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Resveratrolo? Fine del mito grazie allo studio: “invecchiare nel Chianti”. Da oggi vino e cioccolato non fanno poi così bene

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Uno studio nel Chianti confuta il mito del resveratrolo

Il resveratrolo, un polifenolo estratto dalla buccia degli acini d’uva e presente nel vino rosso e nel cioccolato, non ha alcun potere antinfiammatorio, non riduce l’incidenza delle malattie cardiovascolari e del cancro. Il mito della longevità associato a questo antiossidante, lanciato quindici anni fa, viene smontato da uno studio condotto da ricercatori statunitensi, spagnoli e italiani, pubblicato dalla rivista JAMA Internal Medicine. La ricerca ha analizzato i campioni di urina e i questionari sulle abitudini alimentari raccolti nell’ambito dello studio “Invecchiare nel Chianti”, condotto tra il 1998 e il 2009 su 783 persone di almeno 65 anni d’età in due paesi toscani: Greve in Chianti e Bagno a Ripoli.

 

 

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Il vino rosso non è così utile nella riduzione del rischio di patologie cardiovascolari

Durante i nove anni della ricerca, il 34,3% dei partecipanti è morto, il 27,2% di coloro che non soffrivano di malattie cardiovascolari ne ha sviluppata almeno una e il 4,6% ha avuto un cancro. Lo studio non ha rilevato differenze tra coloro che all’inizio della ricerca avevano alti livelli di resveratrolo e chi li aveva bassi. Sinora gli studi sugli effetti del resveratrolo sono stati condotti soprattutto in vitro o su animali, con risultati contradditori. Risultati favorevoli agli effetti benefici di questa sostanza erano emersi da alcuni studi, pubblicati da numerose riviste scientifiche, condotti da Dipak Das, ex direttore del Cardiovascular Research Center dell’Università del Connecticut, poi rivelatisi frutto di una frode scientifica, dal momento che i dati erano stati costantemente truccati.

 

Beniamino Bonardi

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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6 Commenti

  1. Ma vi immaginate, a parità di malattie sviluppate, quanto migliore e più felice la vita del gruppo che ha goduto dell’ottimo vino e mangiato del buon cioccolato?
    Non sono più longevi, ma la qualità della vita, sbronze a parte, è stata senz’altro migliore.

    • Concordo pienamente!
      Purtroppo però, il mondo è pieno di TUTTOLOGI che vorrebbero farti fare tutto, tranne quello che ti senti di fare. In ogni cosa, quello che bisognerebbe evitare sono gli eccessi, anche di parole.

  2. Renato Delfiol

    Tuttavia il resveratrolo è presente anche in altri cibi, in quantità credo maggiori, come nella buccia interna (rossa almeno in quelle tostate)delle arachidi. Mi piacerebbe leggere una precisazione su questo argomento.

  3. come capita spesso c’è confusione fra nutrienti e cibi:
    a)ci sono studi che dimostrano che il cioccolato fa bene; b) si è pensato che fosse per il resveratrolo;
    c) si è visto che il resveratrolo non serve.
    questo non vuol dire che il cioccolato non faccia bene.

    per altro ricordo dei sigari di cioccolato con scritto “giova immensamente allo spirito”.

  4. Concordo con Giovanna al 100%. Lo studio esaminato si limita infatti a dimostrare che il resveratrolo, alle dosi di consumo alimentare, non svolge effetti protettivi significativi: e che quindi dobbiamo interpretare l’azione preventiva del cioccolato o del vino rosso (entrambe ben documentate) in altro modo (cioè: sono altre, probabilmente, le sostanze responsabili). Per il vino rosso, in realtà, gli esperti erano già largamente concordi sul fatto che sono le dosi moderate di alcool (e non i componenti minori del vino) ad essere resppnsabili degli effetti protettivo sul rischio cardiovascolare rilevati in moltissimi studi osservazionali.

  5. Dimenticavo di aggiungere al primo commento, che sul muro di un luogo di degustazione della mia Conegliano Veneto, dove si bevono oltre al prosecco anche ottimi rossi tipo Cabernet, Merlot e non ultimo un robusto e colorato Raboso, c’è una simpatica massima : “chi ben beve ben dorme, chi ben dorme mal no pensa, chi mal no pensa mal no fa! Bevé, bevé che in paradiso andaré ! “. La spiegazione scientifica arriva sempre molto più tardi.