I pesticidi utilizzati in ambito alimentare continuano a destare preoccupazioni. Attraverso la verdura e la frutta rischiamo di ingerire tutti i giorni sostanze tossiche che possono interagire direttamente con la nostra salute. Su questo tema ha indagato PAN Europe (Pesticide Action Network). La coalizione di associazioni che si batte contro l’utilizzo di pesticidi ha analizzato le mele – in particolare le Gala, le Golden Delicious, le Elstar e le Jonagold – uno dei frutti maggiormente consumati in Europa la cui produzione locale ha visto una forte intensificazione negli ultimi decenni accompagnata da un ampio uso di fitofarmaci.
Lo studio
59 campioni di mele provenienti da 13 Paesi – Belgio, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Spagna, Svizzera e Ungheria – sono stati raccolti da PAN Europe per studiare la presenza di residui di pesticidi nel frutto. I risultati sono allarmanti poiché hanno dimostrato la contaminazione quasi sistematica del prodotto agricolo con cocktail di pesticidi. Nell’85% del campione, infatti, i ricercatori hanno trovati residui di più pesticidi: in alcuni casi si trattava di sette pesticidi differenti.
Ma le brutte notizie non finiscono qui. Il 64% del campione di riferimento conteneva almeno un pesticida prodotto con composti PFAS e nel 36% sono stati rilevati pesticidi neurotossici. In particolare, nel 61% delle mele si sono trovati residui di Captan, un fungicida largamente utilizzato classificato come sospetto cancerogeno nonché altamente tossico per gli organismi acquatici.
Sebbene l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) non abbia identificato alcun uso sicuro, la Commissione europea lo ha nuovamente approvato. Nel 40% dei frutti analizzati si è individuato il Fludioxonil, un pesticida contenente PFAS che dal 2024 è classificato come interferente endocrino dall’Unione europea. Infine, quasi una mela su cinque conteneva residui di Acetamiprid.

Sono sempre più numerose le prove scientifiche che dimostrano come questo insetticida neurotossico riesca ad attraversare la barriera placentare influendo, potenzialmente, sullo sviluppo cerebrale fetale. Sebbene l’EFSA lo abbia segnalato alla Commissione europea dal 2013, solo l’anno scorso è stato chiesto alle aziende produttrici uno studio sulla neurotossicità sullo sviluppo del prodotto. Naturalmente, le situazioni nazionali non sono uguali: se in alcuni Paesi l’esposizione ai pesticidi neurotossici è risultata sistematica (Croazia), in altri non è stata trovata traccia nelle mele locali. È questo il caso della Danimarca, della Francia, del Lussemburgo e dei Paesi Bassi.
I risultati italiani
Per quanto riguarda l’Italia, PAN Europe si è concentrata sull’Alto Adige, territorio dove ogni anno si raccolgono circa 950.000 tonnellate di mele che rappresentano quasi il 50% della produzione totale nazionale. Le analisi delle cinque mele provenienti da mercati contadini della Val Venosta non promettono affatto bene: l’80% del campione conteneva residui di più pesticidi e la stessa percentuale era contaminata da Fludioxonil – che, come abbiamo visto, contiene PFAS ed è candidato per la sostituzione poiché considerato altamente tossico per l’uomo e per l’ambiente.
Questi dati, sebbene allarmanti, non ci dovrebbero sorprendere: in media le mele ricevono ogni anno 30 trattamenti con pesticidi, pratica che risponde alle esigenze della coltivazione intensiva che caratterizza anche l’Alto Adige, in particolare la Val Venosta. Questo scenario è in linea con lo studio condotto qualche anno fa dall’Istituto di Scienze ambientali dell’Università di Kaiserslautern-Landau. Nel tentativo di valutare la contaminazione di aria, suolo e vegetazione, i ricercatori avevano effettuato un campionamento in 53 siti lungo 11 transetti altitudinali* della Val Venosta, rilevando 27 pesticidi (10 insetticidi, 11 fungicidi e 6 erbicidi) provenienti principalmente dai meleti. Quello che i ricercatori hanno dimostrato era una diffusa contaminazioni da pesticidi negli ambienti alpini diventati oramai anch’essi paesaggi inquinati.

L’effetto cocktail
Come abbiamo visto, la maggior parte delle mele analizzate da PAN Europe era contaminata da più pesticidi contemporaneamente. In questi casi, le singole sostanze si possono combinare tra di loro in modo tale da modificare e aumentare la loro tossicità. Si tratta del cosiddetto “effetto cocktail”. È la stessa EFSA a spiegarci che a livello europeo si valuta principalmente la sicurezza delle sostanze chimiche in alimenti e mangimi una alla volta, poiché la maggior parte delle leggi regolamenta le singole sostanze, ma, nella nostra quotidianità, siamo a contatto con miscele di pesticidi.
La posizione dell’UE
Secondo PAN Europe se le autorità di regolamentazione nazionali e dell’Unione europea applicassero correttamente le leggi, una serie di pesticidi trovati nelle mele avrebbe già dovuto essere vietata da tempo. È questo il caso dell’Acetamiprid, tossico per lo sviluppo cerebrale fetale, o del Difenoconazolo, un interferente endocrino e neurotossico.
Ma invece di inasprire le normative in fatto di pesticidi, l’UE sceglie di indebolire la protezione della salute con la proposta Omnibus, un pacchetto di misure volte a razionalizzare e semplificare la legislazione europea in materia di sicurezza alimentare e dei mangimi. Tra le misure emblematiche appare l’accelerazione delle procedure di accesso al mercato dei biopesticidi, la volontà di rendere più rapide le procedure di rinnovo per i pesticidi e i biocidi, l’estensione dei periodi di tolleranza a un massimo di tre anni per i pesticidi vietati, l’alleggerimento dell’obbligo di rinnovo delle autorizzazioni delle sostanze chimiche.
Una prospettiva preoccupante
Attualmente, a livello europeo, la prima autorizzazione di una sostanza immessa sul mercato scade dopo dieci anni e il suo rinnovo dopo 15. Secondo l’organizzazione Pesticide Action Network, in un primo momento la Commissione europea aveva preso in considerazione la possibilità di estendere l’autorizzazione illimitata a circa il 90% delle sostanze attive approvate, tra cui quelle tossiche sintetiche come il Glifosato cancerogeno e l’Acetamiprid neurotossico
Sebbene ancora in fase di proposta, quello che si prevede è che le approvazioni limitate nel tempo saranno possibili solo per le sostanze identificate come candidate alla sostituzione, per le sostanze approvate in base a deroghe specifiche, alle sostanze la cui tossicità è ancora incerta. Una prospettiva preoccupante dato che ad oggi si sono potuti vietare alcuni composti chimici proprio in fase dei rinnovi periodici.
* I transetti altitudinali sono una metodologia di monitoraggio ecologico che prevede il campionamento sistematico di specie vegetali o animali lungo un gradiente di quota.
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Ogni giorno ci ripetono che dobbiamo mangiare più frutta per stare in salute, e poi scopriamo che una mela su due è avvelenata dai pesticidi, neurotossine, interferenti endocrini, composti PFAS: non stiamo parlando di scenari da film, ma di prodotti che finiscono nei carrelli della spesa e sulle tavole delle famiglie. E’ inaccettabile che la salute pubblica venga trattata come una variabile secondaria rispetto agli interessi dell’agroindustria. Se non riusciamo a coltivare nemmeno una mela sana, allora qualcosa nel sistema è profondamente sbagliato.
Le mele non sono avvelenate. Diciamo che in alcuni casi contengono qualche pesticida di troppo. Purtroppo non si sanno gli effetti del cocktail di pesticidi. e quindi si dovrebbe essere molto cauti in questi casi.
Mi dispiace ma le mele SONO avvelenate, ho casa in AltoAdige e purtroppo la realtà è questa, essendo sistematico l’uso abnorme della chimica dai campi sterminati al piccolo contadino con 6 filari, altro che “qualche pesticida di troppo”…
Le mele non sono avvelenate. Il discorso è diverso per chi abita in Alto Adige e deve convivere a fianco dei meleti dove c’è un problema ambientale
si e poi c’è il divieto di coltivare mele a meno di 200 metri da una scuola… ci sarà un motivo!
Non credo ci sia il divieto di coltivare, ci sarà il divieto di fare trattamenti… Mi pare logico, si chiama principio di precauzione ed è tanto più ragionevole quando ci sono coinvolti giovani e bambini che sono organismi più delicati
La situazione di chi abita nelle zone di coltivazione e trattamento è discorso diverso da quello dei residui che trovano i consumatori. Potrebbe magari non aversi alcun residuo sulla frutta ma avere tanti problemi per gli abitanti (ed il personale che distribuisce i prodotti). E’ chiaro che chi abita in quelle zone è difficile non subisca danni
Una mela al giorno leva il medico di torno? Altrimenti tempi , ora ammazza pure il medico ! Cosa dire , signori la corsa è finita , si scende . Ancora la gente cerca la mela perfetta , che non sia storta , che sia di un certo diametro, il colore ecc ecc .
Le notizie sulle mele strapiene di pesticidi confermano un dato allarmante già circolato in passato. Da anni sto lontana dalle mele con il bollino che la pubblicità ci rifila spesso, insieme alle immagini di un Sudtirolo regno naturale e incontaminato. Meglio ormai puntare sulle mele bio, per esempio quelle presenti nei discount dell’In’s a un prezzo abbordabile e dignitoso.
Non mangio più mele da almeno un anno (tranne che sbucciate e cotte per il riso al forno con le mele e cannella , piatto che si usa nelle zone di famiglia oltralpe e nordest Europa…).
Diciamo da quando è uscito il report sul problema mele-pesticidi in Trentino-Süd Tirol dalla Germania.
Vado di kiwi+prugne e pesche+albicocche in estate, lavando bene la buccia (il kiwi lo sbuccio quindi non ha problemi…).
Patrick, qualche mela bio, ogni tanto, te la potresti concedere. purtroppo non è semplicemente lavando per bene la buccia che, d’estate, ti puoi sbarazzare dei pesticidi dalla frutta che ami mangiare, perché le sostanze chimiche non si arrestano sulla buccia, ma penetrano anche la polpa.
Ma sì, infatti, LuigiR, dobbiamo accontentarci e ogni tanto una mela, meglio se bio, vale la pena mangiarla. Spiace perché è un frutto dai grandi benefici. Dicono che i pesticidi attuali e gli altri trattamenti chimici si ritrovano anche nel frutto (non solo la buccia, come una volta). Ho sentito dire che questo tipo di trattamenti sono chiamati “sistemici” proprio perché si ritrovano nella polpa …
I prodotti sono definiti sistemici non quando si ritrovano nella polpa, ma quando entrano in circolazione nella pianta, come succede ai fertilizzanti assorbiti dalle radici. Vengono usati perché per questa loro caratteristica sono in grado di raggiungere anche le parti della pianta che magari non vengono raggiunti dal trattamento con prodotti “non sistemici” (ad esempio la parte della foglia nascosta rispetto al getto, o la chioma più interna) ed è quindi efficace anche se la distribuzione non è stata accurata. Inoltre, essendo entrati nella pianta, non subiscono l’azione della pioggia che li porterebbe via. Non è detto siano più pericolosi degli altri, dipende da come funziona il singolo prodotto, se lascia residui ecc. ecc.
Grazieeee
Nessun Ente sanitario o comunale della Val Venosta, in provincia di Bolzano, conosce il problema dei pesticidi usati per la coltivazione delle mele?
Quali sono le possibilità di intervento dei cittadini italiani per segnalare o denunciare il problema visto che quelle mele si trovano in quasi tutti i supermercati?
secondo me, gli enti da te citati conoscono bene il problema, ma non intervengono per non intralciare l’economia e la politica che la sostiene.
O più probabilmente le aziende agricole rispettano i tempi di carenza dei fitofarmaci per la raccolta ed il prodotto eventualmente campionato rientra nei limiti di legge.
Un campione fatto sull’albero prima della raccolta non ha valore legale a meno che sia usato un prodotto vietato su quel frutto.
purtroppo i limiti di legge prevedono comunque la presenza di pesticidi.
Si ma è normale che esistano dei limiti, non può essere tutto ZERO.
Mi riferivo al Suo post precedente nel quale accusava gli Enti di controllo (di cui faccio orgogliosamente parte) di chiudere un occhio o forse due e così non è.
Poi non si può essere sempre ed ovunque a fare controlli e sicuramente ci sono imprenditori che ci provano e gli va anche bene, ma accusare tutti di malafede è molto scorretto.
Vero è, però, che quando un frutto presenta molti trattamenti vicino al limite legale per ognuno di loro, un ispettore può segnalare il rischio di salute
Salve, vista la problematica accertata dell’uso dei vari pesticidi qualche ente indipendente dovrebbe effettuare delle analisi per capire quanta buccia e parte di polpa sarebbe opportuno togliere prima del consumo…. Mi vien da dire che dopo aver scartato buona parte della mela forse vale veramente la pena di Spingere, incentivare e industrializzare a livello EU la produzione BIO riducendone i costi. Questo permetterebbe a noi consumatori un prodotto sano a prezzo equo.
I pesticidi sono sistemici cioè sono assorbiti dalla pianta (tramite radici, foglie o semi) e immessi attraverso il sistema linfatico in tutti i tessuti, inclusi fiori, frutti, polline e nettare quindi sbucciare o lavare una mela serve poco.
Sono sistemici quelli che sono sistemici… Ci sono poi quelli di contatto, che non entrano nella pianta, restano sulle superfici trattate (i più conosciuti sono il rame e lo zolfo noti per le vigne) e quelli citotropici, che entrano solo nella superficie trattata, tipicamente la foglia, così la pioggia non li lava e sono efficaci anche dalla parte opposta della foglia, ma non entrano nella circolazione della pianta. Quindi non dovrebbero trovarsi nel frutto
Lo do’ per scontato, ma precisiamolo? Le analisi hanno riguardato il frutto intero, polpa compresa. Non si tratta di residui sulla sola buccia, giusto?
Faccio anche notare per chi legge: lo studio citato Kaiserslautern-Landau invece NON riguarda i residui sulla frutta, ma l’inquinamento ambientale (da quello che leggo). Due studi su aspetti diversi
“allerta” “studio shock” “pesticida cancerogeno”… Ma basta! Ma quanti ce n’è di questi pesticida? La tossicità dipende sempre dalla quantità!!! Siete peggio di quella rivista a forma di ciambella! Io seguo il fatto alimentare dall’inizio e questa è l’ennesima prova della deriva antiscientifica e allarmista acchiappa – click.
Che senso ha pubblicare sta roba senza un minimo di contraddittorio e ragionamento serio sulle concentrazioni e su quanto siano rigorosi i controlli prima di autorizzare un principio attivo.
Fateci una riflessione.
La redazione è aperta ai contraddittori
Ringraziamo ilFattoAlimentare che almeno tratta di certi argomenti e in modo dettagliato senza difendere a priori i prodotti solo perché italiani (cosa che altri, senza far nomi, non fanno).
Basta che facciate una prova: acquistate una mela e lasciatela su un portafrutta o dovunque volete, non al sole, senza toccarla. Io ho provato con delle mele acquistate al supermercato (che al 90% sono sempre dell’Alto Adige) e mi è durata 5 mesi senza rovinarsi. Quando l’ho aperta era perfetta.
Ho acquistato una mela da un produttore locale, dopo qualche settimana si è raggrinzita, mentre un’altra ha iniziato a rovinarsi (color marrone) dopo qualche giorno.