Statua della giustizia; concept: tribunale, spese legali

La Corte d’Appello di Venezia respinge la richiesta da 1,5 milioni: nessuna diffamazione e nessun danno provato. San Benedetto dovrà rimborsare oltre 70 mila euro per spese e oneri legali.

Abbiamo vinto! San Benedetto dopo due sconfitte nei procedimenti cautelari, una sentenza negativa del Tribunale di Venezia, ha collezionano il quarto esito giudiziario sfavorevole nel contenzioso avviato nel 2022 contro Il Fatto Alimentare.

La Corte d’Appello di Venezia ha rigettato l’appello presentato da Acqua Minerale San Benedetto e ha confermato nel merito la sentenza di primo grado che aveva escluso qualsiasi responsabilità della nostra testata. È stata quindi respinta anche la richiesta di risarcimento dei danni, quantificati dall’azienda in almeno 1,5 milioni di euro.

La Corte ha inoltre rivisto la liquidazione delle spese legali del primo grado di giudizio (da noi impugnate) e ha condannato San Benedetto a versare 37.951 euro per il primo grado e 24.064 euro per l’appello oltre al 15% per spese generali e gli altri oneri previsti dalla legge.

Questa vicenda (che dovrebbe essere conclusa, salvo un eventuale ricorso in Cassazione di San Benedetto) per quattro anni ha pesato moltissimo sulla nostra piccola redazione.

La storia è quella di una piccola testata indipendente che, per avere pubblicato una notizia vera ma sgradita e avere espresso una valutazione critica su uno spot pubblicitario, ha dovuto difendersi per quattro anni dall’azione giudiziaria di un grande gruppo industriale. San Benedetto dichiara un fatturato consolidato di 1,1 miliardi di euro nel 2024, opera in 105 Paesi e conta oltre duemila dipendenti. Dall’altra parte c’è Il Fatto Alimentare, una realtà editoriale indipendente composta da tre giornalisti da 16 anni impegnati a offrire gratuitamente informazione ai lettori.

Elisabetta Canalis beve acqua da un bicchiere di vetro trasparente. Pubblicita San Benedetto
Lo spot di San Benedetto con Elisabetta Canalis che ha dato origine alla controversia

Tutto comincia con lo spot di San Benedetto con Elisabetta Canalis

La storia inizia tra agosto e ottobre 2022 con alcuni articoli su uno spot dell’acqua minerale San Benedetto con protagonista Elisabetta Canalis. Nella pubblicità la showgirl si prepara a fare colazione, ma le fette di pane si bruciano. Poco dopo esce di casa portando con sé una bottiglia d’acqua e, nella scena successiva, alla domanda su quale sia il segreto per essere sempre così bella e in forma, risponde: “Ascolto il mio corpo e bevo un’acqua leggera con tanti nutrienti preziosi”.

Noi, come altri osservatori e nutrizionisti, abbiamo rilevato che la sequenza poteva suggerire l’idea di una colazione saltata e in qualche modo compensata dal consumo dell’acqua. Il Comitato di Controllo dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP) segnala a San Benedetto le criticità e l’azienda risponde impegnandosi a elaborare una nuova comunicazione modificando lo spot ed eliminando le parti contestate. La nostra ‘colpa’ è stata raccontare questa vicenda.

San Benedetto chiede 1,5 milioni di euro di risarcimento

San Benedetto avvia inizialmente due procedimenti di urgenza cautelari ex art. 700 c.p.c., chiedendo la rimozione degli articoli. Entrambi si concludono negativamente per l’azienda, che venne condannata al pagamento delle spese.

Terminata questa fase, l’azienda avvia l’azione civile vera e propria sostenendo che i nostri articoli sono falsi, scorretti e diffamatori e chiede un risarcimento non inferiore a 1,5 milioni di euro, la rimozione degli articoli e la pubblicazione dell’eventuale sentenza di condanna sulle prime pagine di numerosi quotidiani nazionali. Anche in primo grado il Tribunale di Venezia respinge le richieste. La giudice Lisa Micochero stabilisce che i nostri articoli rientrano nel legittimo esercizio del diritto di critica giornalistica e che la lettura dello spot proposta dal Fatto Alimentare è logica, ragionata e motivata. Nessuna diffamazione e nessuna prova di un danno economico o reputazionale.

Dopo questi tre esiti sfavorevoli, San Benedetto impugna la sentenza e così comincia il quarto round davanti alla Corte d’Appello di Venezia.

Giudice o avvocato firma un documento su un tavolo, su cui è presente un martelletto; concept: tribunale, diritto, legge
Dopo il respingimento di due procedimenti di urgenza cautelari e la sconfitta in primo grado, San Benedetto decide di ricorrere in appello

Non solo Il Fatto Alimentare

Per la cronaca, San Benedetto aveva avviato in parallelo un procedimento cautelare ex art. 700 c.p.c. anche contro la pagina Instagram Aestetica Sovietica, che aveva pubblicato post e storie sullo spot con Elisabetta Canalis evidenziando criticità analoghe a quelle sollevate dal Fatto Alimentare. Anche in quel caso il Tribunale di Venezia ha rigettato le domande e l’azienda ha dovuto pagare le spese legali

La Corte d’Appello respinge le accuse di San Benedetto

Ora arriva una nuova sentenza molto netta. La Corte d’Appello di Venezia stabilisce che la nostra interpretazione, secondo cui lo spot poteva suggerire una colazione saltata e compensata dal consumo dell’acqua San Benedetto, aveva elementi concreti. Secondo la Corte, interpretare la costruzione narrativa come un messaggio ambiguo o diseducativo non significa inventare un fatto inesistente, ma esprimere una legittima valutazione critica. La Corte aggiunge un passaggio molto chiaro: “lo spot aveva certamente generato delle criticità comunicative”, percepite non solo dal Fatto Alimentare, ma emerse anche nel dibattito pubblico e nei rilievi del Comitato di Controllo dello IAP. In altre parole: critica legittima, spot problematico, articoli non offensivi e nessun danno provato.

Nessuna prova del danno da 1,5 milioni

Questo è forse uno dei passaggi più significativi della sentenza. San Benedetto chiedeva almeno 1,5 milioni di euro di risarcimento e sosteneva di avere subito gravi danni economici e reputazionali a causa dei nostri articoli. Tra gli elementi indicati dall’azienda figuravano anche 864.219,80 euro di costi per il rifacimento della campagna pubblicitaria, oltre al cachet di Elisabetta Canalis, non quantificato negli atti per ragioni di riservatezza. Gli spot sono stati dimezzati mantenendo le stesse immagini.

La Corte osserva che indicare questi costi non basta a dimostrare che siano stati provocati dal Fatto Alimentare. I giudici affermano che le spese per il rifacimento della campagna non dimostrano che tali esborsi siano stati una conseguenza immediata e diretta dei nostri articoli, anche perché il dibattito molto critico sullo spot era già ampiamente diffuso prima della pubblicazione dell’articolo del 4 ottobre.

Martelletto appoggiato su banconote euro; concept: spese legali
San Benedetto dovrà quindi rimborsare 74.000 euro di spese legali e accessorie per il primo e secondo grado

Oltre 62 mila euro di compensi legali

C’è un altro elemento importante. In primo grado il Tribunale aveva riconosciuto a nostro favore 10.860 euro di compensi legali. Avevamo contestato questa cifra perché San Benedetto aveva attribuito alla causa un valore di almeno 1,5 milioni di euro. La Corte d’Appello ci ha dato ragione anche su questo punto: le spese devono essere calcolate sulla base del valore della domanda formulata dall’azienda. San Benedetto dovrà quindi rimborsare 37.951 euro di compensi per il primo grado e 24.064 euro per l’appello, oltre al 15% di spese generali e agli accessori di legge, per un importo complessivo di circa 74 mila euro, oltre all’eventuale IVA.

La Corte non ha invece accolto la nostra richiesta di condanna per responsabilità aggravata, la cosiddetta lite temeraria, ritenendo non dimostrati mala fede, colpa grave o abuso dello strumento processuale.

Quattro anni difficili per la redazione

La causa è stata vissuta dalla redazione come una minaccia costante sul futuro del Fatto Alimentare. Abbiamo dedicato molto tempo alla vicenda, letto centinaia di pagine di atti, incontrato gli avvocati, ricostruito ogni passaggio e affrontato costi che per una realtà delle nostre dimensioni sono enormi.

E ci sono state anche diverse notti insonni. È questo forse l’aspetto della vicenda che va oltre il nostro caso. Un giornalista può essere convinto di avere fatto correttamente il proprio mestiere, di avere riportato una notizia vera e di avere esercitato legittimamente il diritto di critica. Ma quando arriva una richiesta di risarcimento da 1,5 milioni di euro rischia di sobbarcarsi spese legali inimmaginabili per una persona comune, per poi arrivare a una sentenza che conferma il suo comportamento corretto. Per un grande gruppo da oltre un miliardo di euro di fatturato i costi di una causa possono rappresentare una voce quasi invisibile del bilancio. Per una piccola testata indipendente, le parcelle legali mettono in discussione la stessa possibilità di continuare a pubblicare.

Fondamentale il sostegno dei lettori

Proprio per questo, quando siamo arrivati all’appello, abbiamo deciso di chiedere aiuto ai lettori attraverso una raccolta fondi su GoFundMe. Avevamo spiegato con chiarezza che, anche in caso di vittoria, se il giudice avesse compensato le spese legali avremmo potuto trovarci in seria difficoltà. La risposta dei lettori è stata straordinaria: 23.656 euro raccolti. Oggi possiamo dire che abbiamo vinto perché San Benedetto è stata condannata a rifondere le spese. In caso contrario sarebbe stata una vittoria formale ma una sconfitta totale a livello finanziario.

Come avevamo annunciato, il denaro raccolto sarà utilizzato per sostenere Il Fatto Alimentare, che da 16 anni offre gratuitamente articoli e inchieste su prodotti, sicurezza alimentare, nutrizione, consumi e pubblicità ingannevole.

A tutti quelli che hanno partecipato alla raccolta, a chi ci ha scritto, a chi ha condiviso la nostra storia e ai tantissimi lettori che in questi quattro anni ci hanno incoraggiato va il nostro grazie. Questa vittoria è anche la loro.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, spot San Benedetto

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Max
Max
29 Ottobre 2026 09:52

Sono Contento. 🙂

Luisa
Luisa
29 Ottobre 2026 10:03

Ogni tanto una bella notizia

Luca
Luca
29 Ottobre 2026 10:12

Sono assolutamente felice di questo esito della serie Davide contro Golia. Speriamo se la mettano via e finisca qua.

Jean Hermann
Jean Hermann
29 Ottobre 2026 10:18

Notizia ottima, grazie alla pronuncia della Corte d’Appello viene ribadita l’importanza dell’incondizionata libertà di espressione delle opinioni, viene tutelata l’indipendenza del giornalismo dall’assoggettamento ad interessi di parte, e viene posto un freno alla pessima e dilagante attitudine a ricorrere anche alle liti temerarie, nel tentativo di utilizzare la Giustizia per finalità poco etiche, riassumbili nel tentativo di imporre il proprio volere, forti di una posizione di vantaggio, secondo il “costi quel che costi”. Grazie per il vostro incessante impegno e la professionalità posta al servizio dell’informazione.

Paoblog
29 Ottobre 2026 10:27

Ha vinto il Fatto Alimentare.

Hanno vinto i consumatori.

Hanno vinto i sostenitori che hanno aderito alla raccolta fondi.

Ha vinto la verità dei fatti.

Domani andremo avanti a combattere (civilmente) contro l’arroganza e la prevaricazione di certi gruppi, ma oggi godiamoci la vittoria.

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