È uscito il rapportoStop pesticidi nel piatto” 2022 di Legambiente redatto in collaborazione con Alce Nero, sulla presenza di fitofarmaci negli alimenti. Il primo dato eclatante, in controtendenza rispetto all’edizione precedente, è l’aumento dei campioni in cui sono state trovate tracce di pesticidi che hanno raggiunto il 44,1%. La rilevazione è stata fatta su 4.313 campioni di alimenti di origine vegetale e animale, compresi i prodotti derivati da apicoltura italiana ed estera. Dalla lettura dei dati, emerge una percentuale molto bassa di irregolarità, pari all’ 1% del totale; per irregolarità, si fa riferimento ad alimenti in cui si registra un superamento del limite massimo di residuo (LMR) o ad alimenti in cui è stata registrata la presenza di un fitofarmaco non autorizzato su quella coltura. Il dato più preoccupante è che solo il 54,8% dei campioni risulta senza residui di pesticidi. Lo scorso anno il valore era del  63%. Oltre a ciò bisogna considerare che nel 44,1% dei casi sono state trovate tracce di uno o più fitofarmaci, seppur nei limiti di legge. Le sostanze attive identificate sono state 90. Legambiente sottolinea che ci sono casi limite come un campione di uva con 14 residui, uno di pere con 12 e uno di peperoni con 10.

In linea con il trend degli anni passati, la frutta si conferma la categoria più colpita: oltre il 70,3% dei campioni contiene uno o più residui. Le tipologie più colpite sono pere, uva e pesche. Il quadro risulta migliore per la verdura, il 65,5% dei campioni risulta senza residui. Più colpiti i peperoni e i pomodori. Per quanto riguarda il miele, nella maggior parte dei campioni non sono stati riscontrati residui (67,5%). 2 campioni sono, invece, risultati irregolari a causa del superamento del limite. I pesticidi maggiormente rilevati sono insetticidi e fungicidi. Nello specifico, in ordine decrescente: Ace- tamiprid, Boscalid, Fludioxonil, Azoxystrobina, Tubeconazolo e Fluopyram. Si segnala, inoltre, la presenza di due neonicotinoidi: Thiacloprid (revocato dal mercato essendo stato classificato come interferente endocrino) e Acetamiprid ancora permesso ma i cui effetti causano pesanti ripercussioni sulla salute delle api. Tra gli alimenti trasformati, il vino e i cereali integrali lavorati sono quelli con le maggiori percentuali di residui permessi, registrando rispettivamente il 61,8% e il 77,7%.

Quando si parla di rischio alimentare dovuto alla presenza di pesticidi, è importante prendere in considerazione il multiresiduo, cioè la compresenza di più residui di sostanze nocive nel medesimo campione. Le interazioni di più principi attivi possono provocare effetti differenti a carico dell’organismo a seconda della struttura chimica delle sostanze nocive, di cui si sa ancora poco.

A destare preoccupazione il fatto che alcuni dei fitofarmaci trovati sono stati revocati dal mercato dal 2020, e che sono state riscontrate addirittura tracce di DDT in 2 campioni di derivazione animale (cavallo e bovino), nonostante sia vietato da più di quarant’anni. In riferimento al biologico, il 91,1% dei campioni risulta regolare e senza residui. Per quanto riguarda i campioni con un solo residuo, la percentuale si attesta intorno al 5,4%, dato probabilmente legato al cosiddetto effetto deriva dovuto a coltivazioni convenzionali limitrofe.

“Dall’analisi dei dati – ha dichiarato Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente – emerge la necessità di intraprendere la strada dell’agroecologia con ancora più determinazione, mettendo in atto, in maniera convinta e senza tentennamenti, quanto stabilito dalle direttive europee Farm to fork e Biodiversity 2030. Con l’approvazione della legge sul bio è stato fatto un importante passo in avanti. Adesso servono meccanismi attraverso cui dare gambe e fiato alla transizione, a partire dalla messa a disposizione di risorse per raggiungere un taglio dell’uso dei pesticidi del 62% entro il 2030. Bisogna anche fare applicare in maniera stringente le norme, stando alla larga da eventuali ipotesi di deroghe all’utilizzo di fitofarmaci, come sta avvenendo con il Glifosato. È, inoltre, di fondamentale importanza approvare il regolamento per l’utilizzo dei fitofarmaci (SUR) presentato lo scorso 22 giugno dalla Commissione europea e che prevede obiettivi di riduzione dell’uso dei pesticidi legalmente vincolanti per gli Stati membri, a oggi a rischio a causa di continue richieste di rinvii da parte di alcuni Paesi tra cui l’Italia. Occorre infine – ha concluso Gentili – aumentare le aree coltivate a biologico che rappresentano un metodo efficace di ridurre gli input negativi in agricoltura”.

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Redazione - 22 Dicembre 2022
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Giorgio D.A.
Giorgio D.A.
5 Gennaio 2023 13:12

L’economista e sociologo Friedrich August von Hayek, insignito tra l’altro del premio Nobel nel 1974, soleva dire che – Le “emergenze” sono sempre state il pretesto su cui sono state erose le tutele della libertà individuale – e una volta sospese non è difficile per chi ha assunto poteri emergenziali far sì che l’emergenza persista.
Mentre ci stiamo facendo sballottare di qua e di là con vere o presunte emergenze da anni, l’Emergenza che viviamo da decenni sembra non appassionare i mainstream media.
Le 70.000 sostanze chimiche create e rilasciate nell’ambiente e che ci circondano ogni giorno in un modo o nell’altro, pare non siano degne di nota.
Eppure sappiamo poco delle loro interazioni nell’ambiente e ancor meno di quanto interagiscano tra loro, ma continuiamo a sopportare di nutrirci di cibi potenzialmente dannosi.
Continuiamo pure a preoccuparci di questioni imprevedibili come il clima e a ignorare questioni certe quanto il sorgere del sole, come se vivere in un pianeta avvelenato fosse una passeggiata di salute.

Raffaele
Raffaele
12 Gennaio 2023 14:57

Per i presticidi anche se singolarmente non superano i limiti previsti dalla legge è la somma che fa il totale e siamo sicuramente fuori tutela .

Filippo Rossi
Filippo Rossi
12 Gennaio 2023 16:18

Ok, il 45% dei campioni di ortofrutta italina contiene fitofarmaci, e allora ? Diciamo anche che fuorilegge è solo l’1%.
I dati del CREA di Bergamo sulla presenza di micotossine nel mais dicono che il 54% è fuori norma per il tenore in fumonisina (cancerogena 2B).
Non ha senso dire che un alimento contiene un contaminante naturale o di sintesi, ragioniamo semmai sulla quota che eccede i valori massimi di Legge.
Concludo dicendo che, fisiologicamente, il latte di donna contiene arsenico, in concetrazioni molto basse che hanno azione battericida a livello intestinale, proteggendo così il neonato. Che facciamo ? Vietiamo l’allattamento al seno ?

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