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Plastic tax: intervista a Gianpiero Calzolari presidente di Granarolo “Ridurre la plastica è una necessità. Ma il problema non si risolve in un giorno”

plastica bottiglie inquinamento“La riduzione della plastica è una necessità, basta guardare in quanto poco tempo si riempie  il sacchetto di casa destinato alla raccolta differenziata”. Comincia così la chiacchierata con Gianpiero Calzolari presidente di Granarolo azienda che spende 67 milioni l’anno per acquistare 220 milioni di bottiglie in plastica e altri imballaggi in plastica.  “Dopo il benessere animale che viene garantito selezionando le stalle, la riduzione dello spreco di latte, che stiamo portando avanti cercando di fare approvare  una norma che liberalizza la data di scadenza del latte fresco, tra le nostre priorità c’è la riduzione della plastica. Il problema è complesso e purtroppo non può essere risolto con una semplice tassa di 1 euro al kg.  Sarebbe troppo semplice.  Noi ci lavoriamo da qualche anno e siamo riusciti a  ridurre il peso delle bottiglie e introdurre nelle nostre bottiglie la plastica riciclata. Già ora il 25%  degli imballaggi è ottenuto con  materiale di recupero dei contenitori alimentari chiamato R Pet, e pensiamo di raggiungere il 50% nel 2021.

Ma esistono alternative?

Purtroppo oggi non ci sono alternative, in grado di migliorare la situazione ambientale in modo significativo. Noi usiamo anche il vetro, ma si tratta di una proposta di nicchia impossibile da estendere all’intero mercato. Va però detto che considerando l’intero ciclo di vita dei materiali, le bottiglie di vetro hanno un impatto in termini di CO2 eq, 7 volte superiore. L’alternativa della plastica biodegradabili è interessante, ma risulta  impossibile da portare avanti oggi, perché il sistema di raccolta non è in grado di gestire il materiale. Durante l’Expo di Milano nel 2015 abbiamo presentato un prototipo di bottiglia fatta con la cassawa, una radice non edibile.

Il progetto ha registrato delle problematiche perché le aziende di raccolta dei rifiuti non sono in grado di separare le bottiglie dalle altre per cui alla fine il nuovo materiale compostabile viene considerato un elemento inquinante nel processo di riciclo, anche se conferito nell’umido.  Lo stesso problema lo ha avuto  Sant’Anna con le bottiglie di acqua minerale. Anche la distribuzione di latte crudo con bottiglie portate da casa è un’idea bella, ma impossibile da proporre al grande pubblico per i rischi igienici correlati”.

Coop è una delle poche catene di supermercati che ha iniziato a mettere i raccoglitori di bottiglie nei punti vendita

Cosa si può fare oggi per ridurre la quantità di plastica nel settore alimentare?

Il problema va condiviso e non si può pensare di penalizzare solo aziende produttrici e consumatori. La prima cosa è migliorare il sistema di raccolta, coinvolgendo anche le catene della grande distribuzione. Non bisogna inventare nulla di nuovo, si tratta di installare degli eco compattatori per bottiglie di Pet alimentare all’interno dei punti vendita come si fa in Germania o in Svezia. A fronte di ogni contenitore consegnato la macchina elargisce buoni spesa o riconosce una ricompensa in denaro. Il sistema è utilissimo perché in questo modo si seleziona solo la plastica alimentare e si salta un passaggio nella  filiera molto importante, separando i  contenitori  per alimenti dagli imballaggi di plastica. Si può pensare anche ad un sistema di vuoto a rendere.

Ma è così gravoso pagare 1 €/kg  come previsto dalla proposta di plastic tax?

Premesso che già paghiamo un contributo ai consorzi di recupero della plastica di 0,23 €/kg, secondo i nostri calcoli la plastic tax  graverebbe su ogni litro di latte per circa 5 centesimi. Si tratta di un importo che verrebbe scaricato sul prezzo, con un’inevitabile riduzione delle vendite perché nessuna azienda si potrebbe totalmente far carico di una tassa così gravosa. Portare  avanti progetti di riduzione della plastica è giusto, ma visto che sostituire la plastica delle bottiglie è molto difficile oggi, bisogna prevedere  incentivi  per le aziende virtuose che stanno modificando gli impianti e hanno già convertito le linee per usare plastica riciclata come prevede l’UE. Un altro elemento importante è dare  alle aziende  il tempo di convertire la produzione utilizzando materiali alternativi laddove esistano. In molti settori come quello delle vaschette per l’ortofrutta esistono già materiali compostabili, ed è ragionevole concedere 1-2 anni per la conversione affiancando comunque provvedimenti e incentivi.

Il governo deve prevedere incentivi correlati alle politiche aziendali di riduzione della plastica

Ma allora è solo una questione di tempo?

No. Un altro problema da risolvere riguarda la disponibilità di plastica riciclata ricavata dalle bottiglie il cosiddetto R Pet da utilizzare per quelle nuove. In Italia ne produciamo poco e  dobbiamo importarlo. Si tratta di un paradosso visto che siamo i principali  produttori di contenitori del continente e che l’UE prevede l’impiego di questo materiale nel 30% di tutti gli imballaggi entro il 2030.

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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7 Commenti

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    Costante Pinelli

    Negli anni a cavallo del 2000 dopo aver già introdotto per primo il contenitore di PET nel settore del latte fresco e del microfiltrato nell’azienda lattiera allora leader , in collaborazione con il maggior produttore mondiale di PLA (polimero compostabile) a quel tempo in fase pilota, ed un produttore di impianti di iniezione e soffiaggio nazionale , riuscimmo ad ottenere una bottiglia in PLA uguale a quella in PET che non si ritenne possibile introdurre sul mercato a causa di un costo doppio della materia prima di packaging, neppure per un latte “premium” come il “Biologico”.
    Seguì dopo qualche anno l’esperimento, poi rientrato, di Acqua Panna per l’infanzia.
    Condivido pienamente quanto asserito da Giampiero Calzolari, e mi sorge spontanea la domanda da fare agli organi ministeriali ed agli attuali governanti: NON E’ IL CASO QUANDO SI PRENDONO DECISIONI QUALE QUELLA DI UNA TASSA DA BEN UN EURO /KG DI POLIMERO DESTINATO AGLI IMBALLAGGI DI SENTIRE (sistematicamente) IL PARERE PREVENTIVO, I PRO ED I CONTRO DELLE FILIERE COINVOLTE, senza cercar di mettere le bandierine di parte su provvedimenti fiscali , ma anche ideologici, che possano avere , come hanno, aspetti e risvolti anche molto negativi ? NON SI RISCHIEREBBE DI FAR DANNI E PERDITA DI CREDIBILITA’ , DEI QUALI NON ABBIAMO PROPRIO BISOGNO

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    Chiediamo ai produttori di plastica se dobbiamo usare la plastica?
    La soluzione ce l’abbiamo da sempre ed è il vetro. Riutilizzabile “all’infinito”, disponibile, economico ( dato che si riusa ). I detrattori dicono che è pesante da trasportare ma questo solo perchè il sistema ha abituato a considerare normale consumare acqua, latte, succhi preparati anche a migliaia di chilometri di distanza.

    Ancora oggi tantissimi ristoranti usano le bottigliette di plastica da mezzo litro mentre gli altri usano l’acqua dell’acquedotto, altra soluzione.

    Eccetera eccetera. L’errore è cercare una soluzione con le stesse idee che hanno portato al disastro.

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    Non facciamo i giacobini partendo da presupposti di essere latori di verità assolute, asserendo che la plastica sarebbe il demonio e il vetro la panacea di tutto. Verifichiamo lo stato dell’arte di materie prime, manufatti e tecnologie di confezionamento , protezione e conservazione degli alimenti e le possibilità REALI di progresso e miglioramento possibile verso un sistema ecologicamente più adeguato. Ciò senza scossoni e danni . Dopotutto il vetro ha un impatto energetico enorme ( ad esempio ne può essere riciclato ottimamente non piu’ del 30%, solo separato per colore, pesa enormemente di più anche in distribuzione, e richiede sistemi di gestione molto onerosi) rispetto alla plastica non compostabile, che se ben gestita può facilmente rientrare nel ciclo di recupero energetico dei rifiuti indifferenziati ,che in presenza di plastica bruciano meglio, con minori fumi, al posto di nuovo petrolio. Abbiamo presente quante tecnologie in campo alimentare sono state rese possibili dall’utilizzo di vari polimeri?. Non si pensa invece (non solo alternativamente) ad una spinta educazione al riciclo dei manufatti in plastica con regole adeguate ed incentivi, che oltre a ridurre drasticamente il problema servirebbe anche ad una migliore educazione ecologica ed a comportamenti piu’ responsabili della nostra società capace di ridurre l’utilizzo dei materiali in termini qualitativi e quantitativi ?
    > Mi dispiace, caro Foltran,la sua affermazione (non si chieda ai produttori di plastica se dobbiamo utilizzarla) risulta quantomeno “banale” e dissacrante. Non si può semplificare il tema in questo modo.
    Glielo dice chi ha lavorato per tanti anni in veste di responsabile di Qualità e Packaging con il vetro e poi anche con i contenitori di plastica e compositi semplici e sofisticati, lungo un lungo percorso di progresso tecnologico , anche nel vetro, teso alla massima riduzione possibile (anche in termini di costo).

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      Liberte'Egalite'Fraternite'

      Ascoltate bene:la plastica ha distrutto la terra(punto).Bisogna eliminarla (punto) Senza se e senza ma. La terra è di tutti non solo dei produttori avidi, ipocriti, falsi menefreghisti ecc.ecc. Cercate di rispettare l’ambiente e gli esseri umani e SMETTETELA di frignare come i bambini dell’asilo. Non abbiamo un’altro pianeta dove andare.

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    Sottoscrivo pienamente quanto dichiarato dal signor Luca , e poi possibile che solo quando si tocca il portafoglio dell’industria e c. sorgano i problemi?
    Il problema è noto da un pò di anni ma solo ora insorgono gli esperti ” così non si risolvono i problemi , ce la stiamo mettendo tutta ma ci vorranno anni , incentivi , il fuoco purificatore ecc.ecc”.
    Facilissimo accampare semplicismo degli oppositori allo status quo, problemi di sicurezza, filiere non adeguate ai compiti.
    Io per l’acqua potabile utilizzo l’acquedotto , potrei anche usare l’acqua del sindaco volendo , e mi servo di 2 caraffe di vetro che uso già da più di dieci anni, qual’è il raffronto in valori di co2 tra 2 caraffe di vetro e 3.650 bottiglie di plastica?
    In realtà ogni segmento di produzione , distribuzione e vendita agisce per proprie convenienze e quando qualcuno li rimprovera allora si schermano dietro la salvaguardia dei consumatori.

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    Attenzione ad eleggere la grande distribuzione organizzata a stella polare della società, lo spiego con un esempio che conosco bene: l’azienda dove lavoravo conservava e maturava banane, un cartone da 20 kg contiene circa 120 banane ma per i supermercati non era abbastanza espressivo della personalità del punto vendita e allora gran parte del prodotto doveva essere messo in vassoi da 4 frutti cadauno.
    Risultato finale 30 vassoi di polistirolo , 30 fazzoletti di film trasparente , 30 etichette , la necessità di costose attrezzature meccaniche e personale per il confezionamento , senza contare che il frutto è di tipo molto delicato e come dicevamo noi ognuno che lo maneggia lascia la sua impronta e occupavano il doppio dello spazio sul camion.
    Mi si spieghi che logica è questa tenendo anche conto che la merce danneggiata sfusa o confezionata veniva comunque resa come non conforme.

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    Ribadisco senza polemizzare oltre , usiamo la ragione partendo dalla situazione attuale senza proporre di tornare di colpo indietro di diverse decine d’anni come non fosse successo niente: non si possono dare soluzioni semplicistiche ed immediate a problemi complessi.

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