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Un’acquacoltura sostenibile grazie ai pesci “vegetariani”. Uno studio USA apre la strada alla ricerca di nuove specie commerciali

Secondo la FAO, oggi nel mondo si allevano circa 550 specie di pesce, anche se quelle largamente dominanti sono 25, di cui quattro star assolute: tonni, salmoni, spigole e merluzzi. Questa scarsa varietà, contribuisce a minacciare la biodiversità e a creare squilibri di vario tipo, presenta un altro problema: nella maggior parte dei casi i pesci allevati sono carnivori. Ciò trasforma l’acquacoltura in una sorta di “allevamento industriale” dove il mangime è costituito da proteine di pesci considerati di poco valore, allevati per nutrire quelli più pregiati –con tutte le conseguenze per l’ambiente che ne conseguono.

Qualcosa però inizia a muoversi sul fronte della ricerca. Alcuni biologi e nutrizionisti stanno cominciando ad analizzare possibili specie alternative, rigorosamente erbivore. Tra queste, che sarebbero solo il 5% del totale, c’è il Cebidichthys violaceus, noto come anguilla scimmia (dal nome comune inglese della specie). Questo pesce sembra avere caratteristiche adatte all’alimentazione umana e anche all’allevamento, secondo quanto descritto in un articolo pubblicato sui Proceedings of the Royal Society B dai ricercatori dell’Università della California di Irvine.

Anche se l’aspetto non è affascinante, la caratteristica è che l’apparato digerente è simile a quello umano. Lo  stomaco e l’intestino consentono al pesce di digerire gli amidi e i grassi, i presenti nelle alghe di cui si ciba. In più riesce a massimizzare ciò che mangia visto che la dieta si basa per lo più su alghe a basso tenore lipidico, tipiche suo habitat. L’anguilla scimmia si accontenta anche di alghe che hanno solo il 5% di grassi.  Come se non bastasse, può vivere anche 37 ore fuori dall’acqua, perché sa parzialmente respirare all’aria.

Tutto questo rende l’anguilla scimmia quasi ideale per l’allevamento, perché consente di evitare i mangimi a base animale e limitandosi a  quelli ricavati da alghe non particolarmente pregiate. I pesci alla fine arrivano a pesare 2,7 kg e sono lunghi quasi un metro. Inoltre la conoscenza diretta dei geni  potrebbe servire, nei paesi dove sarà permesso, per allevare pesci OGM, grazie al trasferimento delle sequenze geniche anche in altri pesci, oppure per identificare altre specie con i geni “giusti” che, in natura, si alimentano sia con altre alghe che con proteine animali (quindi onnivore).

Quanto al gusto, in California, così come in altri paesi, viene proposto già da qualche anno come prelibatezza ittica, e la sua carne è di solito giudicata tenera e dal sapore delicato.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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2 Commenti

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    Nell’articolo si dice che queste anguille hanno un apparato digerente simile a quello umano, cioè adatto a una dieta vegetale: quindi, noi, quando la smetteremo di cibarci di pesce e carne?

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      Quando diventeremo anguille, probabilmente. Scherzi a parte il fatto che un essere vivente POSSA sopravvivere con soli vegetali come le anguille all’ingrasso, che non vivranno mai abbastanza da riprodursi o invecchiare e risentire di una dieta balorda, non significa affatto che quella sia per lui la MIGLIOR dieta possibile alla faccia dei 500 milioni di anni di evoluzione che ha separato erbivori da carnivori da onnivori come gli esseri umani che vivono 80 anni ed hanno progenie.

      Scegliere di essere vegetariano è una scelta personale e non può e non deve essere imposta come obbligatoria, e non può nemmeno scadere in una moda come il veganismo, fatevene una ragione