Quando si fa la spesa e si arriva allo scaffale degli oli sorge spontaneo chiedersi perché l’olio extra vergine sia venduto a un prezzo simile a quello semplice di oliva. Eppure stiamo parlando di un condimento ottenuto da olio classificato lampante, perché estratto da olive troppo mature o con un gusto e un’acidità che lo rendono non idoneo al consumo. Per questo viene sottoposto a rettificazione, eliminando odori e sapori vari, e integrato con il 5-10% di extra vergine che conferisce colore e gusto. Ben diverso è il percorso dell’extra vergine di oliva ottenuto dalla spremitura di olive sane, che viene filtrato e imbottigliato mantenendo sapori, odori e caratteristiche nutrizionali di eccellenza.
Per rendersi conto della differenza tra i due prodotti basta condire l’insalata o un piatto di verdure. L’olio di oliva arricchisce il piatto con ben pochi aromi e ancor meno sapori rispetto all’extra vergine. Nonostante questa diversità qualitativa il prezzo sullo scaffale dei grandi supermercati è pressoché identico. Da Esselunga l’olio di oliva a marchio della catena indica 5,79 €/l, e l’extra vergine 5,89 €/l (rilevazione online 2 febbraio 2023). Da Coop il listino dell’olio di oliva a marchio indica 5,19 €/l, mentre l’extra vergine lievita a 5,79. Come si vede il differenziale varia da 20 a 50 centesimi di euro. Com’è possibile?
Le differenze tra olio di oliva ed extra vergine
Rispondere non è facile perché stiamo parlando di prodotti dalle caratteristiche organolettiche e merceologiche diverse. ““È il mercato che fissa i prezzi – risponde Alberto Grimelli direttore del sito Teatro Naturale e considerato uno dei maggiori esperti sul tema –. In Europa il dominus è la Spagna ed è lei che fissa le regole, essendo il Paese con la maggiore produzione, con una media negli ultimi cinque anni di 1,5 milioni di tonnellate prodotte, ovvero cinque volte tanto la produzione italiana.”
“L’industria olearia spagnola – continua Grimelli – è molto meccanizzata e adotta programmi di coltivazione e sistemi di raccolta di tipo “industriale”. Il metodo permette grosse economie di scala ma ha un inconveniente, favorisce la quantità a discapito della qualità. Per questo motivo il 60-70% dell’olio prodotto è classificato come vergine o lampante, ovvero olio che presenta difetti. Quello extra vergine rappresenta la rimanente quota e non tutto è di buona qualità, e comunque non ha uno standard comparabile con l’olio made in Italy”
Gli interessi della Spagna
In questa situazione l’interesse principale della Spagna è vendere a buon prezzo l’olio lampante, che dopo la rettificazione diventa olio di oliva, per soddisfare le richieste del mercato interno. “Per capire la situazione – afferma Grimelli – va detto che se in Italia il riferimento nel mercato all’ingrosso dell’olio è l’extra vergine di oliva, in Spagna è il lampante. Si tratta di un rovesciamento della prospettiva dovuta al tipo di produzione e al tipo di richiesta del mercato spagnolo, dove i consumi di olio di oliva sono superiori a quelli dell’extra vergine. Un po’ come era in Italia trent’anni fa”. Gli spagnoli infatti usano molto olio di oliva per friggere, mentre gli italiani in cucina impiegano quasi esclusivamente extra vergine (che rappresenta l’80% e più delle vendite nella grande distribuzione) scegliendo spesso quello più economico per gli alimenti da cuocere e quello più pregiato per condire a crudo.
Il risultato è che adesso alla borsa di Jaen, la “capitale” dell’olio in Andalusia, la regione più ricca di ulivi al mondo, il prezzo dell’olio lampante oscilla intorno ai 4,6-4,8 €/kg e la differenza con l’extra vergine è di circa 50 centesimi. “C’è stato un momento a dicembre – aggiunge Grimelli – in cui la differenza di prezzo era di 20-30 centesimi.”
La situazione in Italia
A noi italiani la questione suona strana perché abbiamo sempre considerato l’olio d’oliva un condimento di serie B, ma da tempo non siamo più noi a fissare le regole. È vero che l’olio extra vergine italiano ha una qualità mediamente superiore rispetto a quello spagnolo, e che da noi ci sono produzioni di pregio vendute a prezzi decisamente superiori, ma la grossa fetta del mercato è fatto da marchi di grandi aziende che utilizzano miscele di oli dove prevale quello spagnolo. Per questo motivo sullo scaffale del supermercato un litro di extra vergine costa solo 6,00 €. Se poi capita di imbattersi in una promozione o in un sottocosto (come avviene spesso), allora una bottiglia di extra vergine può arrivare a costare anche qualche cosa meno dell’olio di oliva.
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Giornalista professionista, direttore de Il Fatto Alimentare. Laureato in Scienze delle preparazioni alimentari ha diretto il mensile Altroconsumo e maturato una lunga esperienza in test comparativi. Come free lance si è sempre occupato di tematiche alimentari.
Se l’extra vergine italiano costa decisamente di più di quello spagnolo che non è nemmeno di grande produzione e quindi di nostra massiccia importazione, come fa ad influenzare così pesantemente la formazione del prezzo sui nostri scaffali?
Devono esserci altre ragioni non affrontate nell’articolo, come altre importazioni a prezzo basso da altri paesi, oppure mal pensando forti manipolazioni sia dei prezzi sia delle miscele di varia provenienza.
L’Italia importa grandi quantità di olio spagnolo che influenzano il prezzo in alcune annate si è arrivati al 70%
Personalmente , non facendo un uso così smodato dell’olio extra vergine, non ho mai preso in considerazione un prodotto che avesse un costo pari o minore di 10 euro. Senza contare che opto solamente per produzioni artigianali di stampo biologico/biodinamico.
Non compro olio al supermercato, ma solo extravergine da produttori italiani accuratamente scelti. Costa di più, ma usiamo solo olio a crudo , le quantità sono ridotte e la qualità è ottima.
Per fortuna ho qualche olivo che mi assicura l’olio per condire.Per cucinare compro l’olio al supermercato, olio extravergine anche prodotto nell’Unione europea. Da quanto ho letto qui però sceglierò un extravergine italiano
Per avere partecipato alla raccolta delle olive, presso uliveti di proprietà di conoscenti, e avere quindi constatato personalmente quante olive sono necessarie per produrre un litro di olio extravergine, ritengo semplicemente impossibile che un olio di qualità possa costare meno di €15 al litro. Prezzo elevato, certo, ma che corrisponde ad un controvalore basso rispetto alla fase di raccolta, conferimento e, molitura, imbottigliamento, ecc del prodotto. In seguito a questa esperienza sono diventato molto più consapevole della situazione, della qualità e delle modalità di consumo di questo bene prezioso. E preferisco ridurre il consumo a favore della qualità
Forse un buon olio si trova anche a meno
Bisogna capire, cosa uno intende per” buon Olio”. E’ più economico allora, farselo regalare.
Uso solo l’olio extravergine di oliva per qualsiasi necessità . Però aspetto sempre l’offerta del mio preferito e ne faccio scorta.
Olio extra vergine di Oliva. sarà che avendo sempre avuto la passione per la campagna. Oltre 50 anni fa feci le scuole agrarie e poi ebbi la fortuna che mio suocero lo autoproduceva, così di olio EVO a casa nostra non è mai mancato, sino a che non è arrivata la Xilella in Salento che ha distrutto quasi tutto. Ho appena finito di reimpiantare alcune piante che spero possano almeno garantirci la produzione per la mia famiglia. mentre a livello GDO: occhio al produttore, che sia solo olive di produzione italiane e non straniere, alla qualità (meno a chi lo confeziona) leggi bene le etichette e non scegliere quello a basso prezzo, che mai ti garantirà un buon prodotto. Quì un detto dice: come paghi: mangi!
Scusate, ma di che oli parlate? Personalmente a Milano quasi in tutti i supermercati, non si trovano oli ai prezzi di cui parlate voi. Io in Coop ed Esselunga per un litro di olio Extra vergine spendo da 9 a 10 euro, e non parliamo di quelli che superano anche i 12 euro. Quindi non capisco!
Si trovano anche oli extra vergini a 8-9 euro al litro
Io compro olio d’oliva extravergine bio direttamente dal produttore (Abruzzo) ma il prezzo non è certo quello dei supermercati. Sicuramente però il sapore è ben diffferente nelle insalate. Uso invece l’extravergine dei supermercati per cucinare e lo trovo comunque discreto.
Quando si parla di olio extravergine continuo a non capire perché quello italiano sia superiore a quello spagnolo. Per essere dichiarato extravergine tutto l’olio deve rispettare alcuni parametri di legge che, se non sbaglio, sono uguali per tutta l’Europa. In cosa consiste questa maggiore qualità dell’olio italiano? aromi e profumi? Ok ma quanti sanno apprezzarne le differenze? non è che il nostro territorio presenta caratteristiche tali da impedire una coltivazione industriale dell’olivo e ci attacchiamo a questi aspetti, effimeri, per convincere i consumatori di questa superiorità e in questo modo semplicemente tutelare i nostri produttori (e ovviamente anche i loro dipendenti) che non riescono ad avere le economie di scala spagnole? Purtroppo il prezzo dell’olio e di molte altre merci non è un parametro che può garantire la qualità e bontà del prodotto.
L’olio extra vergine italiano Dop in genere ha una qualità superiore, poi ci sono oli di alcune località siciliane che sono di pregio ma a parte questi aspetti lei ha ragione quando dice che il marchio made in Italy non vuol dire per forza a olio di qualità. Poi dipende anche dalle annate. Ogni partita di olio ha una sua storia. Diciamo che quello spagnolo non è in genere fra migliori, ma il risultato finale ovvero il blend che trova in bottiglia è ottenuto da un mix di oli europei e ogni azienda fa le scelte e stabilisce la qualità.
Non compro olio d’oliva nei supermercati perchè per friggere uso oli di semi mentre per condire a freddo o a tiepido uso esclusivamente olio da frantoio conosciuto.