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Probiotici: quale uso terapeutico? Dai disturbi intestinali all’intolleranza al lattosio, un riassunto delle evidenze scientifiche disponibili

Yellow transparent Probiotics capsule in glass bottleI probiotici sono i grandi protagonisti degli ultimi anni: a essi, nelle pubblicità, vengono attribuite le più disparate virtù terapeutiche. Ma che cosa dice veramente la scienza, per quali scopi – se ve ne sono – è stata dimostrata un’efficacia? Per quali ceppi? A quali dosaggi? E somministrati come?

Per rispondere almeno in parte a queste domande importanti, il Journal of Familiy Practice pubblica una sintesi di quanto emerso negli ultimi anni, a cura dei ricercatori della Georgetown University di Washington e da quelli dell’Università della California di Davis, in modo da fornire indicazioni fondate a chi li deve prescrivere o a chi pensa di assumerne traendone qualche beneficio. 

Tre le premesse fondamentali, ci sono forti evidenze che alcuni ceppi siano utili nella cura della diarrea da antibiotici, nelle coliche dei neonati e come adiuvanti degli antibiotici nel trattamento delle vaginosi di origine batterica. Ci sono anche prove abbastanza convincenti sull’utilità di ceppi specifici per la prevenzione delle infezioni da Clostridium difficile, nella terapia della diarrea dei bambini e nel trattamento della stitichezza. Bisogna ricordare anche che è molto importante verificare bene le etichette in merito al tipo di ceppo, al dosaggio, alla shelf life e ai supposti benefici.

Tra le altre condizioni per le quali ci sono prove di efficacia vi sono i disturbi funzionali dell’intestino come il colon irritabile e malattie come la colite ulcerosa e l’enterocolite necrotizzante. I probiotici sarebbero poi d’aiuto nel limitare il ricorso ad antibiotici, nel trattamento dei sintomi dell’intolleranza al lattosio e per la diarrea del viaggiatore.

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Tra le condizioni per cui vi sono prove di efficacia dei probiotici ci sono i disturbi funzionali dell’intestino, come il colon irritabile

Lo studio riporta alcune tabelle nelle quali è possibile vedere per quale ceppo è stata dimostrata un’efficacia in riferimento a una specifica malattia e i dosaggi da tenere presenti: per esempio, per l’intolleranza al lattosio sono efficaci il Lactobacillus bulgaricus e lo Streptococcus termophilus, alla dose di 10 miliardi di UFC (unità formanti colonia), che possono essere contenuti in 100 grammi di yogurt, come è stato dimostrato in uno studio citato e come raccomanda l’Efsa. Un’altra tabella riassume le raccomandazioni delle principali società scientifiche in merito, mentre un box riassume le risposte ad alcune delle principali Faq.

I probiotici sono più efficaci se la preparazione ne contiene di più e di diverse specie? Non necessariamente. Sarebbe meglio assumere probiotici testati in studi effettuati sull’uomo: a volte i benefici sono apportati da una singola specie in dosi inferiori rispetto a quelle presenti in altri prodotti commerciali. Se la persona è sana e vuole solo avere benefici generici, vanno bene sia i probiotici di qualsiasi tipi che i cibi fermentati.

Va bene lo yogurt per combattere la diarrea da antibiotici? Per un effetto specifico è bene assumere i ceppi che hanno dimostrato di essere efficaci, che non sono necessariamente presenti negli yogurt. I soli che sono sempre presenti negli yogurt sono infatti il Lactobacillus bulgaricus e lo Streptococcus termophilus, che non sopravvivono al transito intestinale e non hanno quindi effetto (tranne che per l’intolleranza al lattosio).

Per le persone sane che puntano a generici benefici dei probiotici, può essere sufficiente il consumo di cibi fermentati

Gli zuccheri negli yogurt vanificano l’effetto dei probiotici? No: la maggior parte degli studi effettuati è stata condotta in yogurt zuccherati. È bene comunque ricordare che non bisogna eccedere con gli yogurt zuccherati, che devono far parte di una dieta bilanciata.

I probiotici fanno bene alle persone sane? Alcuni studi hanno mostrato benefici assai modesti in condizioni quali leggeri disturbi dell’apparato gastrointestinale e di quello respiratorio, ma è molto difficile sostenere che siano dovuti ai probiotici.

Com’è la normativa che ne regola il commercio? Negli Stati Uniti la maggior parte sono venduti come integratori alimentari o alimenti, e regolati dalla FDA. Non si richiedono gli stessi controlli necessari per i farmaci prima dell’immissione in commercio, ma è obbligatorio produrli rispettando le regole GMP (Good Manufacturing Procedures). È poi obbligatorio apporre etichette veritiere e non ingannevoli. Il rispetto di tali norme richiederebbe risorse che la FDA non è sempre in grado di assicurare, ed è quindi possibile che siano venduti anche prodotti che non le rispettano.

Gli zuccheri degli yogurt non vanificano l’effetto dei probiotici

I prodotti da frigo sono migliori di quelli da conservare a temperatura ambiente? La stabilità dei probiotici dipende dal ceppo e dalla formulazione: alcuni richiedono le basse temperature, altri no. È importante controllare sempre la scadenza e la corretta conservazione.

È meglio assumerli in alimenti o come supplementi? Non c’è differenza: è importante assumerli solo per lo scopo per il quale sono consigliati.

Che differenza c’è tra probiotici e prebiotici? I probiotici sono batteri vivi, i prebiotici non sono esseri viventi ma sostanze utili ai probiotici per vivere e proliferare, e molto spesso si tratta di fibre.

Il nostro corpo ospita già moltissimi batteri: che differenza possono fare i pochi assunti come probiotici? L’organismo umano contiene svariati trilioni di batteri, ma ciò non significa che tra tutte le popolazioni presenti vi sia il giusto equilibrio. Talvolta assumere un ceppo specifico aiuta a riequilibrare la flora, soprattutto quella intestinale, e questo può avere un effetto positivo in alcune condizioni.

© Riproduzione riservata

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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2 Commenti

  1. Avatar

    L’argomento è molto complesso e coinvolge funzioni collegate al microbiota intestinale che non sono per niente ben comprese anche se sui meccanismi apparenti ci lavorano in tanti.

    Dopo aver letto questo documento del 2016 di Lucio Capurso primario di gastroenterologia https://www.recentiprogressi.it/articoli.php?archivio=yes&vol_id=2296&id=24682&
    ho ringraziato la mia buona stella nell’aver scelto inconsapevolmente molti anni fa i prebiotici e i crauti fermentati per combattere la mia colite nervosa ora sostanzialmente sconfitta.
    Avevo comunque un buon alleato , la mia appendice, che mi ha aiutato nel compito , chi ha subito l’appendicectomia è parecchio penalizzato.

  2. Avatar

    “il Lactobacillus bulgaricus e lo Streptococcus termophilus, che non sopravvivono al transito intestinale”

    Nell’intestino non arrivano proprio, ci pensano i succhi gastrici a ucciderli, l’effetto benefico dello yogurt non è dovuto ai bacilli in quanto tali ma ai loro prodotti, che non vengono distrutti nella digestione.

    Uno dei problemi nella riduzione delle disbiosi è che è difficile reintrodurre i ceppi utili perché quasi tutti vengono distrutti nello stomaco e vanno reintrodotti o in capsule a lento scioglimento o per altra via.