Chirurgia bariatrica

Ogni anno in Italia oltre 30.000 persone si sottopongono a chirurgia bariatrica, riuscendo a perdere fino al 30% del proprio peso: un risultato quasi impossibile con la sola dieta. Ma L’intervento non agisce solo sullo stomaco. Cambia il dialogo tra intestino e cervello. Un viaggio dentro la chirurgia dell’obesità, tra dati scientifici e risultati dopo 10 anni.

In Italia più di 30.000 persone l’anno si sottopongono a un’operazione di chirurgia bariatrica per perdere dal 25 al 30% del proprio peso. Si tratta di un risultato molto difficile da raggiungere per soggetti obesi attraverso un aggiustamento della dieta e la modifica dello stile di vita.
“L’intervento è ormai una routine – spiega Giuseppe Marinari primario  di Chirurgia Bariatrica V presso Policlinico San Donato a San Donato Milanese – ma quando abbiamo cominciato nel 1987 l’operazione sembrava quasi un evento.

Oggi i pazienti il più delle volte vengono ad informarsi di spontanea volontà e solo pochi sono indirizzati dal medico di famiglia, dall’endocrinologo o dal nutrizionista. È bene ricordare che le persone operate perdono in parte l’appetito perché la chirurgia riduce il volume dello stomaco, ma cambia anche la fisiologia digestiva e quindi il dialogo tra l’intestino e il cervello (il tubo digerente produce ormoni che dicono al cervello “ho fame” oppure “sono sazio”. La chirurgia bariatrica riduce gli ormoni della fame – grelina – e aumenta quelli della sazietà – GLP-1, CKK, oxintomodulina e altri).

Chirurgia bariatrica
Risvolti positivi anche per altri disturbi metabolici

Oltre all’effetto sulla sazietà –continua Marinari –   “la chirurgia dell’obesità ha dimostrato che ci sono risvolti positivi anche per disturbi metabolici associati all’eccesso di peso, come il diabete, i disturbi cardiovascolari o la steatosi epatica. In media, il 50% dei pazienti con diabete tornerà a valori normali di glicemia a distanza di cinque anni (senza altre terapie)”.

Serve un percorso

La chirurgia bariatrica non è un passaggio scontato, bisogna seguire un percorso di preparazione medica prima e dopo l’operazione.  Per cominciare, l’intervento non è accessibile a tutti. Le persone devono essere soggetti con un indice di BMI superiore a 40 oppure con un indice 35 associato a patologie come il diabete, (ipertensione arteriosa, dislipidemia, apnee notturne, o sovraccarico dovuto al peso sulle articolazioni di colonna vertebrale, ginocchia. Per i soggetti con più di 70 anni o con problemi oncologici servono diagnosi più specifiche.
Poi bisogna rivolgersi a uno psicologo o ad uno psichiatra che valuta la situazione e rilascia un certificato in cui si accerta se ci sono le condizioni per affrontare l’intervento. Non è escluso in questa fase il ruolo di un medico nutrizionista o di un endocrinologo. Poi il chirurgo deve valutare se sia necessario fare perdere qualche chilo prima dell’intervento, risultato raggiungibile con una dieta, coadiuvata anche da farmaci.

Chirurgia bariatrica
A seconda delle situazioni ci sono diverse tecniche di intervento

 

A seconda delle situazioni ci sono diverse tecniche di intervento
• La resecazione gastrica verticale o sleeve gastrectomy   è la tecnica più utilizzata. Consiste nel rimuovere i due terzi dello stomaco in modo da ridurre la sensazione di fame e aumentare il senso di sazietà.
• Il bypass gastrico la tecnica più antica  forma una scorciatoia tra la parte superiore dello stomaco e l’intestino in modo che i nutrienti evitano una parte el processo digestivo
• La diversione biliopancreatica è l’intervento più efficace a disposizione ma non si fa più l’elevato tasso di complicazioni a lungo
Dopo l’intervento chirurgico, i pazienti vanno accompagnati a un percorso di follow up molto importante. Il programma prevede appuntamenti e controlli una o due volte all’anno , idealmente  per tutta la vita, per accertare che le modifiche del comportamento alimentare  indotte dalla chirurgia non vengano abbandonate.

I risultati

Per un terzo dei pazienti, si considera un successo quando la perdita di peso raggiunge il 30% nell’arco di cinque anni dopo l’intervento  . I dati mostrano che un altro terzo, spesso persone anziane, perde “solo” dal 15 al 20%  . Per l’ultimo terzo, la perdita si limita al 10%. In quest’ultimo gruppo troviamo persone che non seguono il follow-up post-operatorio.

Un mese fa è stata pubblicata su Surgery una metanalisi, condotta su oltre 51.000 pazienti che conferma quanto la chirurgia bariatrica garantisca una perdita di peso. A distanza di 10 anni dall’intervento i pazienti operati  di bypass gastrico (RYGB) hanno ottenuto una riduzione dell’indice di massa corporea (BMI) del 31,8% rispetto al peso iniziale. Quelli che hanno scelto la sleeve gastrectomy (SG) sono arrivati a una riduzione del 22,5%. Al contrario il gruppo di controllo non chirurgico mostra cali minimi. Entrambe le tecniche di intervento raggiungono il massimo picco di perdita di peso tra i 6 mesi e i 2 anni post-operazione.

Il follow-up

La chirurgia non può fare tutto. Il paziente deve adattare alimentazione e stile di vita per stabilizzare il peso a lungo termine e ridurre il rischio di complicanze.
“La chirurgia bariatrica non può fare tutto e infatti viene classificata (descritta, classificata è un po’ rigido) come chirurgia comportamentale – continua Marinari – perché è un grande aiuto per i pazienti a modificare le abitidini  alimentari). Prima del Covid all’Humanitas di Rozzano erano attivi gruppi di persone operate che si vedevano periodicamente seguite da psicologo  e nutrizionista  proprio per  fare  rispettare  le regole di follow-up .”Anche se i risultati sono buoni – conclude Marinari  – la gente ha ancora paura dell’intervento chirurgico. Si stima che solo 1/2% delle persone con grave obesità e potenzialmente interessate prenda questa decisione. In realtà le persone che scelgono l’intervento nella stragrande maggioranza dei casi sono soddisfatte”.

© Riproduzione riservata Foto: Spot Melamil Humana

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