caramelle Cannabis gommose THC

L’ambiguità normativa sulle caramelle al CBD nasconde dosaggi pericolosi di THC, causando un’impennata di ricoveri tra le fasce più deboli.

Negli ultimi anni in molti Paesi i prodotti alimentari con derivati della cannabis sono diventati legali e popolari, e la varietà di possibili alimenti addizionati con cannabidiolo o CBD, la sostanza non psicoattiva ma dotata di qualità antinfiammatorie, rilassanti e analgesiche è aumentata fino a includere dolci, salse, cioccolata, pasta, snack, prodotti da forno e altro.

Tra i più diffusi ci sono le caramelle gommose, chiamate anche edibili (dall’inglese edible), in vendita online ma anche nei negozi specializzati così come in molte rivendite di tabacco e simili.

Per essere legali in Europa le gommose, classificate nel 2019 come Novel Food, possono contenere, oltre al CBD, meno dello 0,2% di tetraidrocannabinolo o THC, il principio attivo con effetti sul sistema nervoso che può indurre dipendenza.

Tuttavia, le regole dei singoli paesi sono eterogenee e confuse e in questa ambiguità accade che vengano messe in vendita caramelle con quantitativi di CBD minimi, ma con concentrazioni di THC elevate, spesso illegali, che, però, non vengono quasi mai segnalate adeguatamente in etichetta. E questo spiega l’aumento significativo di intossicazioni accidentali registrato un po’ ovunque a partire dalla messa in commercio, con categorie particolarmente colpire come i bambini e gli anziani.

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La causa principale di intossicazione è l’accesso troppo facile

Il caso francese

In Francia le gommose non dovrebbero contenere THC, ma è ammessa una concentrazione dello 0,3% in altri prodotti, e questo lascia spazio una certa tolleranza anche per le caramelle, con esiti talvolta pericolosi. Le autorità stanno monitorando la situazione, come riassume un articolo pubblicato su Le Monde che trae spunto dalle ultime segnalazioni di cinque casi di assunzione di edible che hanno portato al ricovero delle vittime, riportate sulla rivista Thérapie dai medici dell’Ospedale di Caen.

Una di esse era un diciassettenne che aveva mangiato una caramella di un tipo e metà di un altro, assumendo rispettivamente 23,39 e 28,5 milligrammi di THC e andando incontro a palpitazioni, sudorazione, vertigini e crisi di panico. Impossibile, per lui, sapere che stava assumendo THC: in confezione era scritto solo D9, le prime due lettere di delta-nove THC.

Una seconda vittima era una donna di 37 anni cui erano stati dati campioni omaggio di gommose consigliate per gestire l’ansia, ciascuna contenente dieci milligrammi di THC, in questo caso segnalato sulla confezione con la dicitura: “10 mg di THC molto potenti. Effetto ansiolitico desiderato”. Anche per lei l’esito era stato il ricovero, come per gli altri, persone di 35, 41 e 49 anni, tutti segnalati alle autorità di farmacovigilanza tra l’estate del 2024 e la primavera del 2025. In quattro casi su cinque si era trattato di gommose, in uno di uno sciroppo chiamato Delta 9 Tropical Punch 200 mg, di cui era stata assunta metà bottiglia, per circa 100 mg di THC, ma nessuno dei cinque avrebbe immaginato di avere conseguenze così pesanti.

Dosi ambigue, assorbimento più lento

Formalmente, le caramelle non superavano mai il limite di 0,3% THC, cioè 0,3 mg ogni 100 di prodotto, ma la dose assunta probabilmente è stata più alta, perché in alcuni casi il peso elevato di ogni singola gommosa era tale che la quantità di THC diventava rilevante, paragonabile a quella di uno o più canne. In tre dei cinque casi segnalati infatti le caramelle contenevano tra i 18 e i 30 mg di THC, mentre il CBD, quando presente, era in quantità minuscole, talvolta solo in tracce.

Le gommose erano quindi al THC, e il CBD era stato utilizzato solo come pretesto per poter commercializzare prodotti che superavano anche centinaia di volte i limiti stabiliti dall’EFSA, pari a un microgrammo per chilo di peso corporeo. Un adulto di 70 chili non dovrebbe assumerne quindi più di 70 microgrammi, ma 30 milligrammi di una singola caramella sono 500 volte di più.

Il fatto è ancora più grave se si considera che l’assorbimento del THC per via orale è più lento rispetto a quello per inalazione: insorge dopo 30 minuti e non una decina come con l’inalazione, ma dura più a lungo, raggiunge il picco dopo tre ore e ne può richiedere anche 12 per la sua eliminazione, come dimostrato in un articolo pubblicato sugli Annals of Internal Medicine nel 2019.

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Gli anziani possono non comprendere i dosaggi o ingerire accidentalmente

Cannabis e Pronto Soccorso

Che i pericoli siano reali lo si vede ogni volta che si confrontano gli accessi ai Pronto Soccorso prima e dopo l’introduzione in commercio delle gommose. E dagli stessi numeri emerge che gli anziani e i bambini sono particolarmente a rischio. Per esempio, uno studio canadese pubblicato nel 2024 su JAMA Internal Medicine e focalizzato sugli anziani ha mostrato l’andamento dei ricoveri degli ultimi otto anni in persone dell’età media di 69 anni. In totale c’erano stati poco più di 2.300 casi, ma il tasso è triplicato tra gennaio 2020 (mese dell’entrata in commercio degli edible) e dicembre 2022 rispetto a prima.

Tra i ricoverati, il 16% aveva avuto intossicazioni da alcol, e poteva quindi essere una persona con una storia di dipendenze o abuso di sostanze, mentre gli altri erano nel 38% dei casi pazienti oncologici e nel 6% persone con una demenza. Secondo gli autori, gli anziani possono non comprendere i dosaggi, ingerire accidentalmente, non conoscere le possibili interazioni con altri farmaci assunti e avere deficit cognitivi.

Lo stesso vale per i bambini, per i quali la causa principale di intossicazione è l’accesso troppo facile, e il fatto che le caramelle non siano distinguibili da quelle senza THC. Anche in questo caso uno studio effettuato in Canada, i cui risultati sono pubblicati su Pediatrics nel 2023, ha fatto emergere un aumento vertiginoso dei casi di ricovero: se nel 2017 erano stati circa 200, nel 2021 erano stati più di 3.050. Inoltre ha mostrato che nei bambini l’ingestione di THC causa una depressione dei centri respiratori centrali, che talvolta richiede l’intubazione.

La legalizzazione della cannabis

Un ulteriore studio canadese, uscito sul New England Journal of Medicine nel 2022, relativo al periodo 2015-2021, ha segnalato oltre 580 casi di ricoveri di bambini, con un chiaro incremento post-legalizzazione. Se prima il tasso era di 0,9 ogni 100.000 bambini, poi è salito prima di 2,6 e poi di 7,5 volte nelle zone dove erano in vendita le caramelle gommose con THC. E questo nonostante le regole, in quel paese, siano più severe che in Europa: il contenuto di THC non deve superare i 10 mg per prodotto, le indicazioni devono esser semplici, comprensibili e sicure e la sanità ha condotto più volte campagne di sensibilizzazione dedicate.

Tutto ciò, conclude Le Monde, dimostra come siano necessari controlli più severi e auspicabilmente norme sulle etichette altrettanto rigorose. In attesa che arrivino provvedimenti adeguati, si dovrebbero lanciare campagne educazionali, per tutelare almeno gli anziani e i bambini.

© Riproduzione riservata. Foto:  depositphotos.com

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