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Criticare l’olio di palma? Troppo rischioso. La lobby è composta da colossi industriali del settore alimentare che fanno pubblicità

olio di palma
La campagna per l’olio di palma è sostenuta da centinaia di aziende alimentari (nella foto la contro-campagna del M5S).

Dieci milioni sono stati spesi in spot e pagine pubblicitarie sui giornali per contrastare la nostra campagna contro l’invasione dell’olio di palma. I soldi sono stati stanziati da “Olio di palma sostenibile”, una nuova società che raggruppa buona parte delle industrie di prodotti alimentari trasformati. Dietro la nuova etichetta, ci sono i gruppi che gestiscono la quasi totalità del budget pubblicitario del settore. Stiamo parlando di 400 marchi circa con a capo Ferrero, Barilla con Mulino Bianco, Bauli, le multinazionali come Unilever e Nestlé che investono milioni di euro in promozione e spot. In questa situazione scrivere articoli, realizzare programmi o servizi contro l’invasione dell’olio di palma può essere rischioso. In molti casi vuol dire rompere gli accordi commerciali con i principali investitori e questo non piace. Prendere posizione sul palma, basandosi su valutazioni scientifiche indipendenti, su dati statistici inconfutabili e magari riportare il parere di nutrizionisti non legati all’industria diventa complicato. Anche sottolineare con convinzione le criticità ambientali può compromettere le entrate pubblicitarie.

Non conviene scrivere che una crema di nocciola famosissima contiene il 50% di zucchero e il 22% di olio di palma o che 4 biscotti frollini contengono la quantità massima di grassi saturi da prodotti alimentari trasformati che un ragazzino può ingerire in una giornata. Dire che il consumo di olio di palma va ridotto soprattutto nei bambini tra i 3 e i 10 anni, come scrive l’Istituto Superiore di Sanità, o che due merendine alla settimana sono il numero massimo accettabile per un bambino è doveroso, ma per molti giornali è più semplice tacere oppure scrivere che i ragazzi devono fare più sport dimenticando l’invasione del cibo spazzatura.

olio di palma grasso frutto
I media che pubblicano articoli contro l’olio di palma mettono a repentaglio gli introiti pubblicitari delle aziende alimentari

Criticare l’invasione dell’olio di palma, invitare la gente a scegliere i prodotti con meno grassi saturi vuol dire essere tagliati fuori dalle campagne pubblicitarie. Molti editori e ancor più le televisioni si chiedono se valga la pena giocarsi le simpatie dei grandi sponsor per una causa, magari giusta, finalizzata a informare i cittadini su come proteggere la propria salute. Alcune testate si autocensurano e preferiscono non affrontare l’argomento evitando complicazioni: tuttavia l’olio di palma è un tema di attualità ed è difficile ignorarlo per i media più importanti. Ne parlano personaggi come Ségolène Royal e Leonardo DiCaprio, sono scesi in campo alcuni partiti politici, ci sono documenti redatti dalla FDA americana e dagli istituti per la sicurezza alimentare di Francia, Belgio e persino l’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato un documento sul grasso tropicale. L’alternativa all’autocensura è quella di affrontare l’argomento evitando un dibattito che prenda in considerazione esponenti di ambo le parti in causa. Alle trasmissioni compaiono esponenti portavoce delle aziende che usano palma che si confrontano con figure della controparte non all’altezza dal punto di vista scientifico. Questa strategia permette di non sbilanciarsi contro le aziende, ma allo stesso tempo dà la sensazione che vi sia un vero e proprio contraddittorio.

ballaro schermata 2016
I portavoce dell’olio di palma invitati nei programmi Rai e in tv private non vengono messi a confronto con interlocutori validi, come è successo a Ballarò

In 18 mesi solo l’Huffington Post ha scelto in un articolo la formula del confronto. Nei programmi televisivi e radiofonici come pure sui giornali raramente si è svolto un dibattito alla pari. I portavoce delle aziende o quelli dell’olio di palma sostenibile sono sempre ospiti d’onore che però non si confrontano con interlocutori capaci di contestare le loro bizzarre tesi. In genere si trovano di fronte cuochi e gastronomi (!),  nutrizionisti compiacenti spesso consulenti delle stesse aziende, oppure organizzazioni ambientaliste e di consumatori con posizioni “equidistanti”. Anche alcune istituzioni scese in campo sono apertamente schierate a favore della lobby. La situazione vede da un lato una lobby potente con milioni di euro a disposizione, dall’altro un gruppo di giornalisti, nutrizionisti indipendenti e professionisti che hanno convinto milioni di persone a comprare prodotti senza olio di palma per salvaguardare l’ambiente e la salute. Vista la disparità di forze in campo, il finale della storia sembrerebbe già scritto, ma i dati sulle vendite indicano qualcosa di diverso. La progressiva perdita di quote di mercato degli alimenti preparati con grasso tropicale preoccupa moltissimo le aziende, tanto che alcune stanno cambiando le ricette e per questo motivo il numero di prodotti palma free cresce ogni giorno (secondo la nostra banca dati sono quasi 500).

Roberto La Pira e Dario Dongo di  gift dario dongo

Firma la petizione contro l’olio di palma.  Diffondila su Facebook. Siamo a quota 173 mila

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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21 Commenti

  1. L’olio di palma e’ dannoso per la salute dell’uomo per l’ambiente,dato che vengono distrutte milioni di palme e di conseguenza muoiono anche altrettanti innocenti oranghi!

    • Sabrina ciao, non vengono distrutte le palme! Viene distrutta la foresta, habitat naturale degli oranghi, per fare posto alla coltivazione di nuove palme. E come se da noi venisse disboscata una montagna per far posto che ne so, a nuove vigne per il vino….

  2. Battaglia dura ma sacrosanta e per il coraggio dei promotori dell’iniziativa e la sensibilità dei consumatori, quasi vinta.
    Non bisogna accettare i tentativi di confusione scientifica, creati ad arte per confondere le idee e banalizzare il problema sanitario, ma anche ecologico con false sostenibilità.
    L’eccessiva diffusione e consumo dell’ingrediente è un vero ed oggettivo problema, del quale tutti si debbono fare carico.
    Per primi i tecnologi alimentari dei produttori, che fanno scelte vantaggiose nell’immediato, ma controproducenti nel medio e lungo periodo se sbagliate e dannose per la salute dei propri consumatori.
    Prima o poi i nodi arrivano al pettine e rimediare costa moltissimo, senza contare i danni arrecati.

  3. inviate più possibile queste email….parlate con le persone….al supermercato non state zitti,parlate col responsabile…con le persone che comprano…ho preparato degli stikers e cerco di piazzarli sui pacchi del super….facciamo tutti qualcosa,,,,,

    • COSTERNI CLAUDIO

      Alessandra,
      va bene questo che dici, l’idea è buona, però fai e fate attenzione che non appaia una iniziativa bislacca fatta da invasati.
      Deve essere realizzata in modo da non rischiare di creare l’effetto opposto, cioè allontanare il disinformato e lo scettico.
      Attenzione a ciò ed a come si scrive e ciò che si dice, non siate troppo approssimativi, faciloni o distratti.
      O si inizia bene, oppure è meglio evitare di farlo.

  4. Mileno Spinadin

    Se tutti se ne fregassero di ciò che dicono le industrie a favore del Palma e non comprassero più nulla di quelle Ditte,si arriverebbe al dunque. Io sono assai cocciuto: da tanti anni usavo il caffè liofilizzato della Nestlè,ma siccome vi è di mezzo pure lei,io ho cambiato marca,risparmiando il 40%n e trovo che non ha nulla da invidiare al Nesltè. Il consumatore deve fare di più,vedo certe signore anche giovani, che prendono senza guardare l’etichetta prodotti per bambini…sono proprio incoscienti verso i loro figli.

    • Condivido. Il consumatore medio purtroppo e ignorante in materia alimentare e i media sono abilissimi nel confonderlo. Niente di strano, purtroppo in politica ed economia succede la stessa cosa. Comunque prima o poi la evidenza a sfavore di una cosa palesemente sballata esce prorompentemente sotto gli occhi dei piu. Ricordo ancora lo sforzo che facevo qualche anno fa a trovare dei biscotti senza olio di palma o grassi trans … oggi i trans sono quasi scomparsi tra gli ingredienti e non e piu cosi difficile trovare biscotti senza olio di palma.

  5. Ormai compro solo biscotti Di Leo della linea “Forno dei desideri” dove a chiare lettere è scritto “Senza olio di palma”. Che la Di Leo ha cambiato rotta lo hanno detto anche nel Tg di Telenorba.
    Mi è venuta la psicosi dell’olio di palma: leggo tutte le etichette scrupolosamente, ma è veramente difficile non trovarlo.
    Le immagini degli oranghi mi hanno scioccato!

  6. La puntata di Ballarò sull’olio di palma è stata una farsa. Liquidato l’argomento in pochi minuti alla fine della puntata ad un’ora in cui a vedere il programma erano rimasti ben pochi telespettatori. Oltretutto con ospiti ed esperti abili nel depistaggio. Un famoso nutrizionista di rai 1 ha letteralmente affossato la polemica spostando l’attenzione sul fatto che si parla tanto di olio di palma mentre non si parla dell’olio di cocco e del peggior olio di colza. Come dire che è inutile parlare del fumo di sigaretta che non fa poi così male quando per strada inali pm10 e altre porcherie a ripetizione.

    • In Germania l’olio di colza viene addirittura pubblicizzato come “salutare” e visto come aggiunta pregiata.

  7. Rosalba Palombino

    Non mi ero accorta che anche nelle barrette Kinder c’è l’ Olio di palma. Pensavo erroneamente che essendo un prodotto per bambini fosse light ma purtroppo non è così.Io cercherò di informare tutti i miei conoscenti perché molti hanno commesso il mio stesso errore. Non bisogna mai abbassare la guardia e controllare sempre le etichette

  8. Perfetto, anche se ai “giornalisti, nutrizionisti indipendenti e professionisti” coinvolti nella battaglia aggiungerei anche noi… i naturalisti, costretti a rilevare ogni anno la riduzione della superficie di foreste tropicali a scapito delle coltivazioni di palma da olio…
    http://www.biodiversityassociation.org/il-peccato-originale-dellolio-di-palma-sostenibile-estinzioni-e-distruzione-di-foreste/
    Grazie per quello che fate!

  9. Da quando l’etichettatura ha reso obbligatorio inserire la composizione “dell’olio vegetale” (anche se già prima si sapeva benissimo quale olio fosse) sono stati fatti passi molto importanti.
    Quanti prodotti e quante marche adesso mettono in bella mostra “senza olio di palma” ?
    Quante persone, oltre che firmare on-line, adesso sugli scaffali leggono il retro delle confezioni (e lasciano giù quelle che non reputano valide) ?
    Io principalmente mangio molto le fette biscottate. Un anno e mezzo fa trovavo una due marche appetibili (non faccio nomi), adesso ne trovo diverse … ne potrei elencare almeno dieci. E anche la colazione di mio figlio (biscotti, brioche è palm-oil-free).

    E’ vero le forze in campo sono smisurate. Certe aziende hanno a disposizione budget pressochè illimitati per il marketing (non per la qualità), ma noi abbiamo una cosa in più che loro non hanno … LA POSSIBILITA’ DI SCEGLIERE …

  10. Come scritto da altri, noi abbiamo un potere più forte delle lobby: non comprare prodotti che non siano fatti con ingredienti dannosi. Leggere le etichette dovrebbe diventare un gesto automatico. E non solo contro l’olio di palma ma con tutto. Io non compro niente da certe multinazionali da anni. Anche se sta diventando sempre più difficile visto che stanno comprando sempre più produttori e ditte.
    Ma se a loro del nostro ambiente e pianeta non importa, a me sì.

  11. Quando non useranno l’olio di palma, vedrete che useranno l’olio di cocco. (cosa che stanno già facendo).

  12. gentile Marco Ciccone,
    ho cercato fette biscottate senza olio di palma ma non ho avuto fortuna, mi sapresti indicare qualche marca che non lo contiene? grazie!

  13. Ieri sera 10.4.2016 in TV su Can.5 per la prima volta ho visto la pubblicità di una nota marca di biscotti che diceva “da oggi senza olio di palma”.
    Finalmente!
    Spero che il pubblico che non legge gli ingredianti degli alimenti cominci a chiedersi il perchè.

  14. La chiave di volta ed il bandolo della matassa sta nella TRASPARENZA TOTALE nelle etichette, senza alcuna omissione, comprese origine e TRACCIABILITA’ totale dal campo/allevamento, al commerciante finale.
    Chiunque si oppone e/o complica con inutili e false motivazioni, questo servizio primario ed essenziale del produttore verso il proprio consumatore, è in malafede.
    Solo con la conoscenza e l’informazione possiamo scegliere e non farci scegliere dal più furbo del mercato.
    Solo con la tracciabilità e la trasparenza del contenuto degli alimenti, anche le istituzioni sanitarie possono svolgere al meglio il loro compito di controllo, per garantire la sicurezza alimentare.

  15. Mileno Spinadin

    Olio di cocco,altro che aborro per la sua composizione. Idem colza,perché non sono un camion per camminare. Insomma io uso solo olio oliva ev,mais in certi dolci,arachidi per friggere e friggo raramente. Il girasole,essendovene di vari tipi non lo voglio perché a volte mi dà fastidio allo stomaco (non è definito il tipo usato)