Incendio di rifiuti; concept: Terra dei Fuochi, inquinamento

La nuova relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta conferma che, accanto ai roghi di rifiuti, resta preoccupante anche l’inquinamento delle falde acquifere nella Terra dei Fuochi.

Lo scorso 24 giugno è stata presentata a Casal di Principe la relazione Terra dei fuochi: evoluzione delle rotte criminali dei rifiuti e criticità emergenti della matrice acqua, redatta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari. Si tratta di un lavoro portato a termine dopo tre anni di studio e che si articola in tre sezioni che affrontano rispettivamente la questione del ciclo dei rifiuti, dell’inquinamento delle acque e dell’attività svolta dalla Commissione. Sebbene il documento non sia ancora stato pubblicato sul sito del Senato, è possibile ricostruire i punti chiave delineati in occasione della presentazione.

Roghi velenosi

Tra le criticità evidenziate permane il problema degli incendi che si sviluppano all’interno di aziende formalmente autorizzate al trattamento dei rifiuti. Di frequente, gli impianti sono utilizzati per accumulare enormi quantità di materiali oltre i limiti consentiti per poi essere bruciati in modo doloso. Secondo quanto emerge dalla relazione, la maggior parte dei roghi è causato dalla piccola e media imprenditoria locale che lavora in nero o in grigio. Tale fenomeno porta con sé gravi ripercussioni a livello ambientale come la dispersione in atmosfera e la successiva deposizione al suolo di particolato ricco di veleni come le diossine.

L’inquinamento da diossina dei terreni può essere molto pericoloso poiché può introdurre sostanze tossiche nella catena alimentare degli animali da allevamento, con il rischio di raggiungere anche l’essere umano. Era il 2008 quando si riscontrarono tracce di diossina nel latte di bufala proveniente da allevamenti del casertano attribuite all’inquinamento ambientale. Sebbene si trattasse di una presenza limitata, alcuni Paesi tra cui la Corea del Sud e il Giappone decisero di attuare un blocco preventivo delle importazioni di mozzarelle di bufala, provocando un ingente danno economico alle aziende coinvolte.

Acqua inquinata

La Commissione ha spostato il focus anche sull’inquinamento invisibile che coinvolge le falde acquifere. Se per anni i rifiuti abbandonati e incendiati hanno calamitato l’attenzione, ora ci si sta concentrando anche sul ruolo che ha la contaminazione delle acque all’interno dell’inquinamento ambientale. Nelle falde nelle province di Caserta e Napoli le analisi hanno trovato infatti sostanze cancerogene. Nell’Area Vasta di Giugliano è accertata una contaminazione delle acque sotterranee che arriva fino a 80-90 metri di profondità nell’acquifero più usato per irrigare i campi.

Ricercatore, scienziato o tecnico con guanti, mascherina e occhiali protettivi, maneggia beuta con acqua o liquido trasparente
Nelle aree della Terra dei Fuochi le falde acquifere sono risultate contaminate da sostanze cancerogene

Anche uno studio dell’Università Federico II di Napoli, reso noto lo scorso febbraio, ha lanciato l’allarme per il superamento dei limiti di legge per sostanze pericolose nelle falde di molti siti ubicati in tutte le cinque province campane, con picchi maggiori nella Terra dei Fuochi. Tra le sostanze rilevate ci sono il tricloroetilene (Tce), classificato come cancerogeno e associato al tumore del rene, del fegato e al linfoma non-Hodgkin, e il tetracloroetilene (Pce), ritenuto probabile cancerogeno.

L’espressione “Terra dei Fuochi” è stata coniata negli anni 2000 per indicare una vasta porzione di territorio che coinvolge 90 Comuni di cui 56 nella provincia di Napoli e 34 nella provincia di Caserta, per una superficie di circa 1.100 km2 che ospita poco meno di 3 milioni di abitanti. All’interno di questa zona si trova la già citata Area Vasta di Giugliano, inserita tra i Siti d’Interesse Nazionale (SIN) per via della grave emergenza legata allo sversamento incontrollato di rifiuti pericolosi e tossici.

La sentenza della CEDU sulla Terra dei Fuochi

Quello che emerge dalla relazione della Commissione parlamentare è una conferma di ciò che si sa da anni. In merito alla gestione dell’emergenza ambientale della cosiddetta Terra dei Fuochi, si è pronunciata anche la Corte europea dei diritti dell’uomo che nel gennaio 2025 ha condannato l’Italia per aver violato l’articolo 2 (“diritto alla vita”) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Secondo la Corte, le autorità italiane, benché fossero a conoscenza del fenomeno, non avrebbero adottato delle misure adeguate e idonee a evitare conseguenze. In particolare avrebbero individuato i territori interessati dal fenomeno solo 20 anni dopo esserne venute a conoscenza, senza procedere ad alcuna bonifica e monitoraggio, esponendo in tal modo gli abitanti a seri rischi e danni per la salute. Inoltre, la popolazione sarebbe rimasta all’oscuro della reale complessità e gravità del fenomeno a causa della scarsa, se non nulla, informazione.

Come abbiamo visto, la contaminazione dell’ambiente è ancora una questione aperta nella Terra dei Fuochi, ma ci sembra importante ricordare che, sebbene sia un’area tristemente famosa, quella campana non è l’unica zona colpita da importanti tassi di inquinamento. Bisognerebbe infatti parlare di “terre dei fuochi” se si pensa alla qualità dell’aria della Pianura Padana considerata la peggiore a livello nazionale.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, AdobeStock

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