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Sono arrivati pesci palla velenosi nel Mediterraneo: quali rischi per i consumatori? Rispondono Tepedino di Eurofishmarket e Ferri di SIMeVeP

I pesci palla sono in grado di accumulare una potente neurotossina, termostabile ed idrosolubile, 1200 volte più tossica rispetto al cianuro

La notizia della presenza nel canale di Sicila di una specie di pesce palla velenosa ha suscitato molto interesse tra i lettori de Il Fatto Alimentare. Il problema non va sottovalutato, per questo abbiamo chiesto ai nostri esperti di spiegare quali rischi corrono i consumatori.

 

I “pesci palla” chiamati dagli anglosassoni “puffer fish” e in giapponese “fugu”, appartengono alla famiglia dei Tetraodontidae. Ne esistono circa 80 specie diffuse nell’Oceano Atlantico, Indiano e Pacifico. Questi pesci sono in grado di accumulare una potente neurotossina, termostabile ed idrosolubile, denominata tetrodotossina (TTX), 1.200 volte più tossica rispetto al cianuro di potassio, che può portare anche al decesso.

 

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In Italia gli unici casi gravi di intossicazione si sono avuti nel 1977, sette a Iesolo e tre a Roma, con tre decessi

I sintomi sono legati al blocco del sistema nervoso e portano a: paralisi, vomito, diarrea, convulsioni, blocco cardio-respiratorio. Le parti del pesce nelle quali si accumula la tossina sono la pelle e gli organi, soprattutto il fegato, uova e intestino. La tossicità della carne invece, presenta una variazione a seconda della specie, localizzazione geografica e stagione.

 

Secondo i dati epidemiologici la maggior parte dei casi si verifica in Giappone, soprattutto nei ristoranti e tra i pescatori, dove tra il 1996 e 2006 sono stati notificati in media 50 casi con tre morti all’anno. In Italia si sono registrati sette casi gravi di intossicazione nel 1977 a Iesolo e tre a Roma, con tre decessi. Un analogo incidente si è verificato a Pavia (tre casi) in seguito al consumo di pesci congelati.

 

La normativa comunitaria (Regolamento CE N. 853/2004) vieta la commercializzazione dei pesci palla. La rivista Eurofishmarket e il sito hanno riportato diverse segnalazioni da parte dei veterinari delle ASL del rinvenimento di specie appartenenti a questa famiglia sia autoctone che arrivate attraverso il Canale Suez nel nostro mare.

 

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Avviso esposto in Grecia per allertare i pescatori sulla presenza dle pesce palla

La prima segnalazione è stata nel 2003 da parte di un veterinario dell’ASL di Gaeta,  nel 2005  scatta la prima segnalazione di Lagocephalus sceleratus nel Mediterraneo da parte di un biologo della FAO seguita da altri casi in Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna. In realtà su tutti gli esemplari segnalati non sono state condotte indagini analitiche utili a verificare la presenza o meno della neurotossina. Dagli anni ‘80 ad oggi non ci sono più stati casi analoghi segnalati in Italia per intossicazioni.

 

Questi pesci sono facilmente riconoscibili poiché presentano una dentatura a forma di “becco di pappagallo” con 2 denti sopra e due sotto. Essendo vietata la vendita quando vengono catturati sono rigettati  in mare. Se per errore restano nelle cassette, sono facilmente identificate dagli Organi di controllo così come dimostrano le segnalazioni fino ad oggi effettuate dai veterinari competenti (anche se non pubblicizzate…).

 

La segnalazione dell’Ispra riportata dal Il Fatto Alimentare, aiuta a diffondere la notizia agli uffici competenti, a informare i pescatori sportivi che possono catturare questi pesci occasionalmente e anche i consumatori cui può capitare di comprare presso punti vendita poco attenti o direttamente dalle barche.

 

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La maggior parte dei casi di tossinfezione da pesce palla si verifica in Giappone dove tra il 1996 e 2006 sono stati notificati in media 50 casi con 3 morti all’anno

Per approfondire gli aspetti legati alla corretta gestione del pericolo rappresentato da questi pesci, Eurofishmarket ed la SIMeVeP (Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva) intendono promuovere ricerche sulla reale tossicità delle specie che vivono nel Mediterraneo e individuare possibili utilizzi alternativi nel campo farmaceutico.

 

Valentina Tepedino veterinario e direttore di Eurofishmarket

Maurizio Ferri veterinario e membro della SIMeVeP

© Riproduzione riservata

Foto: Photos.com

  Redazione Il Fatto Alimentare

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