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Pfas, l’Efsa stabilisce un nuovo limite di sicurezza per gli alimenti e valuta i rischi per la salute umana

Water sprinklers irrigating a field.Una nuova soglia di sicurezza per i Pfas. L’ha stabilita l’Autorità europea per la sicurezza alimentare che, lo scorso mese di settembre, ha reso pubblica la dose settimanale tollerabile (Dst) di gruppo per le principali sostanze perfluoroalchiliche che, attraverso la catena alimentare, si accumulano nell’organismo umano. Insieme ad essa, è stato pubblicato anche un parere scientifico sui rischi per la salute umana legati alla presenza di queste sostanze negli alimenti.

La nuova soglia di sicurezza stabilita dall’Efsa è pari a 4,4 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo e si riferisce a quattro Pfas: l’acido perfluoroottanoico (Pfoa), l’acido perfluoroottansolfonico (Pfos), l’acido perfluorononanoico (Pfna) e l’acido perfluoroesano sulfonico (Pfhxs). Secondo gli esperti dell’Efsa, i bambini sono la fascia di popolazione maggiormente esposta, mentre i neonati entrano in contatto con i Pfas già durante la gravidanza e l’allattamento al seno.

L’esposizione ai Pfas può avvenire consumando acqua e alimenti contaminati come pesce, frutta e uova

L’esposizione ai Pfas può avvenire in diversi modi, tra cui il consumo di acqua e alimenti, come pesce, frutta e uova. Frutta e verdura possono essere contaminate da queste sostanze dai terreni in cui sono coltivati o dalle acque usate per irrigarli. Negli alimenti di origine animale i Pfas possono arrivare attraverso mangimi e acqua contaminati utilizzati negli allevamenti. Ma possono trovarsi anche nei prodotti confezionati, dove possono giungere attraverso il contatto con oggetti, come gli imballaggi alimentari o attrezzature impiegate nel processo produttivo.

Nel parere scientifico, gli esperti dell’Efsa hanno individuato un particolare effetto delle sostanze perfluoroalchiliche sulla salute umana: una diminuzione della risposta immunitaria alle vaccinazioni. Un effetto definito “critico” e una novità rispetto al parere precedente, che risale solo al 2018, secondo il quale la principale conseguenza dell’esposizione ai Pfas era l’aumento del colesterolo.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

  1. Avatar

    Oltre al “particolare effetto” citato le sostanze sono interferenti endocrini e mettono il becco in moltissimi processi corporali, ma poichè per sottovalutazioni decennali il problema non è stato mai affrontato come meritava ora non potremo più farne a meno e l’organismo regolatore banalmente cosa fa? …. è costretto a prendere una decisione politica rivedendo e interpretando gli studi esistenti per tranquillizzare parzialmente i sudditi, la magica dose sotto la quale non fa male, e questa non è altro che l’ennesima decisione sulle dosi sicure di qualsiasi cosa.
    Gli studi, tutti, forniscono prove che sono dannosi e non è possibile stabilire un valore sicuro ma ormai i pfas sono localmente diffusi e per non squalificare interi territori e tutti i loro prodotti non si può più fare altro che rassegnarsi e cercare di limitare i danni.

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