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La plastica? Usarla in modo responsabile. La proposta della Commissione che mette al bando 10 oggetti monouso

plastica, mare, inquinamento 10 prodotti rappresentano l’86% degli oggetti di plastica monouso trovati sulle spiagge e costituiscono circa la metà dei rifiuti marini. Per questo  motivo la Commissione europea ha deciso di mettere un freno alla  produzione, bandendoli definitivamente o disincentivandone l’utilizzo da parte dei consumatori. Sostituire gli articoli in plastica monouso più comuni con altri che hanno un valore aggiunto superiore è un’opportunità economica. Secondo la Commissione può creare migliaia di posti di lavoro, oltre a evitare danni ambientali che altrimenti valutati in 223 miliardi di euro fino al 2030.

La nuova proposta cerca di affrontare le cause del problema, valutando come questi oggetti sono prodotti, distribuiti e usati  Ci sono anche considerazioni su come vengono smaltiti e sul perché finiscono sulle spiagge, nei mari e negli oceani con le iniziative da adottare per ogni categoria.

plastica stoviglie usa e getta
La Commissione propone di vietare stoviglie e posate in plastica monouso
  • Divieto di usare la plastica per alcuni prodotti laddove esistono alternative  disponibili e accessibili. Il divieto si applicherà a cotton fioc, posate, piatti, cannucce, agitatori per bevande e bastoncini per palloncini, che dovranno essere realizzati esclusivamente con materiali più sostenibili. I contenitori monouso in plastica per bevande saranno ammessi sul mercato solo se tappi e coperchi resteranno attaccati al corpo del contenitore.
  • Riduzione dei consumi. Gli Stati membri dovranno ridurre l’uso di contenitori di plastica per alimenti e bicchieri per bevande. Potranno farlo impostando obiettivi  nazionali, mettendo a disposizione prodotti alternativi nei punti vendita o garantendo che gli oggetti in plastica monouso non possano essere forniti gratuitamente.
  • Obblighi dei produttori. I produttori contribuiranno a coprire i costi di gestione e rimozione dei rifiuti dall’ambiente oltre ad adottare misure di sensibilizzazione per il corretto smaltimento di contenitori per alimenti, pacchetti e confezioni monouso in genere (come quelle per patatine e merendine), contenitori e tazze per bevande, prodotti da tabacco con filtri (come mozziconi di sigarette), salviettine umidificate, palloncini e sacchetti di plastica leggeri. L’industria riceverà anche incentivi per sviluppare alternative meno inquinanti.
  • Obiettivi di raccolta. Gli Stati membri saranno obbligati a raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica per bevande monouso entro il 2025, ad esempio attraverso sistemi di deposito su cauzione.
  • Requisiti dell’etichettatura. Alcuni prodotti dovranno essere chiaramente etichettati  in modo che i consumatori riconoscano il potenziale impatto negativo sull’ambiente e sappiano dove devono essere smaltiti. La misura si applicherà agli assorbenti igienici, salviettine umidificate e palloncini.
  • Misure di sensibilizzazione. Gli Stati membri saranno obbligati a sensibilizzare i consumatori in merito all’impatto negativo dei rifiuti di plastica e attrezzi da pesca monouso, nonché sui sistemi di riutilizzo e sulle opzioni di gestione dei rifiuti per i prodotti.
colored plastic cocktail tubes standing in a glass
Tra gli oggetti monouso in plastica da vietare compaiono anche le cannucce

La scelta è che i produttori di articoli monouso in plastica dovranno pagare per i costi di pulizia e riciclaggio in linea con il principio “chi inquina paga”, un obbligo stabilito dal trattato sul funzionamento dell’Unione europea. I cosiddetti regimi di responsabilità estesa (EPR) è già un sistema consolidatoper il settore del packaging, dove i produttori accettano di contribuire, che con la nuova legislazione sui rifiuti verranno estesi a tutti gli imballaggi.

La proposta legislativa prevede che le aziende più inquinanti debbano coprire in misura maggiore i costi di risanamento ambientale poiché contribuiscono a generare un problema. Attualmente, i costi di gestione per gli oggetti in plastica monouso sono sostenuti dal settore pubblico – in ultima analisi dai contribuenti – e da altri soggetti privati come le industrie del turismo e della pesca fortemente colpite dai rifiuti marini.

E le microplastiche? Il progetto prevede per quelle aggiunte intenzionalmente a  cosmetici, vernici o detergenti, un parere dell’Agenzia europea delle sostanze chimiche (Echa) per considerare una restrizione. Lo stesso processo è in corso per le cosiddette plastiche oxo-degradabili.

rifiuti plastica oceano inquinamento
Secondo la Commissione Ue, la proposta potrebbe eliminare la metà dei rifiuti plastici che finiscono nei mari

Per le altre microplastiche che finiscono nell’oceano come ad esempio quelle generate dall’usura dei pneumatici e dal lavaggio dei tessuti o della produzione primaria di plastica, il problema verrà affrontato misurando la reale quantità di microplastiche emesse, adottando una migliore etichettatura e possibili misure normative attraverso il trattamento delle acque reflue. Per gli scarti plastici in produzione verrà stabilito uno schema di certificazione obbligatorio lungo tutta la catena.

La nostra proposta cancellerà la metà dei rifiuti dispersi nei mari, eviterà danni ambientali per 23 miliardi nel 2030, costerà all’industria 2,3 miliardi ma produrrà un risparmio di 6,5 miliardi per i consumatori” sostiene Karmenu Vella, il commissario Ue per l’ambiente, gli affari marittimi e la pesca, che ricorda come “Circa il 95% del valore degli imballaggi di plastica, ovvero 105 miliardi, viene perso ogni anno. Vogliamo innovare il business per trovare alternative sostenibili e usare più materiale riciclato.

“La plastica può essere fantastica, ma dobbiamo usarla in modo più responsabile” ha dichiarato invece il vicepresidente Jyrki Katainen, affermando anche che “Le materie plastiche monouso non sono una scelta economica o ambientale intelligente e le proposte aiuteranno imprese e consumatori a orientarsi verso alternative sostenibili”.

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  Luca Foltran

Luca Foltran
esperto sicurezza dei materiali

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5 Commenti

  1. Il leone è scappato!! Rincorriamo il leone.
    Addosso ai lobbisti che hanno prodotto, sponsorizzato ed anche bloccato iniziative anti invasione delle plastiche.
    E’ il tempo dei lobbisti pro riciclo e recupero, ben vengano a salvare il pianeta dall’invasione prevista, non vista e tollerata per decenni.
    A quando direttive preventive previdenti e lungimiranti, anche se impopolari ed anti business distruttivo?

  2. Mi auguro si realizzi a breve quest’ottima iniziativa.

  3. In moltissimi imballaggi alimentari non si capisce di che materiale siano fatti oppure c’è scritto non ancora riciclabile.
    Moltissime aziende sono come bambini viziati, se non gli si tira le orecchie……

  4. Pasetti Manfredo

    Non riesco a capire come si possa essere preoccupati oggi dei cottonfioc sono decenni che esistono quelli fatti di carta e non di plastica possibile che non ci sia un provvedimento legislativo per mettere fuorilegge questi ultimi?
    Il sistema cauzione è in uso da parecchi anni in Croazia paese una facente parte dell’UE si potrebbe benissimo prendere spunto dalla loro esperienza.