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Plasmon: pastina solo per lui? Ci sono ancora prodotti alimentari che si rivolgono solo ai bambini e non alle bambine

plasmonCi sono ancora dei prodotti alimentari che si rivolgono ai bambini e non alle bambine, sembra incredibile, eppure ci ha appena scritto una lettrice lamentando che la confezione della pastina al Plasmon “Astrini” riporta la dicitura “Tanti piccoli formati studiati per lui”. “Intendevo acquistare la pastina per la mia nipotina, ma forse non è studiata per lei”, scrive ancora la signora, “mi sono stupita: è possibile che un’azienda come la Plasmon non possa scegliere una formula più adeguata ai tempi, che includa anche le bambine?” C’è da aggiungere che la stessa frase è riportata su tutte le confezioni della linea, e che anche l’immagine ritrae un maschietto…

Abbiamo contattato Plasmon per una risposta che non è mai arrivata.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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23 Commenti

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    maurizio dallara

    Da quello che so la lingua italiana è maschilista in quanto la parola “neonato” è riferibile ad entrambi i sessi. Mi chiedo poi come faccia a dire che il neonato ritratto sulla confezione è maschio o femmina. A mia figlia se non metto orpelli tipicamente femminili non si distingue e non mi sembra che nel disegno ci siano orpelli né maschili né femminili… In tempi moderni mi viene da dire che il sesso di un bambino ( o devo dire bambino/a ) di pochi mesi non debba interessare.

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      paola emilia cicerone

      Beh, il bimbo ritratto non è un neonato e ha un aspetto piuttosto maschile.. Visto che oggi si adotta in genere il costume civile di parlare di ” bambine e bambini” ci voleva poco a trovare una formula per non escludere tutte le ” lei” che mangiano pastina…

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      maurizio dallara

      Ha un aspetto maschile !? E’ proprio vero che la malizia è nell’occhio di chi guarda.

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    A mio modo di leggere, è una frase senza riferimento al sesso dell’infante, intendendo LUI come “bambino”,ovvero esemplare di giovane età di essere umano (dove anche essere umano racchiude entrambi i sessi)

    • Valeria Nardi

      È un discorso che si può fare se si tratta di plurale, visto che, al plurale i termini maschili includono grammaticalmente i due sessi e si riferiscono, sia a uomini, sia a donne. “Lui” è un pronome personale singolare esclusivamente maschile e non è inclusivo. Sarebbe bastato scrivere “tanti piccoli formati studiati per loro”.

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      Ripeto, a mio parere (lungi da me pensare di avere ragione o voler convincere qualcuno), hanno erroneamente utilizzato LUI, al posto di BAMBINO, che gergalmente e non secondo la grammatica corretta è utilizzato per indicare un infante senza genere, come in una ipotetica frase: “il bambino nello sviluppo ha bisogno di….”
      Concordo quindi che sia uno scivolone del grafico/agenzia di comunicazione/ufficio marketing, al quale sarebbe bastato nulla per non incorrere nelle rimostranze di alcuni.
      Ma sono anche certo che non ci sia un messaggio volutamente sessista, in quanto se potessero, venderebbero la pastina a chiunque, figuriamoci se deliberatamente avessero l’intento di eliminare metà della platea di potenziali consumatori (le bimbe).

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      Assolutamente d’accordo con Simone, mi sembra più che ovvio.
      Mi stupisco che ci sia gente che perde tempo a notare e scrivere di queste sciocchezze, mi stupisco ancor di più che il Fatto Alimentare gli dia voce.
      Non mi stupisco che Plasmon non risponda: non ce n’è alcun bisogno.

    • Valeria Nardi

      La lingua italiana non è neutrale. Spesso riflette le diseguaglianze di genere. Ma è una cosa viva e quindi soggetta a mutamenti, quindi perché non intervenire per correggere quando qualcuno avverte una discriminazione?
      Se fino ad oggi è stato così non vuol dire che non si possa cambiare o quantomeno riflettere sul fatto che società e linguaggio sono interconnessi.
      E allora perché non parlare di queste diseguaglianze del linguaggio? Degli usi neutrali del genere maschile nella lingua italiana (ad esempio “il medico” per riferirsi indifferentemente a un uomo o a una donna)? Oppure sulla diversa connotazione che assume un termine quando è riferito a un uomo o a una donna (ed un uomo “disponibile” e una donna “disponibile”).

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    Polemiche sterili, di chi si annoia. La colpa? Anche delle donne!!!!
    Piuttosto di sottolineare il genere, vediamo di concentrare le energie su cose concrete: “la medica”, “avvocata”, “Andrea” sono orrori.

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      Chissà come mai sono però sempre gli uomini a lamentarsene e dire che non serve a niente, eh?!
      Strano, sembra proprio che vi dia fastidio da come reagite, invece!
      La colpa è dei maschilisti che insistono a volere un mondo retrogrado dove lo spazio per il femminile non c’è. Ebbene, sono battaglie corrette invece, che continueremo a portare avanti partendo proprio dal quotidiano!

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      Ed è proprio qui l’errore più grande che si commette nel parlare di un mondo retrogrado: parlare senza avere analizzato a fondo il problema.
      Perché se analizzassimo a fondo il problema, si scoprirebbe che nel mondo retrogrado la donna non era poi così invisibile.
      E di esempi ce ne sono in ogni famiglia…
      Poi se la mettiamo sulla violenza, omicidi, pari trattamento, allora non si discute.

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    Anche se non amo i prodotti alimentari raffinati e da catena industriale, specialmente per i bambini, in questo caso mi sembra che ci sia stato un fraintendimento. La formula per “lui” credo si riferisca al “bebè”, maschio o femmina che sia. Non credo ci sia una differenza di nutrienti appositamente formulati per la crescita di un maschio e non adatti a una femmina…anche perché la cosa sarebbe davvero ridicola e senza alcun fondamento nutrizionale. Forse chi si occupa della grafica e del marketing della ditta non ha posto attenzione sul fatto che in questa era si dà troppa importanza a chi fa differenze di genere e si è un po’ perso il rispetto del genere umano sulle cose un po’ più importanti.

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    La parità di genere non comincia in culla (corredini rosa o celesti), comincia in pancia!!! e lavorare sui lessici educa innanzitutto le famiglie a pensare che non è più un danno dire donna, visto che non bisogna più fare il corredo e dare una dote alle bambine, bensì insegnar loro a difendersi in un mondo moooolto sessuato Quindi ben venga che il marchio Plasmon, e per esso la multinazionale Kraft alla quale appartiene, comincino una politica bipartisan. Avranno fior fiore di comunicatori e pubblicitari. Mi sembra che tutto questo faccia proprio parte del DNA del Fatto Alimentare, che va ringraziato per dar voce e denderci conto di quanto avviene nella comunicazione alimentare.

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    provocazione: volgiamo tutto al femminile, quando vogliamo dare un senso di genericità, poi vediamo come i maschietti reagiscono…

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      Omnia munda mundis… chi vede maschilismo nel definire un alimento per un neonato (che non si preoccuperà del proprio sesso ancora per anni ossia fino a qundo non provvederanno mamme e nonne a caratterizzarlo con rosa, fiocchi e bambole, o azzurro, jeans e trenino) ha una visione tristissima e limitata del mondo.

      Esistono da sempre mestieri o nomi caratterizzati da una A finale, come sentinella geometra Andrea commercialista… eppure nessun uomo si è mai sognato di farsi ribattezzare Andreo o chiamare geometro.

      Dedicare un po’ più di attenzione alle cose importanti, tipo i salari femminili inferiori o il peggioramento della condizione femminile col telelavoro mi sembrerebbe più proficuo.

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      Caro Luigi, per riferirsi all’intero universo di uomini e donne si usa anche il termine “umanità” che è al femminile. E nessuno si scandalizza…

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    Molti uomini che commentano. Forse chi non è il diretto interessato delle discriminazioni (che siano di genere, di razza o di orientamento sessuale…) farebbe meglio ad ascoltare di più e a parlare di meno. In questo modo si potrebbe lasciare parlare chi ogni giorno si vive la discriminazione sulla propria pelle. E smettiamola di dire a chi è discriminato come dovrebbe lottare e su cosa si dovrebbe concentrare.

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      Egregia Sara, il suo intervento mi sembra molto arrogante.

      Se gli uomini non possono avere voce in capitolo in questa vicenda, come in tutte le altre che riguardano il civile convivere, siamo messi male…

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      Gli uomini hanno certamente una visione del problema diverso da noi, ma hanno perfettamente ragione a dire che sprecare energie lottando contro una lettera ci rende ridicole, “guarda ste sceme di cosa si preoccupano”.

      Facciamo una pessima figura e siamo le peggiori nemiche di noi stesse se dedichiamo tante energie a problemi assolutamente secondari mentre approfittano di noi in cento modi molto più concreti, il suggerimento di Mario di interessarsi dei nostri stpiendi bassi o del fatto che col telelavoro ci rinchiuderanno di nuovo in casa a fare il doppio di lavoro mi sembra tutt’altro che maschilista.

      Maria

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      Egregio Roberto, non mi sembra di essere arrogante, ne di aver detto che gli uomini non devono aver voce in capitolo. Ha piacevolmente travisato le mie parole. Provo a spiegarmi meglio. Assodato che in questa società quelli che hanno il privilegio sono i maschi, bianchi, eterosessuali, un consiglio per il loro agire, se vogliono essere solidali alle donne e alle lotte contro le discriminazioni, è di non volerle per forza determinare, indirizzare, istruire, comandare, criticare… Ma semplicemente di mettersi in ascolto, smettendola di dire a chi lotta perchè discrimino/a, come farlo. Ricordo che molti studi confermano questo: gli uomini tendono a parlare di più, a essere interrotti di meno, ad avere una percezione distorta di quanto parlano le donne, a essere ritenuti generalmente più preparati, a cadere più facilmente nella tentazione di sapere di cosa si sta parlando meglio dell’interlocutore….

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      io che guadagno meno della mia collega che ho sostituito sono discriminato?

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    “Un uomo gode del privilegio di riferirsi sempre, quando parla astrattamente, a se stesso, anche quando non se ne accorge: “un essere umano” nella mente di un maschio (e spesso anche di una donna) sarà sempre di sesso maschile, mai femminile; “un uomo” vuol dire sia “un essere umano” sia “un essere di sesso maschile” (e a differenza di lingue come il tedesco o il greco non abbiamo nemmeno la possibilità di un ulteriore vocabolo per indicare l’“essere umano” – e sorvoliamo per il momento sul fatto che sia der Mensch sia ὁ ἄνθρωπος appartengono comunque al genere maschile nelle rispettive lingue…); il pronome base è “egli”, mai “ella”; il plurale comune è maschile, anche nel caso di una sola entità di genere maschile e innumerevoli di genere femminile, e guai a sottolinearlo! Indefessi difensori della grammatica sorgeranno a perorare la causa dell’italiano “che è sempre stato così”, incapaci anche solo di porsi il problema! Intendiamoci, io l’ho dato l’esame di Linguistica generale: so bene che l’arbitro ultimo della grammatica di una lingua è l’uso dei parlanti, e non sarà altri che l’uso a decretare anche solo se forme come “sindaca” o “ministra” sopravviveranno, figurarsi una ristrutturazione complessiva, in una lingua fortemente genderizzata come la nostra, che coinvolga i pronomi personali e la declinazione dei participi. Ma, a parte il fatto che le disposizioni dall’alto qualcosa possono sempre fare, e se sono in nome dell’uguaglianza non si vede perché non provarci; quello che davvero mi lascia perplesso, anche qui, è la totale incapacità di accettare la cosa: ogni volta che leggo un thread sull’argomento mi si rafforza il sospetto (ormai è quasi una certezza) che non è certo amore per la propria lingua a infervorare così tanti retori e grammatici, quanto l’angoscia che davvero il maschile nella lingua possa perdere terreno, manifestazione ideale – e perciò tanto più terrificante – di una retrocessione del maschile nel mondo reale. Ed è proprio nei luoghi ideali e simbolici che il privilegio va difeso – un privilegio che, spero sia ora un po’ più chiaro, si manifesta in modi molto più complessi e sfumati del semplicistico “possedere uno yacht e fare la bella vita”.” Da una pagina molto interessante: https://ilmaschiobeta.wordpress.com/2017/05/11/un-po-di-abc-2-privilegio-maschile/

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      “mi si rafforza il sospetto (…) che non è certo amore per la propria lingua (…) quanto l’angoscia (…) di una retrocessione del maschile nel mondo reale”

      O molto più semplicemente il fastidio di trovarsi di fronte a orrori come “i cittadin*” o “i/le cittadini/e” forgiati per aggirare uno scoglio insuperabile, quello che giustamente fai rilevare essere insito e inestirpabile nella nostra lingua, la mancanza della terminologia neutra.

      Nelle frasi “una donna alta, magra e snella” e “un uomo alto, magro e snello” cinque parole su sei chiariscono ben oltre il necessario di che sesso siano i soggetti, mentre nella stessa frase l’inglese ne usa una sola: “”a tall, thin and slender woman/man”.

      Quanto alla retrocessione del maschile nel mondo reale sappiamo entrambi che è più apparente che reale, possiamo cedere la A alla sindaca, alla ministra, all’ingegnera… ma ne eleggeremo comunque sempre pochissime o le pagheremo di meno anche grazie alle donne stesse, che vengono facilmente incanalate a sprecare energie in queste battaglie di minuzie in modo da poter essere mantenute costantemente “al loro posto”.

      In sostanza lasciamo scegliere a loro il colore delle tendine, ma la casa continuiamo a costruirla a modo nostro.