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Olio di palma: la foresta brucia in Indonesia. Greenpeace denuncia gli impegni disattesi delle multinazionali e lancia una petizione

Forest Fires in Tanjung Taruna, Central Kalimantan incendio indonesia olio di palmaLe foreste continuano a bruciare. E molto spesso le fiamme sono appiccate per fare spazio a coltivazioni di soia per i mangimi animali, cacao e, soprattutto olio di palma, di cui continuano a rifornirsi le grandi multinazionali alimentari (e non solo), nonostante gli impegni a combattere la deforestazione. Lo conferma Greenpeace, che nell’ultimo rapporto sugli incendi in Indonesia è riuscita a collegare i fili che uniscono i produttori di olio di palma implicati nella deforestazione, i principali trader di grasso tropicale e quattro big del settore alimentare: Unilever, Mondelēz, Nestlè e Procter&Gamble.

Nel 2010, 150 aziende e multinazionali si sono impegnate a mettere fine alla deforestazione entro il 2020. Ma la scadenza è alle porte e non sembrano esserci stati miglioramenti significativi. Dall’inizio del 2019, solo in Indonesia sono bruciati poco meno di 860 mila ettari di terreno, di cui 227 mila di torbiere, rilasciando nell’atmosfera 465 milioni di tonnellate di anidride carbonica. E nello stesso anno sono oltre 900 mila i cittadini indonesiani ad aver sofferto di problemi respiratori acuti a causa dei fumi sprigionati dagli incendi.

Greenpeace ha analizzato i dati di tutti gli incendi che si sono verificati tra il primo gennaio e il 22 ottobre 2019, scoprendo che il 75% dei roghi si sono sviluppati in terreni di produttori che fanno parte della Tavola rotonda per l’olio di palma sostenibile (Rspo), ente con il preciso compito di certificare il grasso tropicale prodotto senza deforestazione.

In particolare, tra i fornitori di Unilever spiccano produttori che tra il 2015 e il 2018 si sono resi responsabili di incendi che hanno consumato 180 mila ettari di foreste. Otto delle aziende fornitrici della multinazionale hanno ricevuto sanzioni o hanno procedimenti penali in corso, mentre altre 2o hanno dovuto sospendere le attività per le indagini che hanno fatto seguito agli incendi di quest’anno.

Forest Fires Investigation in PT GAL, Central Kalimantan incendio indonesia foresta olio di palma
Solo nel 2019 in Indonesia sono bruciati 860 mila ettari di terreno, immettendo in atmosfera 465 milioni di tonnellate di anidride carbonica

Wilmar, il più grande trader di olio di palma al mondo (di cui abbiamo già parlato, per esempio in questo articolo), conta tra i suoi fornitori compagnie responsabili della distruzione di 140 mila ettari di foresta tra il 2015 e il 2018 e di almeno 8 mila roghi solo quest’anno.

Per questo motivo, Greenpeace ha lanciato la petizione “La foresta non è un discount” che chiede alle autorità europee di garantire il rispetto di rigorosi parametri di sostenibilità per tutti i prodotti agricoli e i loro derivati commerciati in UE, e di imporre l’obbligo di tracciabilità e trasparenza delle catene di approvvigionamento alle aziende con sede in Europa e agli operatori finanziari.

Per firmare la petizione clicca qui.

Fonte immagini: Greenpeace

© Riproduzione riservata

  Giulia Crepaldi

Giulia Crepaldi

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Un commento

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    E DEGLI INCENDI IN AMAZZONIA, DESTINATI A FAR SPAZIO A COLTIVAZIONI DI CAFFE’ E CACAO , NON NE PARLA PIU’ NESSUNO ?