Lo spot “Il Momento Ghiacciato” di Amaro del Capo ricalca i meccanismi già censurati dallo IAP nella pubblicità della birra Bavaria. Esposto al Comitato di Controllo.
Lo spot del Vecchio Amaro del Capo on air dal 28 giugno 2026 presenta delle criticità come quello della birra Baviera censurato lo scorso 7 luglio dall’Istituto di Autodisciplina pubblicitaria (IAP). Lo IAP ha bloccato, con l’ingiunzione 21/26, la campagna “Feel the party” della birra Bavaria 8.6, colpevole – secondo il Comitato di Controllo – di presentare l’alcol come l’elemento che “accende” la festa e la rende “unica”. Questo messaggio viola l’articolo 22 del Codice di autodisciplina, che impone alla pubblicità degli alcolici modelli di consumo misurati e responsabili (ne avevamo parlato in questo articolo). Per lo IAP non basta la scritta “Bevi responsabilmente” in sovrimpressione: conta il significato complessivo del messaggio.
Lo spot ritrae un pranzo ormai concluso – piatti vuoti, conversazioni che si spengono – che riprende vita quando dal freezer viene estratta una bottiglia ghiacciata di Vecchio Amaro del Capo. Lo stappo fa ripartire la musica, una giovane sale sul tavolo versando l’amaro nei bicchierini, e l’entusiasmo si propaga fino a trasformare il paese in un’unica festa collettiva.
Amaro del Capo come Bavaria
Il parallelo con il caso Bavaria regge su due punti chiave della decisione IAP: il prodotto non accompagna la festa, la fa cominciare. È l’apertura della bottiglia a innescare musica ed euforia, esattamente come il frigorifero pieno di lattine nello spot censurato, e il consumo è associato in modo diretto a ballo ed entusiasmo collettivo, con il prodotto sempre al centro dell’inquadratura. Su questa base, Il Fatto Alimentare ha inviato un esposto allo IAP, chiedendo al Comitato di Controllo di valutare la conformità della campagna all’articolo 22 del Codice.
Non è la prima volta che il pubblico solleva la questione: sotto l’articolo sul caso Bavaria, una lettrice aveva già segnalato lo stesso spot. Resta da vedere se il Comitato riterrà che i criteri applicati a Bavaria 8.6 valgano, con la stessa coerenza, anche per Vecchio Amaro del Capo.
© Riproduzione riservata Foto e video: Gruppo Caffo 1915
giornalista redazione Il Fatto Alimentare



Se Marx vivesse oggi, probabilmente scriverebbe che il marketing è l’oppio dei popoli.
Lo spot in questione non racconta ciò che viene dichiarato in questo articolo e mi sembra che la lettura proposta sia piuttosto approssimativa.
In effetti, l’amaro, come molti liquori tradizionalmente considerati digestivi, proprio per la presenza di erbe e radici aromatiche, viene consumato il più delle volte al termine di un pranzo o di una cena. Ed è esattamente questa la situazione rappresentata nello spot: il momento in cui termina una situazione conviviale.
A questo punto, però, avviene un piccolo cambio di paradigma: è vero che l’amaro chiude una situazione, ma ha anche la forza di riaprirne un’altra. Nello spot, infatti, la festa riprende e si allarga, coinvolgendo l’intero paese. La convivialità non finisce, ma si prolunga attraverso questa tavolata infinita.
E la tavolata non è una scelta casuale: è il vero palcoscenico della convivialità italiana, il luogo in cui le persone si incontrano, stanno insieme e condividono un momento.
Per questo mi sembra che la lettura proposta nell’articolo sia poco corretta e, soprattutto, che non tenga conto del reale significato narrativo dello spot.
Un’interessante interpretazione
È interessante, direttore, anche se non è così originale come sembra. Ci si potrebbe chiedere, ad es., perché è necessario alterare con l’alcool la disponibilità a partecipare e condividere dei momenti piacevoli con amici e persone care. Gioia e felicità sono emozioni esprimibili anche senza alcool. E poi, perché una festa non è una festa se non si va “oltre le righe”?
La vera domanda è: ha senso pubblicizzare un prodotto per aumentarne il consumo ma nel contempo doversi anche spendere perché il consumo non sia eccessivo? C’è un fondo di ipocrisia, io vieterei le pubblicità degli alcolici, quale che sia l’interpretazione in chiave comunicativa.
Il grave sarebbe metter in evidenza la presenza di alcool che non mi sembra sia stato fatto. Poi anche un bambino sa che birra, vino e amari vari hanno una percentuale variabile di alcool. Naturalmente non sono a favore di un maggior consumo di queste bevande ma il messaggio nn mi sembra sia questo.
è esattamente questo il punto: ” la festa riprende e si allarga” perchè si è stappato l’amaro. Non mi sembra che la sua interpretazione sia molto diversa da quella dell’articolo…
Eh…ma è un’eccellenza del made in italy…sia mai
“E’ l’apertura della bottiglia a innescare musica ed euforia”. Più che l’apertura, è la scolatura delle bottiglie ad innescare l’euforia…, come il consumo smodato di alcoolici, anche da parte dei giovani, dimostra. La “normalità” è noiosa…
E pensare che la noia della normalità potrebbe essere un obiettivo di ricerca interiore …
Sono tempi … capovolti