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Olio extravergine italiano bocciato in Germania. Sequestrati 2,3 milioni di litri in Italia nella zona di Spoleto

olio extravergineLa rivista tedesca Öko-Test, noto magazine che effettua prove comparative, ha condotta un nuovo test sull’olio extravergine di oliva venduto in Germania. Nella prova sono stati esaminati solo 20 campioni concentrando l’attenzione non solo sulla qualità merceologica attraverso le analisi chimiche e organolettiche, ma soprattutto sulla presenza di contaminanti.

In Germania il test ha creato scandalo non per il mancato superamento della prova organolettica, quanto per la presenza in quasi tutte le bottiglie di oli minerali Mosh e Moah. Si tratta di sigle conosciute dagli addetti ai lavori per indicare idrocarburi di origine minerale derivati da petrolio greggio, gas naturale e biomasse che possono potenzialmente contaminare il cibo in fase di produzione. Entrambe le sostanze possono avere effetti  tossici sull’organismo. Le possibili fonti di contaminazione sono perdite di oli lubrificanti durante il processo industriale, benzine, o detriti di gomma provenienti dalle macchine agricole in fase di raccolta, oppure residui di agenti di distacco durante i processi di cottura e confezionamento. C’è anche la possibilità che la contaminazione sia dovuta al contatto degli alimenti con imballi, adesivi o inchiostri.

olio extravergine

Il problema – spiega Alberto Grimelli, direttore di Teatro Naturale, considerato uno dei massimi esperti del settore – è che non esiste ancora uno standard analitico ufficiale internazionale per l’olio extravergine e i margini di errore analitico sono piuttosto alti, inoltre non sono ancora stati fissati limiti a livello di Unione Europea ma solo in alcuni Stati, come la Germania. Questi limiti legali non sono stati comunque superati nel test, ma ciò non toglie che in alcune nazioni, proprio come la Germania, la semplice presenza di questi composti è poco tollerata a livello commerciale. Il problema è che la contaminazione riguarda 19 oli su 20 e nella lista troviamo diversi marchi italiani. Al di là dei risultati di merito dei singoli marchi, Öko-Test, con questa prova, mette in discussione la salubrità dell’olio extra vergine di oliva. A  questo punto è necessario definire regole e limiti europei per i nuovi contaminanti, in modo di evitare di condannare un’intero settore alimentare come quello dell’extravergine  che basa la sua immagine su naturalità e salubrità”.

L’altra notizia balzata agli onori delle cronache in questi giorni riguarda 183 controlli svolti dalla Guardia di Finanza e dall’Icqrf nell’ambito dell’operazione ‘Verum et Oleum’ a tutela della produzione nazionale di olio extravergine d’oliva. I finanzieri del Nucleo speciale beni e servizi e gli ispettori del Dipartimento Icqrf del ministero delle Politiche agricole e forestali hanno indirizzato le ispezioni verso operatori del settore oleario presenti in tutto il territorio nazionale e verso i principali porti di ingresso delle materie prime di provenienza estera. Secondo quanto risulta a Teatro Naturale, gran parte dell’attività si sarebbe svolta in Umbria, nello spoletino, dove vi sarebbe la maggiore concentrazione di indagati. Dopo una fase preliminare, caratterizzata dall’accurato esame delle banche dati sono partite le ispezioni congiunte nei siti di produzione e di ingresso delle materie prime utilizzate. In particolare, secondo quanto risulta a Teatro Naturale, vi sarebbero delle incongruenze nel registro Sian alla base delle indagini, che ha portato alla luce molte presunte irrogolarità.

olio extravergineIl 27,2% dei campioni prelevati è risultato irregolare, per complessivi 2,3 milioni di litri di olio non conformi alla normativa comunitaria e nazionale. Dei 102 campioni prelevati e sottoposti ad analisi presso i laboratori dell’Icqrf, 25 sono risultati irregolari per qualità inferiore al dichiarato ossia per olio qualificato come extravergine di oliva, ma in realtà rilevato dalle analisi come vergine. L’intervento della Guardia di Finanza ha messo in luce un comportamento abbastanza abituale nel settore che è quello di miscelare olio extra vergine con olio vergine in modo da mantenere la miscela entro i limiti previsti dalla legge. Di solito questi blend si fanno spesso con i lotti di olio destinato ad essere offerto nei supermercati a prezzi superscontati. I produttori sanno che che una volta confezionati vengono venduti in pochi giorni e ragi0nevolmente consumati in cucina in poche settimane. Il produttore si può quindi azzardare ad imbottigliare  miscele  di olio che rispetta i valori limiti di legge ma solo nello spazio di qualche settimane, mentre dopo cominciano a perdere caratteristiche organolettiche.

In conseguenza, 10 persone sono state denunciate alle competenti Procure della Repubblica e sottoposte ad indagini preliminari per l’ipotesi di reato di frode in commercio. Si ricorda, al riguardo, che gli indagati, nel rispetto dei diritti costituzionalmente garantiti, potranno essere considerati responsabili soltanto all’esito di sentenza irrevocabile. Inoltre, nel corso delle ispezioni sono state contestate 33 violazioni amministrative relative alla tenuta dei registri, alla compilazione della documentazione obbligatoria ed al mantenimento del requisito di tracciabilità, per un importo complessivo di oltre 10 milioni di euro destinati al gettito erariale, sono state comminate 5 diffide ad adempiere alle disposizioni dell’autorità per la regolarizzazione e sono stati eseguiti cinque sequestri amministrativi, per un valore complessivo di oltre 170mila euro.

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Roberto La Pira

  Sara Rossi

giornalista redazione Il Fatto Alimentare

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