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Peste suina africana: rischi più alti per i maiali allevati all’aperto. Il documento con le raccomandazioni dell’Efsa

Big organic free range pig close upL’allevamento di suini all’aperto è tradizionalmente molto comune in diverse zone d’Europa. Se non addirittura incoraggiato, perché più rispettoso del benessere degli animali e dell’ambiente in confronto agli allevamenti intensivi al coperto. Ma questo metodo di allevamento pone i maiali a un maggior rischio di contrarre la peste suina africana, una malattia molto contagiosa e aggressiva per cui non esistono cure né vaccini, e che è ormai diffusa in dieci Paesi dell’UE. Per questo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha pubblicato un documento sul tema.

Il rischio per i maiali allevati all’aperto deriva dalla possibilità di entrare in contatto con i cinghiali selvatici, che possono ospitare una serie di patogeni tra cui il virus della peste suina africana. Per diffondere la malattia non serve che avvenga un contatto fisico diretto tra le due popolazioni. Quando maiali allevati e cinghiali selvatici condividono gli stessi ambienti, affinché avvenga il contagio può essere sufficiente un contatto indiretto, per esempio attraverso una pozza d’acqua dove entrambi i gruppi di animali si abbeverano.

peste suina africana mappa commissione europea
La diffusione della peste suina africana in Europa (dati aggiornati al 2 giugno 2021, fonte: Commissione Europea)

Secondo gli esperti dell’Efsa, per ridurre il rischio di contagio per i suini allevati all’aperto è importante rafforzare le misure di biosicurezza. In primis l’installazione di recinzioni singole o doppie a prova di cinghiali, alte almeno un metro e mezzo e adeguatamente fissate al terreno per evitare che gli animali selvatici riescano a passare sotto. In caso di recinzioni doppie, dovrebbero essere distanti almeno un metro e mezzo l’una dall’altra. L’implementazione di questa misura da sola è in grado di ridurre il rischio di contagio del 50%.

Altre misure di biosicurezza – come quelle pensate per evitare di attirare i cinghiali nei pressi dell’allevamento o un miglioramento del livello di igiene – sono state giudicate meno efficaci, ma comunque utili per contribuire alla riduzione del rischio. Inoltre, secondo l’Efsa valutare il livello di biosicurezza degli allevamenti già esistenti e approvare nuovi impianti all’aperto anche sulla base del livello di rischio sono misure importanti per ridurre ulteriormente la possibilità di contagio e di diffusione della malattia tra gli animali allevati.

Valutando caso per caso e attuando le appropriate misure di biosicurezza, secondo l’Efsa è possibile anche consentire alcune deroghe alle restrizioni sull’allevamento di suini all’aperto nelle zone interessate dai focolai  (vedi cartina). In Europa la peste suina africana è diffusa in dieci Paesi: Belgio, Bulgaria, Estonia, Germania, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria. La malattia è stata endemica in Sardegna per decenni.

© Riproduzione riservata Foto: fotolia.com, stock.adobe.com, Commissione UE

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Roberto La Pira

  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

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