Home / Etichette & Prodotti / Il Nutri-Score per l’olio d’oliva promosso dai consumatori: lo conferma una ricerca francese

Il Nutri-Score per l’olio d’oliva promosso dai consumatori: lo conferma una ricerca francese

olio extravergine d'oliva“Ha un impatto negativo sull’immagine dei prodotti tipici della dieta mediterranea e della tradizione italiana”. È questa una delle principali critiche mosse dai detrattori dell’etichetta Nutri-Score. Tra i prodotti più frequentemente citati da chi sostiene questa posizione spiccano molte specialità nostrane e, in particolare, l’olio d’oliva e il Parmigiano Reggiano. È accaduto anche di recente, in occasione del G20, infatti, Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia è tornato a porre l’accento sul pericolo che potrebbero correre le nostre eccellenze alimentari con l’applicazione della cosiddetta etichetta a semaforo, citando proprio queste specialità.

Un recente studio, sostenuto da sovvenzioni pubbliche dell’Istituto nazionale francese del cancro e dell’Università Sorbonne Paris Nord, sembra però evidenziare il contrario. Si tratta di un esperimento realizzato su 486 consumatori spagnoli a proposito della percezione dell’olio d’oliva. I risultati, pubblicati a metà settembre sul giornale scientifico internazionale Foods, evidenziano che, messo a confronto con otto diversi grassi aggiunti, con relativa etichetta a semaforo, l’olio d’oliva, con il suo Nutri-Score C, resta quello percepito come migliore sotto il profilo nutrizionale. Entrando nel dettaglio, si evidenzia che quasi l’80% dei partecipanti ha dichiarato che il Nutri-Score è stato utile per riconoscere le differenze di qualità nutrizionali tra i grassi presentati nello studio (sette oli vegetali e un burro). È poi addirittura l’89,1% ad aver individuato l’olio di oliva come il grasso con la migliore qualità nutrizionale (il 4,1% ha indicato l’olio di colza, che ha sempre come valutazione del Nutri-Score la lettera “C”, e meno del 3% ha indicato gli altri grassi, con Nutri-Score D o E.

Nutri-Score, confronto etichetta grassi aggiunti
L’indagine condotta su un gruppo di consumatori spagnoli ha messo a confronto questi otto diversi grassi aggiunti, con la relativa etichetta a semaforo

La ricerca evidenzia poi che questa etichettatura contribuisce anche a determinare le scelte d’acquisto. Alla domanda su quale grasso aggiunto acquisterebbero più frequentemente, infatti, l’86,2% dei partecipanti ha selezionato l’olio d’oliva. Inoltre, dopo aver ricordato che tra i grassi aggiunti, la valutazione del Nutri-Score data all’olio d’oliva era il voto migliore, la maggioranza dei partecipanti ha dichiarato che avrebbe continuato a consumare olio d’oliva come prima (71,4%). Infine, quasi il 78% dei partecipanti ha ritenuto che il Nutri-Score dovesse essere visualizzato sull’olio d’oliva come sugli altri prodotti. In conclusione, i risultati dello studio suggeriscono che, in particolare per l’olio d’oliva,  la visualizzazione di questo tipo di etichetta è stata ben accettata e compresa dalla maggior parte dei partecipanti.

©Riproduzione riservata, Foto: Fotolia

Da 12 anni Ilfattoalimentare racconta cosa succede nel mondo dei supermercati, quali sono le insidie nelle etichette, pubblica le sentenze sulle pubblicità ingannevoli oltre che segnalare il lavoro delle lobby che operano contro gli interessi dei consumatori.

Il nostro è un sito indipendente senza un editore, senza conflitti di interesse e senza contributi pubblici. Questo è possibile grazie ai banner delle aziende e alle migliaia di lettori che ogni giorno ci leggono e ci permettono di sfiorare 20 milioni di visualizzazioni l'anno, senza farcire gli articoli con pubblicità invasive. Ilfattoalimentare dà l'accesso gratuito a tutti gli articoli.
Sostienici, basta un minuto clicca qui. Se vuoi puoi anche farlo con un versamento mensile.
Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

Panino con carne coltivata di pollo

Carne coltivata: arriva il primo via libera della FDA a un prodotto dell’agricoltura cellulare

Con un pronunciamento che probabilmente sarà ricordato, ma che non è ancora il via libera …

3 Commenti

  1. Trovo assurdo questo metodo per classificare la qualità nutrizionale dei prodotti alimentari. Il disciplinare su cui si appoggia il nutri Score non tiene conto delle porzioni che si mettono effettivamente nel piatto, non tiene conto degli ingredienti di pessima qualità che possono essere inseriti nei prodotti , non tiene conto dei cancerogeni di processo contenuti negli alimenti, non tiene conto degli additivi pericolosi per la salute. Questa ricerca mi sembra davvero fatta in modo poco equilibrato, perché tra i grassi messi a confronto con l’olio D’oliva non ci sono certe margarine classificate come A o B realizzate con materie prime di pessima qualità.
    Sebbene sia opportuno trovare un sistema facile e intuitivo per consigliare i consumatori nelle loro scelte davanti agli scaffali del supermercato, perché è davvero difficile saper interpretare le etichette, trovo che il nutri Score sia deviante e diseducativo. Gli hamburger di McDonald E le pizze surgelate, ricevono un punteggio più alto di un buon sugo O di un olio non extravergine d’oliva. basterebbe solo un pizzico di buon senso per capire che non è la giusta strada per orientare i consumi.

    • Il Nutri-Score francese serve per confrontare prodotti della stessa categoria merceologica. Non ha senso confrontare i sughi con hamburger e pizze congelate

  2. Gentile Dottor La Pira, il consumatore non utilizza questo semaforo per confrontare alimenti della stessa categoria, bensì lo utilizza per fare qualsiasi scelta al supermercato Il dato di fatto è che I consumatori ricevono un messaggio positivo su alimenti di scarsa qualità nutrizionale come possono essere margarine fatte con grassi di scarsa qualità, l’olio di colza, come si evince da questo studio, alimenti ultra processati come possono essere i panini McDonald o le pizze surgelate, che ottengono con il nutri Score punteggi elevati. Tra tanti aspetti ingannevoli per la percezione del consumatore , trovo assurdo dare un punteggio sui 100 g e non sulla porzione che effettivamente entra nel piatto. Così come trovo scientificamente sviante non considerare nel punteggio aspetti così importanti per la salute come quelli che ho citato nel mio commento.
    Inoltre non possiamo non considerare che questo sistema aiuta l’industria alimentare a fare sempre peggio. Che vantaggio avrebbe un’industria ad utilizzare olio extravergine d’oliva anziché l’olio di colza in una pizza surgelata che comunque otterrà un punteggio alto?