Una persona tiene tra le mani un piatto con burger vegetale, carote e cipolla arrosto, a sinistra un cucchiaio di legno con spezie a destra un burger vegetale da cuocere e un tagliere con carote a rondelle: concept: prodotti vegetali, plant based, prodotti vegani

L’UE trova un compromesso sulle denominazioni dei prodotti vegetali: vietati 31 nomi legati alla carne. Consentiti  burger, salsiccia e nugget

L’Unione europea ha deciso di mettere ordine nei nomi dei prodotti vegetali che imitano la carne. Ma il risultato è un compromesso che rischia di lasciare scontenti un po’ tutti. Dopo il rinvio di dicembre, quando il negoziato tra Parlamento europeo e Consiglio – il cosiddetto Trilogo – è collassato, le istituzioni europee hanno approvato una lista di 31 denominazioni carnee che non potranno più essere utilizzate per prodotti vegetariani o vegani. Tra queste figurano parole come manzo, pollo, agnello, bacon, bistecca, costata, petto, ala e fegato, oltre a vari nomi di tagli tipici della macelleria come filetto o T-bone. Secondo il testo concordato, questi termini saranno riservati esclusivamente ai prodotti che contengono carne, definita come “parti commestibili di animali”. Il divieto riguarda quindi anche eventuali prodotti ottenuti da colture cellulari, anche se in Unione Europea ancora non esistono.

Al tempo stesso però Bruxelles ha rinunciato a una linea più rigida che era stata proposta in precedente dall’europarlamentare francese Céline Imart (PPE) e approvata dal Parlamento Europeo nell’ottobre del 2025. Termini ormai entrati nell’uso comune, come ‘burger’, ‘salsiccia” o ‘nugget’, continueranno a poter essere utilizzati anche per prodotti vegetali, purché sia chiaro che si tratta di alimenti plant-based.

Assortimento di sostituti vegetali della carne (burger, salsicce, trita, nugget e cotolette) attorno a una lavagnetta luminosa con la scritta “plant based meat”; concept: prodotti vegetali, prodotti vegani
Termini ormai entrati nell’uso comune, come ‘burger’, ‘salsiccia” o ‘nugget’, continueranno a poter essere utilizzati anche per prodotti vegetali

Tra consensi e critiche

Il compromesso è stato salutato come una vittoria da parte di alcuni rappresentanti degli allevatori, che chiedevano una tutela delle denominazioni tradizionali. Ma non mancano le critiche. L’Organizzazione europea dei consumatori (BEUC) ha definito la misura “deplorevole e inutile”, sostenendo che i consumatori sanno già distinguere tra un hamburger di carne e uno di soia. In effetti prodotti come “burger vegetali” o “salsicce vegane” sono sugli scaffali europei da anni e raramente generano equivoci: è difficile immaginare che qualcuno confonda una confezione di burger di soia con una di manzo.

Le nuove regole fanno parte di una riforma più ampia della politica agricola europea pensata per rafforzare il potere contrattuale degli agricoltori nella filiera alimentare. I produttori avranno comunque tre anni di tempo per adeguarsi alla normativa prima che entri definitivamente in vigore.

Resta però un paradosso: dopo anni di dibattito politico sul nome degli alimenti vegetali, l’Europa ha scelto una via di mezzo che lascia sul mercato i burger di soia ma vieta le bistecche veg. Una soluzione che forse protegge alcune parole, ma difficilmente chiarirà davvero le idee ai consumatori.

I 31 nomi vietati per i prodotti vegetali e quelli consentiti

L’accordo europeo stabilisce che questi nomi sono riservati solo ai prodotti di origine animale: beef (manzo), veal (vitello), pork (maiale), poultry (pollame), chicken (pollo), turkey (tacchino), duck (anatra), goose (oca), lamb (agnello), mutton (montone), ovine (ovino), goat (caprino), drumstick (coscia di pollo), tenderloin (filetto), sirloin (controfiletto), flank (fianco), loin (lombo), ribs (costine), shoulder (spalla), shank (stinco), chop (braciola), wing (ala), breast (petto), thigh (coscia), brisket (punta di petto), ribeye (costata), t-bone, rump (scamone), bacon (pancetta), steak (bistecca), liver (fegato).

I nomi ancora consentiti sono: burger, salsiccia, nugget, hamburger, polpette.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos.com

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Osvaldo F
Osvaldo F
7 Marzo 2026 16:54

A me pare un finale ragionevole. Chiarezza senza confusione. Alla fine si è scelto quello che è l’uso già comune di certi termini. Ed in sostanza mi pare si sia permesso l’uso di termini che si riferiscono alla forma del prodotto, mentre per il contenuto si mantiene la riserva alla materia originale. Bistecca vegetale sarebbe comunque comprensibile, però un po’ ardita

Daniela
Daniela
10 Marzo 2026 09:47

Quante perdite di tempo inutili! Finora non c’è stata confusione, sia perché i “consumatori” prima di essere apparati di consumo sono esseri umani, che un minimo di capacità di ragionamento ce l’hanno ancora; poi poerché questi prodotti non sono mai stati venduti dal macellaio, dal pollivendolo, o nel reparto carni dei supermercati, ma in apposita sezione di cibo vegetariano o vegano. Se uno butta la merce nel carrello senza nemmeno guardare da dove la prende, beh, allora il problema non è nella denominazione del prodotto. Nei supermercati si vende anche cibo per animali, chissà che delizie a pranzo e cena, con quelle scatolette così attraenti, di marche sempre nuove…

Marco
Marco
10 Marzo 2026 10:26

mah…una ne fanno, cento ne pensano ( e tutte male). Bella la cosa del Bacon=Pancetta. Non solo sono tagli ben diversi, hanno anche lavorazione e utilizzo completamente differenti.

Anna
Anna
11 Marzo 2026 08:48

Bravi, queste sono le regolamentazioni importanti sul cibo! A me capita spesso di fare colazione col latte detergente e il burro di cacao…

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