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Allevare polli senza antibiotici si può. Il caso del Campese Amadori e di realtà come Fileni, Guidi, Coop e ValVerde che puntano su qualità e benessere

Per allevare il pollo senza antibiotici è necessaria una particolare attenzione all’igiene della lettiera e degli spazi

Allevare un pollo senza antibiotici si può: lo dimostra l’interesse crescente delle aziende del settore, confermato dalla scelta di Amadori, che proprio in questi giorni sta lanciando il pollo Campese senza antibiotici. Un percorso che passa dalla scelta di razze a lento o medio accrescimento – adatte per l’allevamento all’aperto e resistenti alle patologie che comportano l’uso di antibiotici – allevate in condizioni di benessere con una particolare attenzione all’igiene della lettiera e agli spazi.

La prima azienda in Italia a fare questa scelta è stata qualche anno fa la Società agricola Guidi di Roncofreddo. Oggi anche altre aziende propongono linee senza  antibiotici in linea con il disciplinare di etichettatura volontaria del pollame di Unaitalia, autorizzato dal MIPAF. Stiamo parlando di  marchi come: Fileni con la linea Rusticanello e ValVerde con Gran Selezione. Anche sul fronte dei prodotti firmati dalle catene di supermercati ci sono novità. Dallo scorso novembre Coop propone la Linea Fiorfiore (faraona, grangallo e livornese) allevata senza antibiotici fin dalla nascita.

L’ultimo arrivato tra i polli senza antibiotici è il Campese di Amadori

Si sta affermando sul mercato una scelta diversa rispetto all’allevamento convenzionale al chiuso, ma anche rispetto al biologico, per il quale – è utile ricordare – i trattamenti antibiotici a scopo terapeutico sono ammessi quando si rivelano indispensabili per debellare un’infezione.

L’ultimo arrivato in questa famiglia è il pollo Campese, una razza rustica a medio accrescimento – macellata dopo 56 giorni di età, rispetto ai 70/80 dei polli a lento accrescimento – che presenta una carne più compatta e soda rispetto a quella del pollo standard  macellato dopo 40-45 giorni e  allevato in capannoni chiusi. “I Campese crescono  all’aperto, in Puglia, in aziende agricole che lavorano con un contratto di soccida” spiega Amadori. In genere si tratta di contadini che affiancano questa attività a quella agricola, e per contratto ricevono i pulcini nati da un giorno insieme al mangime “vegetale e senza OGM”.

Pollo, faraona e grangallo della linea Coop Fiorfiore sono allevati senza antibiotici

Oltre a ciò la società mette a disposizione l’assistenza tecnica e veterinaria. Il sistema all’aperto è iniziato nel 2.000 a livello sperimentale, aprendo dei varchi nei capannoni per consentire agli animali di uscire liberamente nell’area situata a fianco della struttura. Adesso i capannoni per l’allevamento all’aperto sono un centinaio e si trovano principalmente in provincia di Foggia. In queste strutture si applica il regolamento europeo del 2008, che fissa lo spazio di un metro quadro per ogni animale, e la possibilità di trascorrere fuori dal capannone in aree ricche di vegetazione, almeno metà della vita.

Queste condizioni hanno permesso di ridurre progressivamente l’uso di antibiotici, fino al completo azzeramento. “Dalla metà del mese di febbraio 2017 – spiegano in Amadori – tutti i polli venduti con il marchio Campese sono allevati senza antibiotici. Quando per qualche motivo in un capannone si presenta una patologia, non risolvibile attraverso la somministrazione di integratori naturali e altre misure di contenimento, per il benessere degli animali si interviene con gli antibiotici. Questi polli vengono macellati dopo che è trascorso il periodo di sospensione previsto per legge per garantire l’assenza di residui di antibiotici nelle carni, ma seguono un’altra filiera e sono venduti con un altro marchio”.

L’azienda agricola Guidi di Roncofreddo è stata la prima a proporre un pollo senza antibiotici

Per ora il Campese è un prodotto di nicchia: nel 2015 ne sono stati venduti dieci milioni di capi, che corrispondono approssimativamente al 10% della produzione aziendale. La differenza si riscontra anche nel prezzo superiore del 30% rispetto al classico broiler. Per il momento il pollo Amadori senza antibiotici è presente nelle rosticcerie, nelle macellerie e nei banchi gastronomia, anche se si sta cercando di ampliare la presenza sugli scaffali dei supermercati.

L’azienda sta puntando a una progressiva riduzione nell’uso di antibiotici anche negli allevamenti dei classici broiler. “Siamo stati tra i principali promotori del piano nazionale per la lotta all’antibiotico-resistenza emanato nel 2015, e le azioni di questi anni hanno permesso di ridurre sensibilmente la quantità di medicinali”, si legge nel sito.

pollo senza antibiotici
Il pollo senza antibiotici è una realtà sempre più ambita

Nel corso dell’ultimo anno un’ulteriore riduzione del 50% è stata convalidata, sui dati di consumo, da un ente esterno specializzato nel settore delle carni come CSQA. Il medesimo ente ha rilasciato la certificazione per poter utilizzare la dicitura presente sulle etichette “allevato senza antibiotici”. È importante capire che il pollo senza antibiotici non è un miracolo, ma il risultato del miglioramento delle condizioni ambientali negli allevamenti – dall’aerazione, al riscaldamento, dalla cura della lettiera alla formazione degli operatori. Resta solo da sperare che altre aziende seguano l’esempio di Guidi, Fileni, Valverde, Coop e Amadori, adottando iniziative in grado di limitare il diffondersi dall’antibiotico-resistenza, a tutela dei consumatori, dell’ambiente e del benessere animale.

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  Paola Emilia Cicerone

Paola Emilia Cicerone
giornalista scientifica

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8 Commenti

  1. Anche quelli già cotti della rosticceria sono senza antibiotici?
    Grazie,
    Cri

  2. avete visionato il disciplinare? in caso di patologie cosa prevedono?

    • Valeria Nardi

      dal testo: “Quando per qualche motivo in un capannone si presenta una patologia, non risolvibile attraverso la somministrazione di integratori naturali e altre misure di contenimento, per il benessere degli animali si interviene con gli antibiotici. Questi polli vengono macellati dopo che è trascorso il periodo di sospensione previsto per legge per garantire l’assenza di residui di antibiotici nelle carni, ma seguono un’altra filiera e sono venduti con un altro marchio”.”

  3. che bello quando alcune aziende si muovono in questo modo !!! spero di trovare prodotti anche non confezionati

  4. annamaria ferramosca

    Si può sapere se la pellicola che copre ilpollo nella vaschetta contiene ftalati e bisfenoloA ? E se no, questo è dichiarato sulla confezione ? Grazie

  5. grazie
    purtroppo non sono riuscito a trovare il disciplinare né sul sito di Amadori né su quello del MIPAF, quindi devo scomodare voi
    la pubblicità parla di polli allevati all’aperto, il testo riportato dice “se in qualche capannone”
    quindi ogni capannone ha un sito esterno dedicato?
    il disciplinare dovrebbe anche dire come vengono confinati i soggetti colpiti d patologia e come viene gestita la cross-contamination nei mangimi