La nuova campagna istituzionale del MASAF invita a scegliere pasta 100% italiana associandola a “più sicurezza” e “più salute”: affermazioni senza riscontri scientifici e potenzialmente fuorvianti.
Dal 21 agosto 2026 sulle reti Rai è in onda del primo spot di una nuova campagna istituzionale dedicata alla pasta, realizzata dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF) diretto da Francesco Lollobrigida, insieme a ISMEA e alla Federazione italiana pallavolo. I protagonisti sono alcuni campioni delle Nazionali maschile e femminile di volley e il messaggio è affidato a volti molto popolari, come Anna Danesi, Carlotta Cambi, Stella Nervini, Paola Egonu, Simone Giannelli, Daniele Lavia, Riccardo Sbertoli.
Lo spot
La scena è ambientata in un supermercato. Davanti allo scaffale della pasta una delle atlete domanda: “Anna, ma quale prendo? A me sembrano esattamente uguali”. La risposta introduce il vero messaggio della campagna: “No, guarda qui, sull’etichetta c’è scritto da dove viene il grano. Se scegliamo grano italiano, difendiamo la nostra terra, il lavoro di chi rispetta l’ambiente e tutta la nostra energia”. Poi arriva lo slogan: “Con la pasta al grano italiano vince l’Italia”. E infine la frase più discutibile: “Non scegliere solo il prezzo. Più sicurezza, più salute, più sostegno alle nostre imprese. Fai la scelta giusta”. La schermata conclusiva ribadisce il concetto: “Leggi l’etichetta. Scegli la pasta 100% italiana”, specificando che si tratta di pasta prodotta con grano 100% italiano. Nel 2023 e nel 2025 lo slogan delle campagne sulla pasta realizzate dal MASAF con ISMEA e FIPAV era “La pasta, integratore di felicità”. Il nuovo messaggio non invita semplicemente a mangiare pasta o a valorizzare un alimento simbolo della cucina italiana, indica quale pasta scegliere in base all’origine del grano.
Il problema
E fin qui si potrebbe discutere di una scelta di politica agricola del Ministero che vuole sostenere i cerealicoltori italiani. Lo spot di Lollobrigida però dimentica di dire che la produzione nazionale di grano duro è di gran lunga insufficiente e le aziende importano da sempre grano in quantità rilevanti (nel 2025 era il 44% del fabbisogno, ma in alcune annate si è arrivati al 60%). Il problema dello spot riguarda la frase recitata da Simone Giannelli, che dice: “Non scegliere solo il prezzo: più sicurezza, più salute, più sostegno alle nostre imprese”. Mentre Paola Egonu afferma: “Con la pasta di grano italiano vince l’Italia”. L ’accostamento fra grano 100% italiano, maggiore sicurezza e maggiore salute è privo di qualsiasi riscontro e del tutto scorretto, perché suggerisce al consumatore l’esistenza di vantaggi sanitari inesistenti.
“Più sicurezza”: rispetto a cosa?
La parola ‘più’ implica un confronto. Se la pasta prodotta con grano 100% italiano offre “più sicurezza”, vuol dire che quella ottenuta con grano francese, australiano, statunitense o canadese dovrebbe essere meno sicura. Il problema è che non esistono dati al riguardo. I controlli ufficiali raccontano una storia molto diversa. Due mesi fa Il Fatto Alimentare ha analizzato gli ultimi dati del Ministero della Salute sui residui di prodotti fitosanitari. La voce “grano duro in granella” riporta l’esito di controlli effettuati su 124 campioni: 92 non presentano residui, 32 contengono residui entro i limiti di legge e nessuno superava i limiti.
Due anni prima, lo stesso MASAF che oggi nello spot parla di “più sicurezza” aveva realizzato un programma straordinario di controlli sul grano duro importato: 19 motonavi, 11 operatori, 21 campioni e circa 420 mila tonnellate di materia prima controllata. Anche in quel caso non era emerso un problema sanitario legato al glifosato o ad altri residui fuori norma. Ma allora perché lo spot evidenzia queste due parole che sicuramente influenzano le scelte dell’ascoltatore. Non esistono elementi che autorizzano il ministero a considerare il grano italiano più sicuro.
“Più salute” perché?
Ancora più pretestuoso e privo di riscontri è il richiamo alla “più salute”. Le caratteristiche della pasta dipendono dalla varietà del grano, dal contenuto e dalla qualità delle proteine e del glutine e dal processo di produzione. Non dal passaporto della materia prima. Un ottimo grano italiano permette di produrre un’eccellente pasta al pari di un grano importato dal Canada, Stati Uniti, Francia o Australia, spesso pagato molto di più. Chi lascia intendere una cosa diversa dice una falsità. La differenza la fa la selezione della materia prima, non la bandiera.

L’origine del grano è un’informazione importante e deve essere indicata in etichetta. Il consumatore può scegliere il 100% italiano perché vuole sostenere gli agricoltori del nostro Paese, perché preferisce una filiera nazionale o semplicemente perché attribuisce valore all’origine. Sono tutte motivazioni legittime. Ma trasformare l’origine geografica in un indicatore di salubrità è profondamente scorretto. Sono proprio queste due parole a fare diventare una campagna di promozione della filiera nazionale in un messaggio fuorviante.
L’espressione “più salute” solleva anche un problema sotto il profilo delle regole europee sui claim. Il Regolamento 1924/2006 si applica anche alle campagne promozionali sostenute dalle autorità pubbliche e consente i riferimenti generici a benefici per la salute solo quando sono accompagnati da un’indicazione salutistica specifica autorizzata. Lo stesso Regolamento vieta inoltre messaggi che possano suscitare dubbi sulla sicurezza di altri alimenti. In questo senso lo spot sembra non rispettare la normativa.
I test sulle paste smentiscono l’equazione italiano = migliore
Anche i test comparativi realizzati negli anni dalle riviste dei consumatori non mostrano una superiorità delle paste ottenute esclusivamente con grano italiano rispetto alle altre. Nel test di Altroconsumo sulle penne, pubblicato nel 2025, la valutazione migliore è andata a una pasta prodotta con grano proveniente da Paesi UE e non UE, risultando contemporaneamente Migliore del test e Miglior acquisto.
Nel test sugli spaghetti pubblicato da Altroconsumo nel gennaio 2026 il quadro sulla sicurezza è risultato complessivamente molto rassicurante: pesticidi assenti nella maggioranza dei campioni, glifosato individuato in un solo prodotto in quantità molto basse e giudicate senza rischi per la salute. Tra le paste in cima alla classifica troviamo marchi che utilizzano miscele di grani italiani e stranieri. Quando la pasta viene analizzata in laboratorio, l’origine nazionale del grano non determina automaticamente né la sicurezza né la qualità del prodotto.

Senza grano importato addio pasta Made in Italy
C’è un altro elemento che lo spot dimentica. L’Italia importa grano duro di alta qualità da oltre un secolo perché i pastifici hanno bisogno di grani capaci di garantire contenuto proteico, qualità del glutine, colore e tenuta alla cottura e quello italiano è troppo poco. È paradossale che una campagna istituzionale dica “Con la pasta di grano italiano vince l’Italia” senza ricordare che il successo mondiale della nostra pasta è stato costruito grazie alla capacità dei nostri molini e pastifici di selezionare e miscelare ottimi grani provenienti da diverse parti del mondo.
L’Italia è il primo produttore, consumatore ed esportatore di pasta in Europa e senza importazioni di grano duro l’industria non potrebbe produrre circa quattro milioni di tonnellate di pasta l’anno, esportandone circa il 60%. Se una grande azienda alimentare invitasse in uno spot ad acquistare la propria pasta perché garantisce “più sicurezza” e “più salute” rispetto ai prodotti concorrenti, sarebbe naturale chiedere su quali studi e su quali dati poggiano queste affermazioni. E, in assenza di prove, un messaggio del genere meriterebbe quantomeno l’attenzione degli organismi chiamati a vigilare sulla correttezza della pubblicità.
La situazione è più delicata perché a parlare è il Ministero dell’Agricoltura, insieme a ISMEA, attraverso una comunicazione istituzionale trasmessa dalla Rai e affidata alla credibilità dei campioni delle Nazionali di pallavolo. Valorizzare il grano italiano è legittimo. Lasciare intendere che il grano italiano garantisce una pasta più sicura e più salutare di quella prodotta con ottimi grani importati non lo è.
© Riproduzione riservata Foto: Spot MASAF

Giornalista professionista, direttore de Il Fatto Alimentare. Laureato in Scienze delle preparazioni alimentari ha diretto il mensile Altroconsumo e maturato una lunga esperienza come free lance con diverse testate (Corriere della sera, la Stampa, Espresso, Panorama, Focus…). Ha collaborato per 7 anni con il programma Mi manda Lubrano di Rai 3 e Consumi & consumi di RaiNews 24



E’ possibile fare un esposto all’AGCM o IAP per pubblicità ingannevole e concorrenza sleale, visto che millantano proprietà salutistiche prive di fondamento?
Sì, tutti lo possono fare.
Anziché sfogare la frustrazione premendo il tasto “non mi piace” come se fosse un amuleto scaramantico, perché non proviamo a sostituire i sentimenti da stadio con un paio di sani numeri e fonti ufficiali?
Se l’import fosse spazzatura, significa che i grandi maestri del Made in Italy stanno infarinando e insaccando immondizia da decenni per vendervela col tricolore sopra.
L’idea che la produzione nazionale sia un paradiso terrestre privo di frodi o veleni sfugge alla dura realtà dei bollettini ufficiali.
In bromatologia (la scienza degli alimenti), il sapore e le vitamine di un frutto dipendono da: sole, terreno, varietà genetica e momento della raccolta.
Il motivo per cui i pastai italiani acquistano grandi quantità di grano duro dal Canada è per una ragione tecnologica ben precisa: il grano del Nord America possiede caratteristiche chimico-fisiche che il clima italiano rende difficili da ottenere con costanza.
Le praterie del Saskatchewan e dell’Alberta hanno estati brevi, molto calde e asciutte. Questo stress termico durante la fase di maturazione spinge la pianta a concentrare le proteine nel chicco.
Nel Sud Italia o nel Mediterraneo, se l’annata è troppo piovosa o priva delle giuste escursioni termiche, il grano locale rischia di sviluppare percentuali proteiche più basse.
La pastificazione italiana è un’arte di blend, mentre la pasta 100% grano italiano è un arte di marketing.
Per avere i numeri quantitativi dei consumi di pesticidi per esempio, che lei chiede, basterebbe interrogare Google e le darebbe i consumi in kg/ettaro coltivato dai singoli paesi tra cui il nostro Bel Paese. Digiti “Uso di pesticidi per Paese”, avrà grandi sorprese. Il suo “100% grano italiano” è un’arte falsificata perché fuorviante per il consumatore, mentre “l’arte di blend” della pastificazione italiana, senza una materia prima ottima o ancor più eccellente, rischia di essere minata.
AGCM o IAP hanno bisogno di un esposto o possono agire motu proprio ?
Agcm e Iap possono agire autonomamente o dopo una segnalazione e comunque non sono tenute a rispondere. Agcm impiega diversi mesi per decidere se avviare la procedura. Iap è più veloce quando decide autonomamente di agire. Noi abbiamo mandato a Iap negli ultimi mesi una decina di segnalazioni senza alcun riscontro.
La mia era una domanda retorica. Le due istituzioni mai si metteranno di traverso a MASAF ed ISMEA. Ma che istituzioni pubbliche mettano la loro firma su claim “non corretti” fa riflettere.
Come sempre il signor La Pira difende a spada tratta il grano estero, soprattutto del nord america. Sicuramente la pubblicità in questione è un’ esagerazione ma promuovere una filiera 100% italiana è una bella cosa, l’Italia ha bisogno di importare perché non si incentiva ma piuttosto si disencentiva gli agricoltori locali, vengo dalla Sicilia che una volta era considerato il granaio d’Italia ma che a causa di scelte politiche scellerate che penalizzano gli agricoltori ha calato drasticamente la produzione rispetto al passato, è qui che dovrebbero concentrarsi le politiche agricole, favorendo un’ economia circolare che oltre a fare crescere l’economia interna fa bene anche alle emissioni. Il grano prodotto da noi non ha bisogno di grandi trattamenti mentre quello del nord america…beh lasciamo stare. E non mi si venga a raccontare la favola che le sostanze sono tutte sotto il limite di legge perché esistono un sacco di modi per falsare questi risultati, come lo si fa con gli ortaggi lasciandoli settimane nelle celle per fare scaricare i fitofarmaci e altre sostanze. Resta il fatto che senza le sostanze chimiche in alcune zone di produzione il grano non matura. Io in ogni caso sceglierò sempre grano italiano!!
Mantenere a temperatura di frigorifero la stiva di una nave che trasporta cereali è difficile. Detto ciò le analisi le fa il ministero e gli organi di controllo e i risultati sono quelli che abbiamo riportato . Fa bene a scegliere la pasta prodotta con grano italiano, ma la pasta italiana è la migliore al mondo perché da sempre usa il grano importato da Paesi come il Canada.
La pasta italiana è la migliore al mondo perché ci sono dei maestri nella produzione, non certo per il grano proveniente dal Canada. Spesso compro pasta 100% di grano siciliano trafilata al bronzo che come caratteristiche, proteine e tenuta alla cottura è eccellente.lo stesso si può dire con grano prodotto per esempio in puglia o Campania, ripeto gli sforzi dovrebbero concentrarsi nell’incentivare i produttori italiani che se messi nelle condizioni producono il miglior grano duro al mondo senza bisogno di ricorrere per forza al glisofato.nel mezzogiorno il grano è sempre stato un simbolo di qualità ed eccellenza, fin da secoli!! Nei paesi da lei citati si è sviluppato con tecniche per me alquanto discutibili che penalizzano l’ambiente e la biodiversità in favore di una filiera super industrializzata e per niente sostenibile. Le auguro una buona giornata
Sono d’accordo con lei in Italia che ci sono dei maestri pastai eccellenti che fanno dei blend (ho lavorato anch’io in un pastificio). È vero che in Itala c’è anche un grano eccellente (non tutto), ma di fatto usiamo il 50& di grano importato e quindi vuol dire che si tratta di materia di ottima qualità che i maestri pastai sanno scegliere con cura proprio perché sanno fare la pasta e non acquisterebbero mai materia prima di inferiore qualità.
Sono un’ispettore fitosanitario, da 25 anni salgo sulle navi a controllare grano in import, è evidente che ciò che scrivete riguardo ai controlli, alla presenza dei residui, ai trasporti su stive o altro, nonché sull’origine, che sia Canada, Usa, Russia, Kazakistan Ucraina o Australia, denota che chiunque pensa di essere esperto del settore, esattamente come i 59 milioni di commissari tecnici della nazionale. Capisco che la libertà di opinione deve essere sacra, ma sull’argomento grano le opinioni contano poco rispetto alle norme europee e al commercio mondiale.
Da quando riportare i fatti è difendere a spada tratta? Quando la smetteremo di credere che “Prodotto in Italia = più salutare, più bello, più buono, più sicuro ecc.” sarà sempre troppo tardi.
Il cibo non è sicuro o buono in base alla bandiera impressa sulla confezione, ma in base al rispetto delle norme igienico-sanitarie, alle modalità di coltivazione e alla trasparenza della filiera.
Le operazioni periodiche dei Carabinieri per la Tutela della Salute (NAS) e dell’ICQRF evidenziano regolarmente frodi commerciali, cattiva conservazione, falsificazioni di marchi DOP/IGP e uso di sostanze vietate anche all’interno dei confini nazionali.
Lei può consultare, come anch’io ho fatto, una tabella prodotta dalla FAOSTAT “Uso di pesticidi per Paese”. Ne sarà stupito.
Buonasera. Lo sa che il grano duro canadese viene regolarmente trattato con glifosate in fase di maturazione? Pratica vietata in Italia per la quale saremmo soggetti a denuncia penale. L’Europa vuole che ne sia vietato l’utilizzo nel territorio comunitario. Il Canada è il primo paese da cui importiamo grano duro. Mi sembra un buon motivo per sponsorizzare il grano duro italiano.
Il grano importato da paesi extra-UE deve rispettare i limiti massimi di residuo (LMR) stabiliti dalla Commissione Europea per la salute umana. Per il grano, il limite UE per il glifosato è di 10 mg/kg, ed è valido sia per il prodotto interno che per quello importato. Nei test condotti regolarmente dalle autorità sanitarie (come l’EFSA e i laboratori ASL) e dalle associazioni dei consumatori sulla pasta in commercio in Italia, la presenza di residui di glifosato è spesso assente o ampiamente al di sotto dei limiti di legge. Quando rilevati, i residui si misurano solitamente in frazioni di milligrammo per chilo (poche parti per miliardo), ovvero centinaia o migliaia di volte al di sotto della soglia massima consentita.
E allora perché i consumatori europei e le autorità europee spingono per la messa al bando del glifosate? La questione dei limiti di legge del glifosate è pura politica. Sono stati stabiliti limiti che non debbano essere di intralcio all’importazione di grano duro dal Canada. Intenda bene, capisco benissimo l’esigenza dei pastifici italiani di importare grano duro per garantire l’export e sostenere l’industria agroalimentare; questo è sacrosanto guai se gli si mettano i bastoni fra le ruote, non sono mica sciocco. Io dico semplicemente che il grano duro italiano a residui zero di glifosate meriterebbe un ultetriore riconoscimento di prezzo e i consumatori dovrebbero aver la possibilità di acquistare partite di pasta a residui zero.
Mi scusi sig. Carbone ma a Lei chi ha detto che il grano canadese viene regolarmente trattato in preraccolta con il glifosato? Mi sembra a furia di raccontare ripetutamente bugie poi le cose diventano realtà come una vulgata popolare. Pochi possono parlare con i dati di fatto. Io sì e posso dimostralo.
Premesso che non ho alcuna intenzione di essere il difensore del grano canadese e del glifosate le posso confermare e posso dare anche documentazione adeguata degli enti governativi canadesi, che l’ultima annata in cui il glidosato fu utilizzato in preraccolto per via di estreme condizioni meteo, fu il 2016. Sono pertanto 10 anni che tale pratica non è in atto. Le ricordo che in Italia il glifosato è consentito. A Novembre 2023 la Commissione Europea ha votato a favore del rinnovo decennale all’uso di tale pesticida. Coldiretti si è schierata a favore del mantenimento dell’uso del glifosato, in linea con la posizione del Ministero dell’Agricoltura. In un’occasione pubblica (il Villaggio Coldiretti al Circo Massimo, 13-15 ottobre 2023), il ministro Francesco Lollobrigida — intervenendo all’iniziativa Coldiretti — ha dichiarato che erano “contrari alla sua proibizione”, sottolineando la necessità per gli agricoltori di continuare a usare alcuni principi attivi. Allo stesso tempo, la posizione includeva un distinguo: contrarietà all’uso del glifosato nelle fasi di essiccazione e pre-raccolta del grano duro (pratica che può lasciare residui sul prodotto finale), con l’intenzione di portare questa richiesta di restrizione a livello europeo in coordinamento con il Ministero della Salute. In sintesi, la linea di Coldiretti non era un “no” al glifosato in sé, ma un sì alla sua disponibilità per l’agricoltura convenzionale accompagnato da limiti mirati su usi specifici — posizione coerente con le restrizioni già previste dal Decreto Ministeriale 2016. Alla luce di queste verità inconfutabili la pozione di Coldiretti risulta molto contraddittoria e finalizzata ad accrescere la sua popolarità e qualche altra cosa. Per questi motivi sig. Carboni, mi creda, abbia più fiducia non solo per chi opera nel settore e ha una storia da difendere di lavoro onesto e nelle regole, ma negli stessi organi di Governo che stanno a vigilare sulla salute pubblica e mai potrebbero consentire azioni e pratiche illegali propagandate da Coldiretti.
La realtà non è proprio così perché In Canada l’impiego del glifosato in pre-raccolta del frumento è tuttora autorizzato e praticato, ma non è obbligatorio. Alcuni acquirenti, compresi operatori italiani, richiedono contrattualmente grano non trattato in pre-raccolta o con residui inferiori a soglie molto più severe dei limiti di legge. In ogni caso i dati sule analisi sul grano duro importato effettuate degli organi di controllo che poi abbiamo riportato confermano che il grano importato rientra abbondantemente nei limiti di legge.
Per amore di verità confermo il fatto che sia consentito. Informo che tale pratica però non è attuata dal 2016 perchè non necessaria. E, sempre per dire le cose come stanno, informo che invece per i legumi è una tecnica utilizzata (utilizzo glifosato in post raccolto) abitualmente. Ma a prescindere da queste considerazioni che vi posso documentare sorge una domanda. Se Coldiretti spaventa i consumatori dicendo che il glifosate è dannoso per la salute, perchè non si mobilità presso i ministeri di agricoltura e sanità per denunciare questo potenziale attentato alla salute pubblica? I rapporti strettissimi tra Gesmundo a Lollobrigida potrebbero velocemente portare a una soluzione. Evidentemete in malafede si vuole solo fare disinformazione creando panico e sfruttando il giustificato malessere di tanti poveri cerealicoltori.
Per fare la pasta ITALIANA fatta bene serve il grano estero. Le performance di quei grani sono oggettivamente migliori. Oltre a ciò non abbiamo grano a sufficienza per tutta la produzione. Non ci sono dubbi sulla salubrità e sul rispetto delle norme dei grani importati. Fine , l’ argomento non ha altre verità. Perché ogni tanto si deve rifare sempre questa stucchevole e inutile discussione su fatti che sono OGGETTIVI? le performance delle farine si misurano la salubrità idem. Non sono opinioni.
Forse si cerca di dare una mano a noi poveri contadini con non centinaia di ettari di terra che tra costi e calo prezzi di sicuro siamo quelli che ci rimettono di più,magari alziamo il valore del grano italiano e dopo vediamo se si aumenta la produzione se ci basta per fare la pasta,dopo acquistiamo quello americano con altre proprietà ,vicino a noi ci sono pastifici che producono pasta con grano locale,e il prodotto è uscito bene ugualmente.w l Italia w il grano italiano
E’ un discorso capzioso, è ben noto che l’Italia non sarà MAI in grado di produrre grano duro a sufficienza per coprire l’intera produzione di pasta (consumo interno + export), si vuole solo sdoganare l’idea che la pasta deve costare ben di più, indubbio vantaggio per i contadini “poveri” però ben organizzati in lobbies e gruppi di pressione, mentre ai “ricchi” consumatori da spremere, chi pensa?
Da coltivatore penso che come in tutte ,e cose ci vuole un certo pragmatismo.I fatti dimostrano che il 50% ca del grano viene importato dall estero perché nel bel paese se ne produce poco Il vero motivo è che non è più conveniente produrlo .l industria preferisce acquistarlo fuori perche costa meno e più si addice alla lavorazione in linea continua Certo il nostro grano non ha le proteine richieste e quindi… ci mangiamo quello canadese o australiano dove tracce nella norma di glifosate sono presenti .La gdo fa il resto con spietate logiche di mercato che mettono in crisi anche i pastifici
Ma questo si fa da sempre
Ma la coltivazione del grano italiano non prevede l’uso del glifosato !
Confutando i contenuti e i concetti banalmente li si rinforzano. Lunghi discorsi, a lettori attenti, consacrano.
“….. su 124 campioni soltanto 92 sono risultati privi di sostanze potenzialmente nocive alla salute mentre 32 (ben 25%) ne contengono in misura non eccedente…..”
Inoltre nell’articolato commento si omette di indicare i paesi di produzione del grano risultato pulito dagli altri.
Se il grano prodotto in Italia e’ risultato pulito o con indici altamente bassi rispetto a quello importato si possono ritenere coerenti e utili i suggerimenti richiamando anche la salute alimentare. L’ insufficienza del grano prodotto in Italia non implica, necessariamente, che il consumatore non debba essere sollecitato alla ricerca di alimenti privi o con ridottissime quantita’ di “chimica” nociva.
I dati sulle analisi forniti non riportano nessuna informazione sull’origine
Sono un produttore di grano duro da più di vent’anni e in pratica tranne un anno che era aumentato ci ho sempre rimesso perché il prezzo è ridicolo anche con una buona resa, dalle nostre parti si produce grano solo per la rotazione della terra altrimenti a questi prezzi si dovrebbe importante il 100% perché semplicemente non verrebbe seminato, i pastifici dovrebbero pagare il giusto il grano italiano, fare due linee di pasta italiano e estero poi ognuno è libero di scegliere quello che vuole, sono d’accordo è vero che i residui di glifosato sono bassi e la pasta è sicura ma perché assorbire un erbicida anche a bassi dosaggi di continuo se il nostro grano è privo di contaminazioni?
Forse la ricetta è sostenere il grano italiano non dire che è migliore o più sicuro. In ogni caso la pasta italiana confezionata con il 100% di grano nazionale costa di più.
Sbaglerò , non sono all’altezza dei vostri numerosi commenti, ma non sono neanche proprio ignorante. Scelgo con attenzione i prodotti che compero , non mi baso sul prezzo , ma scelgo sempre italiano. Da mesi sto vivendo in Sicilia e compero sempre Poiatti trafilata al bronzo, 100% grano siciliano (ci sono due tipologie della stessa marca, e sto attenta a quale scegliere) Non è assolutamente vero che costa di più delle altre solite marche!! È ottima e tiene la cottura.
La pasta di grano duro 100% italiano in genere costa di più
Come sarebbe bello, di tanto in tanto, tutelare e difendere le produzioni italiane esattamente come altri Paesi (Francia in primis) difendono le loro. Non ne siamo capaci, soprattutto per una smania di globalismo che una parte del nostro Paese vive con convinzione frenetica. La maggioranza degli italiani però, cerca e vuole l’italianità, ancor più nel cibo che ci è valso anche il riconoscimento Unesco. Accordi come il Mercosur, disgraziatamente sottoscritti di recente, consentono l’importazione in Italia di ogni tipo di nefandezza alimentare proveniente da Paesi ove non esistono regole reali sull’uso dei pesticidi e sul trattamento e la lavorazione dei prodotti agricoli. Questi sono i prodotti da lasciare sui banchi dei supermercati, non la pasta italiana.
I prodotti che secondo lei sono pieni di “nefandezze” arrivano già in Italia da anni (pensi solo al cacao o al caffè). Le regole per questi prodotti importati sono identiche a quelle dei prodotti nazionali .
Boh. Sulla pasta si è andati avanti per anni raccontando le miracolose proprietà di grani antichi o senatoriali, paventando i pericoli intrinseci nei “grani stranieri” a favore dell’italianietà delle farine. Giustificando prezzi amatoriali, fino a 10 euro/kg per le paste “davvero genuinamente e tradizionalmente italiche”. Adesso che questa tesi viene sponsorizzata dal Governo, contrordine compagni ?
Il Fatto Alimentare da sempre ha segnalato che si tratta di fake news sponsorizzate da lobby come Coldiretti e altri gruppi
A prescindere dall’attuale situazione politica, avrei qualche sospetto sul grano ucraino, visto che ci sono aree altamente contaminate vicino Chernobyl ancora oggi. Noi importiamo grano ucraino?
Il Grano duro importato non proviene dall’Ucraina che produce solo grano tenero .
Come detto da molti altri, l’industria della pasta necessita di grano duro di importazione nordamericana per ragioni qualitative ( è molto ricco di proteine e proviene da climi freddi e stabili) e quantitative ( la produzione italiana è largamente insufficiente). Detto questo, su tale realtà l’industria della pasta cavalca poi il nazionalismo alimentare, confondendo le idee ai consumatori usando il folclore.
L’industria della farina invece (per il pane, pizza ecc.) importa gioiosamente il grano tenero nordamericano per farine di forza (W) tipo Manitoba: in questo caso l’industria si guarda bene dall’ enfatizzare un’improbabile origine italiana. La cosa divertente è che spesso sono produttori di entrambe (pasta e farina) ma sanno parlare due lingue diverse.
ottimo, documentato. grazie
Il grano italiano nel vero senso della parola non basta, volentieri o nolenti lo devono importare da altre parti del mondo perché: invece di incentivare gli agricoltori in tutti i settori agricoli, li mettono in ginocchio e molti anche nella mia zona lasciano terreni incolti per non rimetterci. Poi c’è il discorso dei giovani anche loro non vengono incentivati e cercano altro.
Sono completamente d’accordo con quanto afferma La Pira e lo affermo da professionista essendo stato per 10 anni Direttore RSQ della Barilla
Perché di questo spot? Volete fare scomparire la coltivazione di grano duro in Italia? Bisognerà pur dire qualche pia bugia per sostenere questi agricoltori o condannarli a scomparire?
Raccontare bugie non mi sembra una buona politica. In ogni caso si tratta di pubblicità che contrasta con le norme. La pubblicità deve essere: onesta,veritiera e corretta.
Sono d’accordo con quello che scrive però non bisogna dimenticare che le regole di coltivazione del grano in Italia sono diverse da quelle degli altri Paesi,specie extra-UE. Da noi c’è il divieto di OGM e il divieto di usare glifosato prima della raccolta. Chi mi garantisce per esempio che in Canada è lo stesso?
Il grano canadese OGM! La fonte del notizia?
È vero anche che se a quel grano italiano viene aggiunto senza glifosato e/o senza pesticidi e a corredo trafilata al bronzo e non con trafile…al teflon, preferisco grano italiano è volendo al limite anche grano estero, ma con le caratteristiche di cui sopra.