicurezza alimentare, l’Efsa è in campo e da tre anni  il Network for risk assessment of nanotechnologies in food and feed, al quale contribuiamo, rappresenta un fondamentale collegamento e veicolo di informazioni fra Efsa e gli stati membri.

Francesco Cubadda

 

©Riproduzione riservata

Foto: Photos.com

  Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

  1. “L’avvento delle nanotecnologie nell’alimentare pone infatti nuove domande su possibili rischi per la salute del consumatore e rende necessarie nuove e più attuali normative che regolamentino l’etichettatura e la presenza stessa di queste componenti. La tossicologia applicata a questi elementi “nano” deve quindi procedere di pari passo con le nuove scoperte e le nuove applicazioni.”
    “C’è un importante gap conoscitivo da colmare nel più breve tempo possibile, perché se la nanotossicologia cammina, nanoscienze e nanotecnologie galoppano.”