Al Modena Nerd la catena di fast food KFC invita a imprimersi il marchio sulla pelle in cambio di pollo fritto: così i consumatori diventano pubblicità ambulante.
Un tatuaggio a tema KFC in cambio di pollo fritto gratis “a vita”. È l’iniziativa che la catena di fast food ha annunciato per il 5 e 6 settembre al Modena Nerd, la fiera dedicata a fumetti, videogiochi e cultura pop in programma nel capoluogo emiliano. Allo stand, due tatuatori hanno realizzato gratuitamente soggetti legati al marchio di pollo fritto e chi si è fatto tatuare riceverà un buono menu omaggio ogni dieci giorni. Ma a pochi giorni dall’evento è scoppiata la polemica: Federconsumatori ha chiesto a Comune e Ausl di intervenire e, al 1° settembre, al Comune non risultava ancora presentata la segnalazione prevista per fare tatuaggi. Nonostante le polemiche, l’iniziativa si è svolta come previsto, registrando una notevole partecipazione, con centinaia di persone in coda (aggiornamento del 07/09/2026).
Non è la prima volta che KFC, azienda partner della convention, lancia questa iniziativa. Anche nel 2025 si è svolta la KFC Tattoo Experience, nel corso della quale una cinquantina di persone si è fatta tatuare disegni a tema – come un secchiello di pollo fritto o una coscia di pollo fritto con gambe femminili (vedi foto sotto) – per ottenere un coupon utilizzabile ogni dieci giorni nei ristoranti aderenti di Modena, Reggio Emilia e Parma. Un risultato che la catena di fast food ha celebrato come “una delle nostre attivazioni più audaci” e “un gesto concreto per consolidare la nostra presenza sul territorio e stringere un legame profondo con chi, ogni giorno, sceglie KFC.”

Consumatori come testimonial permanenti
Con la Tattoo Experience, KFC porta all’estremo i meccanismi della fidelizzazione. Le aziende cercano da tempo non solo di convincere i clienti a tornare al punto vendita, sul sito di e-commerce o al ristorante, attraverso raccolte punti, app e sconti, ma anche di trasformarli in promotori del marchio. In questo caso, però, KFC compie un passo ulteriore: invita consumatori e consumatrici a imprimersi sulla pelle un soggetto legato al brand, trasformando il loro stesso corpo in un mezzo pubblicitario permanente in cambio di un coupon.
Ed è proprio la sproporzione tra ciò che l’azienda ottiene e ciò che offre a rendere l’iniziativa particolare: il premio può essere soggetto a condizioni e limitazioni, mentre il tatuaggio resta. La promessa del pollo fritto “gratis a vita” finisce così per rovesciarsi: ciò che rischia davvero di durare tutta la vita è solo il marchio sul corpo, a meno di rimedi costosi come la cancellazione laser o la copertura con un altro tatuaggio (cover up).

L’operazione assume un significato ancora più particolare nel contesto di Modena Nerd, una manifestazione costruita intorno a fandom, cultura pop e appartenenza alle community. KFC utilizza gli stessi codici – il simbolo da esibire, l’identificazione con un universo condiviso, l’esperienza da raccontare sui social – per trasferire sul marchio commerciale dinamiche tipiche dei fandom e delle community.
Anche Federconsumatori parla di “un marketing invadente” che arriva ad “appropriarsi letteralmente del corpo del consumatore, rendendolo uno sponsor vivente”. Per l’associazione, “la sproporzione di questo scambio è evidente: l’azienda ottiene un contratto pubblicitario a vita, il consumatore riceve pollo fritto”.
© Riproduzione riservata Foto: KFC via LinkedIn, Modena Nerd via Instagram
Giornalista professionista, redattrice de Il Fatto Alimentare. Biologa, con un master in Alimentazione e dietetica applicata. Scrive principalmente di alimentazione, etichette, sostenibilità e sicurezza alimentare. Gestisce i richiami alimentari e il ‘servizio alert’.



Le aziende conoscono bene i loro polli… Che tristezza per coloro che accetteranno
Vabbè, ma questi tatuaggi in fondo non sono neanche brutti!
E poi uno sarà o non sarà libero di farsi tatuare quello che gli pare? E se non offende nessuno, dov’è il problema?
E se in piú gli piace il pollo fritto di KFC, e così facendo lo può mangiare gratis di tanto in tanto, tanto meglio!
Perché dovrebbe essere una tristezza per quelli che partecipano all’iniziativa?
A me, piuttosto, la tristezza la fanno venire quelli che hanno sempre da mugugnare e da giudicare gli altri, dall’alto della loro presunta superiorità!
Nessuno mette in discussione la libertà di tatuarsi ciò che si vuole, né stiamo giudicando chi ha deciso di partecipare. L’articolo analizza la strategia di marketing di KFC.
È vero che alcuni dei tatuaggi realizzati lo scorso anno e sicuramente anche quest’anno erano semplicemente a tema pollo fritto, ma tra i soggetti proposti, che abbiamo potuto vedere sui social di Modena Nerd, compaiono anche il Colonnello Sanders, il logo KFC e altri simboli esplicitamente legati al marchio. In cambio di un tatuaggio permanente (legato al brand più o meno direttamente), l’azienda offre un beneficio economico sotto forma di coupon, peraltro soggetto a condizioni.
È questa operazione di marketing estremo che abbiamo trovato interessante da discutere. Criticare una campagna pubblicitaria non significa giudicare chi vi partecipa.
Infatti, è la sua conclusione, dottoressa Crepaldi, ad essere il nocciolo dell’articolo.
Non si discute di chi fa o non fa determinate cose; ma se è opportuno che il marketing approfitti a tal punto del vuoto valoriale che ci circonda da manipolare dei giovani (squattrinati) per condurre campagne pubblicitarie in cambio di cibo di dubbia qualità.
Com’è difficile oggi parlare di società, sistemi, sovrastruttura culturale, organizzazione del lavoro, pubblicità.
Buongiorno Sig.ra Crepaldi.
Se non fosse abbastanza chiaro, preciso che io stavo rispondendo solo al commento del Sig. Osvaldo F. il quale ha scritto testualmente “Che tristezza per coloro che accetteranno”.
Per quanto riguarda l’articolo in senso stretto, invece, è evidente anche me che non sono stati espressi giudizi su coloro che hanno aderito alla campagna pubblicitaria e che l’articolo analizzava soltanto questa strategia di marketing.
Distinti saluti.
Completamente d’accordo.
Tristezza profonda invece per chi svende il proprio corpo ad un’azienda in cambio di pollo. Nessuno si sarebbe tatuato quella roba se non fosse per il pollo gratis,che tra l’altro sicuramente non sarà ‘a vita’ ma solo fino alla prossima promozione ed è comunque limitato a 2-3 punti vendita. Evidentemente l’amor proprio non esiste, e le aziende lo sanno
Figurati, certo che ognuno è libero di fare ciò che vuole, ci mancherebbe.
Ho 77 anni, l’ultimo l’ho fatto 2 anni fa, tutti hanno un significato o un momento della mia vita.
Un tatto è per la vita, non giudico chi si fa un pollo ma per pubblicità
la tristezza è constatare come sia facile fare accettare certe condizioni. Nulla di cui stupirsi ben inteso: siamo il paese dove decine di milioni sanno tutto di calcio ma decine e basta leggono un libro all’anno. il capofila in Europa per l’analfabetismo di ritorno!
Davvero una cosa disgustosa
Trovo questa campagna profondamente inquietante, non geniale. Un’azienda riesce a convincere delle persone a trasformare volontariamente il proprio corpo in uno spazio pubblicitario permanente in cambio di un menu di pollo fritto ogni dieci giorni, e la cosa viene persino celebrata come marketing di successo. Il tatuaggio resta sulla pelle, il marchio ottiene pubblicità potenzialmente per tutta la vita e il consumatore riceve in cambio del cibo: basta fermarsi un attimo a guardare la sproporzione dello scambio per capire quanto sia assurdo. E trovo ancora più desolante vedere persone fare la fila, arrivare ad accamparsi e contendersi la possibilità di marchiarsi per una multinazionale. Non è libertà che mi scandalizza: ciascuno sul proprio corpo può fare ciò che vuole. Mi impressiona piuttosto quanto facilmente il marketing possa trasformare un essere umano da consumatore a prodotto e convincerlo perfino ad esserne felice. Il tutto mentre sulla filiera industriale del pollo e sul benessere di questi animali esistono da anni questioni serie e documentate che meriterebbero ben altra attenzione. Io a questo modello non darò un euro. La mia voce conterà pochissimo, ma almeno il mio corpo, la mia coscienza e il mio portafoglio non saranno mai uno spazio pubblicitario in vendita per un pezzo di pollo fritto.
Sono pienamente d’accordo con il signor Matteo
Una domanda, ma è KFC, che sicuramente utilizza un marketing assolutamente da condannare, o chi gli vende un pezzo della propria pelle a sbagliare?
Non saprei spiegarmi meglio ma un tatuaggio a vita per una ricompensa alimentare ogni 10 giorni mi sembra sbilanciato e poco etico.
Semplicemente vergognoso. Non solo trattare le persone come “poubelle” dove versare junk food ricavando profitti, ma usarle anche come testimonial a costo zero, (leggi patetici omini sandwich h 24 ) in cambio di un “coppo” ogni 10 giorni!
Loro sono geniali, ma chi si fa fare il tatuaggio no comment
Il consumo “regolare” di junk food riduce drasticamente la diversità del microbiota intestinale, alterando il delicato equilibrio tra i microrganismi benefici e favorendo la proliferazione di ceppi pro-infiammatori.Il junk food è oggi una delle maggiori preoccupazioni per la sanità mondiale.
Tralascio il fatto che mangiare pollo fritto ogni 10 gg sia di per sé poco sano e va da sé che personalmente non lo farei, ma la domanda che mi pongo riguarda la promozione la differenza fra portare un tatuaggio seppur a vita e l’ossessione di indossare abbigliamento e accessori con il brand bene in evidenza è poi così distante; almeno kfc non mi fa pagare il tatuaggio e mi regala del cibo, nel caso dell’abbigliamento e degli accessori sono io a pagare loro fior di soldi per diventare l’uomo sandwich di un brand.
Come spesso succede, gli scrittori anticipano di molti anni le situazioni distopiche. Primo Levi nel 1971 scrisse una novella dal titolo “In fronte scritto” in cui descrive una circostanza molto simile a quella descritta nell’articolo.
Che non esistano più limiti etici all’aggressione commerciale è cosa nota.