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Su Georgofili.info Dario Casati parla della ripresa economica nell’imprevedibilità della crisi sanitaria

ripresa economica, grafici andamenti finanziari mondoIn una fase che si immaginava di ripresa, l’imprevedibilità degli sviluppi della crisi sanitaria, i danni inferti al sistema economico dalla pandemia e l’inflazione in agguato costituiscono delle variabili le cui conseguenze potrebbero andare ben oltre i rincari del grano, del pane e della tazzina di caffè. Un fatto che sembra sfuggire all’opinione pubblica, come illustra Dario Casati, in un articolo pubblicato  su Georgofili.info, che riproponiamo integralmente. 

La ripresa è appena iniziata e muove i primi passi, ma il suo futuro rimane imperscrutabile, gravato da una pesante ipoteca: l’imprevedibilità della crisi sanitaria. Mentre la quarta ondata colpisce il mondo, in particolare le economie avanzate che trainano la ripresa, appare una nuova temibile variante sconosciuta e non sarà l’ultima. Intanto si fa strada la certezza che la ripresa non avrà un andamento lineare e progressivo, ma dovrà fare i conti con una serie di fenomeni che, forse con un eccesso di ottimismo, si riteneva potessero trovare composizione man mano che l’economia cresceva. In particolare si scontra con: a) l’impatto dei danni inferti al sistema economico durante i mesi della pandemia; b) l’inflazione in agguato che con la ripresa acquista vigore.

Ripresa economica, lavoraotri agricoli
Non mancano gli esempi di vuoti provocati nei sistemi produttivi dalla pandemia: come carenza di manodopera in agricoltura dei primi mesi.

I danni derivano dalle discontinuità nelle catene di fornitura, dalle cadute produttive, dagli stridenti contrasti in atto fra i protagonisti. L’inflazione torna a farsi sentire sull’onda di timori mai sopiti. L’incremento dei prezzi, a partire dalle materie prime necessarie per la ripresa, si estende a macchia d’olio. È una delle conseguenze della ripresa, ma non l’unica. Le discontinuità produttive sono i colli di bottiglia, le rotture, le carenze, i vuoti provocati nei sistemi produttivi dalla pandemia e dalla lotta per domarla. Gli esempi non mancano. Il primo fu la carenza di manodopera in agricoltura già nei primi mesi.

I lavoratori stranieri, rientrati nei loro Paesi per sfuggire alla malattia, non tornavano: per paura o per i vincoli di prevenzione del contagio o perché i lockdown non ne richiedevano la presenza. Poi vennero i blocchi nella logistica con i trasporti di merci e persone fermi a causa della crisi. Mezzi terrestri, aerei e soprattutto navali, fermi senza speranza. Mancanza di forniture di materie prime e semilavorati a causa dei lockdown o per il crollo della domanda e quindi né produzione né lavorazione. Interi comparti dei servizi ‘in persona’, come didattica, turismo e alimentazione, senza orizzonti di ripresa. L’indotto di altri servizi falcidiato dal ricorso a un improvvisato smart working ‘de noantri’ che si traduceva nel restare a casa senza regole e obiettivi produttivi.

ripresa economica, Spighe di grano
I prezzi hanno registrato incrementi elevati, in particolare il frumento duro, che ha raggiunto i 550 euro a tonnellata ed è ora fermo da un mese a 500 euro/tonnellata

Dopo la recessione, la ripresa scatena l’inflazione in conseguenza dell’aumento dei prezzi su mercati improvvisamente travolti da una domanda superiore all’offerta superstite e da scompensi offerta/domanda smossi dalla repentina ripartenza. È il caso dei prodotti energetici: la domanda si scontra con la poca disponibilità di prodotto a causa dei tagli apportati alla produzione, con la difficoltà e i tempi per riprendere estrazioni e lavorazioni, con i costi dei trasporti. I conflitti commerciali per il gas aprono squilibri imprevisti con conseguenze sul pezzo dei fertilizzanti. Ritorna il carbone. Per i prodotti agricoli/alimentari, pilastro della resistenza nella pandemia, i prezzi hanno incrementi molto elevati per i cereali, in particolare per il frumento col duro fino a 550 €/t. – ora fermo da un mese a 500 €/t. – e alcuni oli, soia e palma, alle stelle.

Tecnicamente non vi è carenza di offerta, si rimane nelle tipiche oscillazioni bilanciate dalle differenze fra i due emisferi con adattamenti ogni sei mesi. I livelli dei prezzi sono elevati rispetto agli ultimi anni di costante calo, ma in genere inferiori ai massimi del decennio. La domanda è in espansione, ma non tanto da compromettere il rapporto con gli stock. Diverso il caso dei prodotti zootecnici: incrementi minori dovuti all’aumento dei costi energetici e degli alimenti del bestiame. Fra gli elementi della potenziale inflazione da costi vi sono i trasporti, in particolare via mare, a causa dei prodotti energetici e dei noli che scontano gli effetti negativi delle interruzioni: non tutto l’insieme delle navi è utilizzato perché il volume delle merci movimentate non lo giustificherebbe e ciò fa salire i costi unitari.

ripresa economica, nave da carico
Fra gli elementi della potenziale inflazione da costi vi sono i trasporti, in particolare via mare, a causa dei prodotti energetici e dei noli

Gli aspetti tecnici della fiammata dei prezzi, al momento, inducono alla prudenza e si prevede un ritorno a livelli più bassi a fine 1° semestre 2022, anche se superiori del 5%-10% a quelli dell’inizio pandemia. A fine novembre l’inflazione negli Usa è balzata al 5%-6%, mentre nell’Ue è attorno al 3% e in Italia all’1,8%. Nel momento della recessione seguita alle crisi del 2008 e del 2011/2012 si riteneva che un ritorno al 2% potesse costituire uno stimolo alla ripresa. Ma la situazione attuale va oltre e rischia di produrre l’effetto opposto, col ritorno a politiche di liquidità restrittive da parte delle banche centrali.

Ue e Usa avevano già annunciato un incremento dei tassi da aprile, ora bisognerà vedere quando, in che misura e con quali modalità. Il problema a quel punto sarà la liquidità immessa col debito pubblico per contrastare la crisi e sostenere la ripresa. La risalita dei tassi porrà problemi a Paesi come l’Italia per la quota di debito non garantita dalla Ue e ciò spiega il rilievo mosso dalla Commissione Ue al nostro bilancio 2022 sul rapporto fra spesa corrente e investimenti. Nel mare mosso dell’economia al tempo della pandemia e nei decenni della ricostruzione i problemi vanno ben oltre l’aumento del grano, del pane, della pasta o della tazzina di caffè: un fatto che sembra sfuggire all’opinione pubblica. Nel mare mosso dell’economia il rischio dovuto al sommarsi della crisi dei sistemi produttivi e dell’inflazione, è la tempesta perfetta. Al timone servono concretezza e capitani coraggiosi per condurci in porti più sicuri.

di Dario Casati, Georgofili.info

©Riproduzione riservata; Foto: Fotolia, AdobeStock

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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