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Cibo spazzatura, alcol e scommesse invadono gli schermi: l’inchiesta sugli sponsor delle partite.

I Campionati Mondiali di calcio della scorsa estate, secondo la FIFA, hanno avuto un’audience complessiva di sei miliardi di spettatori in tutto il mondo: in oltre trenta paesi sui 220 raggiunti sono stati battuti tutti i record di ascolto.
Durante i match, gli spettatori – una platea troppo ghiotta per essere trascurata dalle grandi multinazionali e non solo – sono stati letteralmente sommersi da una marea di spot e segnalazioni visive di junk food (alimenti e bevande pessimi per la salute), alcol e siti di scommesse sportive e criptovalute. Nonostante gli impegni solenni assunti da Big Food e dalle altre aziende coinvolte nei mesi precedenti gli incontri per limitare questo genere di pubblicità, nessuno ha voluto sottrarsi all’opportunità di amplificare a livello planetario la spinta verso i propri prodotti, per quanto insalubri.

L’assedio di cibi spazzatura e scommesse

Lo si era capito durante le partite, con l’introduzione di nuovi intervalli studiati apposta, ma ora un rapporto delle Università di Bristol e Cambridge lo dimostra con la potenza dei calcoli fatti da un programma di intelligenza artificiale chiamato Isambard-AI, uno dei più potenti di tutto il Regno Unito, situato presso l’Università di Bristol.

Il team, grazie all’aiuto di Isambard-AI, ha esaminato tutte le 172,6 ore di gioco delle 104 partite disputate, e ha conteggiato oltre 93.000 apparizioni singole di marchi legati a cibi o bevande poco sani, alcolici, gioco d’azzardo e prodotti speculativi. La parte del leone l’hanno fatta alimenti e bevande, con 65.722 comparse, pari al 70% del totale.
La potenza del calcio e del denaro che ruota attorno a esso ha inoltre scavalcato i confini e superato le barriere: le scritte a bordo campo con quelle pubblicità sono arrivate direttamente nelle case delle persone che vivono nei paesi dove quel tipo di marketing è vietato, o severamente regolamentato. E questo anche se oggi esistono tecnologie che permettono, senza particolari difficoltà, di trasmettere pubblicità diverse nei vari paesi durante la messa in onda di eventi in diretta, sostituendo di volta in volta quelle vietate.

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Durante i Mondiali di calcio, spot di cibi malsani, alcolici e scommesse hanno martellato i telespettatori.

Il corto circuito delle licenze locali

La UEFA ha già utilizzato strumenti di questo tipo nel 2024, ma la FIFA ha preferito raccogliere tutto il denaro possibile, infischiandosene delle leggi nazionali e delle differenti culture e abitudini. Durante il torneo, per esempio, le emittenti hanno mostrato oltre 18.000 loghi di siti di giochi d’azzardo, scommesse e criptovalute, che hanno così raggiunto paesi in cui queste piattaforme non possiedono le licenze e non possono operare. Uno di essi è abilitato in venti paesi, ma i territori giuridici raggiunti dalle pubblicità sono stati oltre 220.

Ma c’è qualcosa di più, come ha sottolineato uno degli autori, Raffaello Rossi, del Bristol Hub for Gambling Harms Research: “I mondiali di calcio hanno rappresentato una piattaforma di lancio senza precedenti, con una vastità di marchi integrata direttamente nelle partite che ha reso l’esposizione a cibi malsani, alcolici e gioco d’azzardo inevitabile e martellante per miliardi di persone.

Questo è molto preoccupante, alla luce delle prove ormai assai numerose del legame tra esposizione e consumi, e quindi a danni per la salute e rischi sociali ed economici, soprattutto tra i più giovani”. Anche Elisa Becker, del Nuffield Department of Primary Care Health Science dell’Università di Oxford, a sua volta coautrice, ha sottolineato la gravità di quanto accaduto: “A fronte di una crisi globale di obesità e malattie legate all’alimentazione che colpisce soprattutto i più giovani, lo sport, che dovrebbe essere parte della soluzione, aggrava il problema”.

L’allarme degli esperti

Visto quanto è successo, i ricercatori chiedono ora a paesi e governi di regolamentare in modo ben più stringente le pubblicità trasmesse con ogni strumento durante gli eventi sportivi, prevedendo sanzioni pesanti in caso le norme siano violate. I ricercatori invitano inoltre la FIFA ad adottare un unico standard pubblicitario, che includa tecnologie capaci di adattarsi alle regole dei diversi paesi e trovi applicazione costante. Visto però quanto accaduto dopo la fine, con il tentativo della FIFA di Infantino di vendere ulteriori segmenti del calcio alle multinazionali, non c’è da essere molto ottimisti.

Per quanto riguarda il Regno Unito, infine, la Obesity Health Alliance chiede al governo di inserire questo tipo di marketing, meno tradizionale, nel programma di regolamentazione in parte già varato e in parte da lanciare nei prossimi mesi, come indicato dall’apposita Commissione Parlamentare che sta lavorando sul tema.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos IA

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luigiR
luigiR
2 Ottobre 2026 14:25

ho boicottato i mondiali, pur essendo un amante del calcio, per cui non ho visto nulla di quanto descritto nell’ottimo articolo. vorrei sperare che i governi riescano a disciplinare questi tipi di pubblicità dannose, ma, con la forza delle attuali multinazionali e la debolezza delle organizzazioni governative, non credo che ciò si potrà realizzare.

Vegetariana
Vegetariana
3 Ottobre 2026 07:35

Purtroppo la pubblicità e’ un fattore ancora molto determinante nelle decisioni di acquisto di molti telespettatori e i politici dovrebbero mettere un freno a tutto ciò,visto l’ alta incidenza di malattie croniche attivate dal cibo spazzatura o dai cibi processati o ultra processati .Ognuno però e’ responsabile delle proprie decisioni,della propria vita e della propria salute…Basta che un giorno non si dica …”Non te lo avevamo detto o non ti avevamo avvisato ..”!!! .Non hai letto? Non ti sei informato? Te ne sei fregato ??

Osvaldo F
Osvaldo F
Reply to  Vegetariana
5 Ottobre 2026 20:18

Condivido, in particolare la parte che inizia con “Ognuno però…”: le aziende fanno il loro mestiere e cercano di venderci le cose, il consumatore deve fare il suo mestiere, quello di ragionare, informarsi, scegliere, dire si e dire no. Non è una guerra vinta per sempre, occorre continuare a curarsi di sé.

Osvaldo F
Osvaldo F
5 Ottobre 2026 20:37

A proposito di spot: avete visto le pubblicità di adesso della Hunziker, lo spot che annuncia l’arrivo del futuro spot Rocchetta… Vi immaginate il consumatore in ansia di vedere il nuovo spot… Di farci spiegare anche dalla nuova testimonial perché è meglio bere la mitica Rocchetta…
Ma magari siamo davvero così polli. Colpa nostra. Basterebbe non comprare

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