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Residui di farmaci negli animali e nei prodotti derivati: poche irregolarità secondo il rapporto Efsa per il 2019

Anche questa volta il rapporto dell’Efsa sulla presenza di residui di farmaci negli animali e nei prodotti di derivazione animale, appena pubblicato, contiene informazioni rassicuranti: la percentuale di campioni che si discostano dai limiti di legge, in un’area estesa anche al di là dei confini dell’Unione Europea, nel 2019 è rimasta sostanzialmente stabile rispetto agli anni precedenti, e molto bassa.

In totale sono stati analizzati oltre 670 mila campioni in 27 dei 28 stati membri (tra i quali il Regno Unito), più Islanda e Norvegia, così suddivisi: oltre 368 mila campioni mirati, più di 5 mila per casi sospetti (in base alla direttiva 96/23/CE), oltre 2.300 prelevati da merci importate e più di 295 mila nell’ambito dei programmi di controllo nazionali. 

In totale, la percentuale di campioni che non soddisfacevano le normative vigenti nel 2019 è stata dello 0,32%, del tutto simile a quelle rilevate negli 11 anni precedenti (comprese tra lo 0,25 e lo 0,37%). Rispetto ai risultati del 2017 e del 2018, poi, in media è stato rilevato un lieve aumento dei campioni fuori norma per quanto riguarda i prodotti antitiroidei e gli steroidi. 

Per quanto concerne le sostanze chimiche, nel 2019 si è avuto un leggero incremento rispetto al 2018, ma allo stesso tempo una diminuzione in confronto ai dati del 2017. Si è registrato invece un decremento (rispetto a entrambi gli anni) per diverse categorie di farmaci e sostanze tra le quali gli antibatterici, gli anticoccidici, i lattoni dell’acido resorcilico (composti attivi sul sistema ormonale che possono essere artificiali o prodotti da funghi), le sostanze vietate (una definizione generica che comprende moltissime sostanze diverse) e i coloranti.

Scientist holding Petri dish with forcemeat over table, top view
Il rapporto Efsa sui residui di farmaci negli animali e nei prodotti derivati rivela un tasso di irregolarità molto basso nel 2019

Fin qui il quadro generale. Nel rapporto, che è di un’ottantina di pagine, sono contenute però moltissime informazioni specifiche, che fanno emergere situazioni differenziate per tipo di campione (bovini, ovini, latte, uova, acquacolture, miele e così via) e per tipo di sostanza cercata. Per i singoli Paesi coinvolti, tra i quali ovviamente l’Italia, tutti i dati sono disponibili su Knowledge Junction, il nuovo portale grazie al quale l’Efsa ha dato il via a nuovi standard di trasparenza: chiunque può consultare tutti i dati elaborati dal ministero della Salute.

Il sistema di monitoraggio europeo sembra insomma funzionare e le normative essere generalmente rispettate da tutti i Paesi, sia pure con eccezioni e aspetti sui quali è importante mantenere alta la vigilanza, come certe sostanze (per lo più farmaci) nelle carni suine, nel latte o nel miele, per le quali sono emersi con maggiore frequenza sforamenti in alcuni stati. Ma i consumatori europei possono a ragione sentirsi tutelati, quando acquistano alimenti sul suolo comunitario.

© Riproduzione riservata Foto: stock.adobe.com

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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