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Ancora ossido di etilene oltre i limiti: Carrefour richiama semi di sesamo e miscela di semi biologici

Semi di sesamo miscela di semi biologici carrefourCarrefour ha richiamato alcuni lotti di semi di sesamo e di miscela di semi biologici a proprio marchio per la presenza, ancora una volta di ossido di etilene in eccesso nel sesamo proveniente dall’India. I prodotti interessati sono venduti in confezione da 250 grammi con i seguenti numeri di lotto:

  • Semi di sesamo biologici: 20B1086, 20B1508, 20B1646 e 20B1964.
  • Miscela di semi biologici: 20B1206, 20B1511 e 20B1655.

I semi di sesamo e il mix di semi richiamati sono stati prodotti per GS Spa da Cerreto Srl nello stabilimento di via G. Verdi 15, a Gattatico, in provincia di Reggio Emilia.

Per precauzione, si raccomanda di non consumare i prodotti con i numeri di lotto segnalati e restituirli al punto vendita Carrefour dove sono stati acquistati.

Dal 1° gennaio 2020, Il Fatto Alimentare ha segnalato 135 richiami, per un totale di 165 prodotti, e 4 revoche. Per vedere tutte le notifiche clicca qui.

Per capire come funziona il servizio di allerta alimentare e come viene effettuato il ritiro dei prodotti dai punti vendita leggi il libro “Scaffali in allerta” edito da Il Fatto Alimentare. È l’unico testo pubblicato in Italia che rivela i segreti e le criticità di un sistema che ogni anno riguarda  almeno 1.000 prodotti alimentari. Nel 10-20% dei casi si tratta di prodotti che possono nuocere alla salute dei consumatori, e per questo scatta l’allerta. Il libro di 169 pagine racconta 15 casi di richiami che hanno fatto scalpore. I lettori interessati a ricevere l’ebook, possono fare una donazione libera e ricevere in omaggio il libro in formato pdf  “Scaffali in allerta”, scrivendo in redazione all’indirizzo ilfattoalimentare@ilfattoalimentare.it

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  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

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2 Commenti

  1. Avatar

    Buongiorno,
    ma l’ossido di etilene non è usato come pesticida? Quindi dovrebbe essere completamente assente da prodotti marchiati come biologici. Questo mi pare un richiamo particolarmente grave, e mi chiedo quale ente abbia rilasciato la certificazione.

  2. Avatar

    L’ossido di etilene è utilizzato come fumigante per disinfestare da parassiti silos e stive.
    Il suo uso è vietato nella UE, sia in produzione convenzionale che, a maggior ragione, in quella biologica.

    A settembre di quest’anno analisi svolte dalle autorità doganali e in autocontrollo dalle aziende, ne hanno rilevato residui su sesamo proveniente dall’India; i casi sono stati comunicati al sistema rapido d’allerta RASFF (https://bit.ly/32Nx3OS), tant’è che a ottobre la Commissione europea ha emanato il regolamento 1540/2020 (https://bit.ly/32QTjYu).

    In base al regolamento, dal 26 ottobre le autorità sanitarie indiane devono indicare nel certificato ufficiale (che deve obbligatoriamente accompagnare ogni carico importato) che i prodotti sono stati oggetto di campionamento e analisi al fine di rilevare l’eventuale presenza di residui di antiparassitari e che tutti i risultati del campionamento e dell’analisi dimostrano la conformità alla normativa dell’Unione in materia di livelli massimi di residui di antiparassitari.
    Per maggior sicurezza, i risultati del campionamento e delle analisi devono essere allegati al certificato.
    Come ulteriore sicurezza, la Commissione ha disposto che almeno metà dei carichi di sesamo originari dall’India siano sottoposti ad analisi in dogana prima di venire ammessi in libera pratica.

    Allertate della potenziale criticità, le aziende che importano sesamo (biologico e convenzionale) hanno subito avviato una campagna di analisi sui lotti di sesamo nelle loro disponibilità.
    Come si può agevolmente verificare sul sito del ministero della salute (https://bit.ly/3kAJpjq) i richiami di sesamo non sono disposti in seguito ad accertamenti dei diversi organi pubblici di vigilanza, ma direttamente dalle aziende che abbiano individuato residui della sostanza.
    Come previsto dalla normativa e dai piani aziendali di controllo, informano il ministero della Salute (che a sua volta, come i ministeri degli altri Paesi UE, informa il sistema di allerta europeo) e i clienti, affinchè ritirino dagli scaffali il prodotto e informino a loro volta i consumatori (cartelli nel punto vendita, sito internet).
    Tutti i 18 allerta registrati la settimana scorsa e i conseguenti richiami dei prodotti sono stati disposti proprio dalle aziende.

    La problematica non riguarda solo l’Italia, ma tutta la UE, ma anche qualsiasi altro Paese non UE che importi sesamo, che è di produzione prevalentemente indiana, cinese e birmana (la produzione europea e italiana sono iirrilevanti), motivo per cui gli allerta sono a livello europeo.
    In più Paesi (anche in Italia) gli operatori hanno sollecitato le proprie autorità competenti a richiedere alla Commissione Europea l’effettuazione di un’ispezione straordinaria in India per accertare le responsabilità e sanzionare imprese, organismi di controllo e organi di vigilanza che risultassero aver violato le disposizioni di legge.

    Le organizzazioni delle imprese europee si stanno scambiando tutte le informazioni su trader, esportatori e aziende di produzione per circoscrivere i confini del problema e, come si vede dai richiami, hanno raccomandato analisi a tappeto sul sesamo già a magazzino.
    Se in precedenza si procedeva ad analisi a campione, tutte le transazioni commerciali che riguardino sesamo sono ora scortate da certificati d’analisi; si può ritenere che la criticità riguardi partite importate tra settembre e la fine di ottobre e che il piano straordinario di campionamenti messo in campo dalle aziende abbia ormai individuato le partite non conformi.

    Per completezza d’informazione: le autorità olandesi segnalano di aver individuato residui di ossido di etilene non solo sui sesamo, ma anche su partite di semi di cumino (origine Turchia), pere nero (origine Tanzania), timo essiccato (origine Turchia): la criticità va considerata quindi non limitata al sesamo, ma anche ad altre matrici (in genere prodotti “secchi” per i quali non sono possibili trattamenti termici di sanificazione), che sono anch’esse monitorate nei piani analitici delle aziende.

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