Ragazzo e ragazza seduti a un tavolino con tazze di tè o caffè e una ciotola di mele mentre tengono in mano smartphone con il logo di Tiktok

Dalla definizione scientifica alle testimonianze di chi ne soffre: identikit del fenomeno che trasforma l’alimentazione in una preoccupazione costante

Di food noise (alla lettera: rumore alimentare), negli ultimi anni, si è sentito parlare spesso. Via via che aumentavano i tassi di sovrappeso e obesità si diffondevano i racconti di pensieri ossessivamente incentrati sul cibo, a qualunque ora del giorno o della notte, prevalentemente – ma non esclusivamente – su dolci e simili. Allo stesso modo, uno dei numerosi effetti attribuiti ai farmaci antidiabetici e antiobesità GLP-1 (della famiglia dell’Ozempic) è proprio la diminuzione o la scomparsa del food noise, che dunque torna spesso anche quando si parla di questo. Ma di che cosa si tratta, esattamente? Non esiste una definizione ufficiale, anche se diversi studi ne hanno proposta una.

Pensieri intrusivi

Tra i gruppi che lavorano sull’argomento c’è quello dell’Università della Pennsylvania che nel 2023, in un articolo pubblicato su Nutrients, ha proposto una definizione basata sulla reattività agli stimoli alimentari sia nell’immediatezza di un pasto che in altri momenti. L’errata reazione al cibo causa pensieri intrusivi e comportamenti maladattativi, cioè non adeguati come, per esempio, il gesto di mangiare solo per calmare quel pensiero, senza lo stimolo della fame. Ora lo stesso gruppo propone gli ultimi risultati dell’indagine, ottenuti analizzando un osservatorio utile a capire le opinioni più diffuse: i video di TikTok.

Come hanno ricordato nel lavoro, un articolo uscito sulla rivista del gruppo Nature Nutrition & Diabetes, gli autori hanno creato uno specifico account su TikTok nel 2024, e hanno cercato alla voce food noise #foodnoise, trovando oltre 3.600 video. Hanno selezionato i cento più importanti, con una media di oltre un milione e 170mila visualizzazioni, circa 8.150 like e 250 commenti e poco meno di 600 condivisioni, e hanno analizzato in che modo veniva esposto il concetto, il tipo di testo, i commenti, i like, le discussioni e così via. Inoltre hanno messo a confronto i contenuti con la definizione che loro stessi avevano dato, pur non essendo ufficiale, per cercare di capire quanto fossero corrette le informazioni rispetto a un inquadramento teorico come quello suggerito.

I risultati

In generale, la stragrande maggioranza dei video analizzati (oltre il 91%) era stata creata da donne con non meno di trent’anni (82%). Nel 70% si trattava di testimonianze personali, mentre nel 22% erano video creati da professionisti sanitari. Più dell’85% dei video descriveva il food noise in modo negativo, soprattutto come pensieri ossessivi e invadenti sul cibo: nel 94% dei casi le definizioni erano allineate con quella proposta dagli autori, nei principi fondamentali. Gli oggetti della ruminazione (questo il termine tecnico usato in psichiatria per definire un pensiero che torna ossessivamente sullo stesso tema senza riuscire a considerarlo da altri punti di vista o ad abbandonarlo) erano nel 42% dolciumi e prodotti da fast food.

Ragazza teenager sdraiata sul pavimento con laptop e telefono con schermo vuoto che scorre il feed nei social network. Ambiente domestico accogliente
Online si diffondono i racconti di pensieri ossessivamente incentrati sul cibo

Inoltre, è emersa con forza una sensazione condivisa, che spiega abbastanza bene che cosa sia il food noise: chi ne è vittima si sente come se tutta l’esistenza ruotasse attorno al cibo e percepisce i pensieri associati come travolgenti. I ricercatori citano alcune frasi eloquenti dette dai creator come: “È una preoccupazione costante su che cosa mangiare, quando mangiare, come soddisfare le propri voglie”. “È una sensazione diversa dalla fame fisica e si determina in modo indipendente da essa”.

Food noise e farmaci

Gli autori non hanno fatto ricerche specifiche sui farmaci della famiglia dell’Ozempic, ma dai video è risultato evidente come essi rientrino molto spesso nei testi (si parlava di farmaci in un video su due) e come, di conseguenza, siano entrati in gioco: circa la metà dei video sul food noise li citava, e descriveva come fossero stati di aiuto nel ridurre o in alcuni casi eliminare quella sensazione.

Da un punto di vista più ampio, questa parte si inserisce nel progetto di studio del food noise iniziato con la proposta di definizione. È una parte ancora incompleta: al momento gli autori si stanno dedicando all’analisi dei commenti, delle condivisioni e dei like, per capire come le persone reagiscono a questo tipo di contenuto, e in generale per scendere più in dettaglio e verificare che tipo di interazione suscita il tema.

Lo scopo ultimo è arrivare ad avere una visione articolata e completa da ogni punto di vista: quello dei pazienti, quello dei medici e quello della teoria con criteri che possano essere adottati da chiunque, soprattutto per approntare specifiche strategie di cura, per identificare il momento migliore per intervenire, e per mettere a punto strumenti educativi da diffondere anche attraverso mezzi così popolari come TikTok.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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