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L’etichetta a semaforo Nutri-Score obbligatoria in Europa? Lo chiedono Nestlé, Danone, Lidl… insieme ad associazioni di consumatori

Ci sono Nestlé, Danone, McCain, Carrefour e Lidl, ma anche molte associazioni dei consumatori (tra cui Altroconsumo), accademici e membri del Parlamento europeo tra i firmatari della lettera che chiede alla Commissaria europea per la salute e l’alimentazione Stella Kyriakides l’introduzione dell’obbligo di adottare l’etichetta a semaforo Nutri-Score in tutti i paesi dell’Unione. L’appello arriva in occasione dell’imminente pubblicazione della strategia “Farm to Fork” per un sistema alimentare sostenibile, che però è in ritardo a causa della crisi del Covid-19. Si tratta di un’iniziativa senza precedenti, che prende in contropiede gli italiani, che hanno elaborato un’etichetta alternativa a batteria rispetto al semaforo.

Come riferisce il sito NutritionInsight, la motivazione che ha spinto Nestlé a sostenere la nuova etichetta è il rischio che i cittadini europei, impoveriti dalla crisi e desiderosi di risparmiare, e al tempo stesso riconvertiti alla cucina casalinga, abbassino la qualità del cibo comprato. L’etichetta a semaforo, inventata dai francesi, attribuisce a ogni alimento un colore e una lettera e potrebbe aiutare a fare scelte ragionate. Il Nutri-Score utilizza i colori dal rosso al verde scuro per indicare la qualità nutrizionale complessiva dei prodotti alimentari, considerando la presenza di componenti da limitare (calorie, grassi saturi, zucchero e sale) e da aumentare (frutta, verdura, frutta secca, proteine e fibre).

etichetta a batteria logo
Per contrastare l’avanzata del Nutri-Score in Europa, l’Italia ha proposto l’etichetta a batteria

Il modello proposto dagli italiani, l’etichetta a batteria (vedi foto sopra), concentra l’attenzione sul ruolo di ogni singolo nutriente nella dieta. Così, per esempio, per ogni porzione di formaggio (il cui peso viene stabilito arbitrariamente dai produttori), l’etichetta indica in percentuale quanti grassi, grassi saturi, zuccheri e sale ci sono rispetto alle assunzioni di riferimento. In questo modo si dovrebbe calcolare quanti altri se ne possono consumare per non superare i valori limite proposti (che però non sono in linea con quelli raccomandati da Oms e dalle linee guida italiane).

L’etichetta è stata elaborata dal punto di vista scientifico dall’Istituto superiore di sanità, dal Crea e dal Consiglio superiore dell’agricoltura, è sostenuta da tre ministeri (Agricoltura, Salute e Sviluppo economico) ed è stata sottoposta a un campione di consumatori dai ricercatori dell’Università Luiss di Roma. L’idea è che nessun alimento può essere ritenuto in essere dannoso in sé, ma che tutto dipenda dall’insieme della dieta. Un approccio assai diverso da quello del Nutri-Score.

L’adozione del Nutri-Score sta spingendo Nestlé a riformulare i prodotti per avere un più bollini verdi

In attesa degli eventi, comunque, le etichette a semaforo sembrano avanzare inarrestabili. Anche senza obblighi europei, molti produttori la usano volontariamente sui loro prodotti. Il governo olandese dovrebbe adottare il Nutri-Score comunque entro il 2021 e anche nel Regno Unito, prima della Brexit, c’erano state forti pressioni per utilizzare il modello britannico di etichettatura a semaforo. Nestlé, dal canto suo, ha già introdotto il Nutri-Score in Austria, Belgio, Francia, Germania e Svizzera e sta continuando a metterlo sui nuovi prodotti, così come sta facendo Danone, che ha adottato il sistema in otto paesi europei. 

Uno degli aspetti positivi dell’indicazione nutrizionale a semaforo (rispetto alla batteria), è di favorire la riformulazione delle ricette, per non collezionare troppi bollini rossi. Un esempio è quello di Nestlé, che attualmente ha solo il 16% dei suoi cereali da colazione etichettati con A o B, cioè con il verde, ma ha annunciato di voler incrementare il numero di questi prodotti fino al 50%. 

La guerra delle etichette continua, anche se sottotraccia rispetto all’attenzione spasmodica verso tutto ciò che riguarda il Covid-19. La decisione finale avrà comunque un grande impatto sull’alimentazione in Europa.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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7 Commenti

  1. Avatar

    Le grandi industrie scalpitano per avere la loro etichetta semaforo, perché già da tempo sono pronte a ingannarla sostituendo gli ingredienti incriminati con complesse combinazioni di altri componenti pur di ottenere il semaforino verde, mettendo sul mercato una tipologia di prodotti elaboratissimi che già sono stati dimostrati non benefici per la salute.

    E siccome i consumatori vanno di fretta acchiapperanno al volo i loro prodotti col “verde” che li spaccia per salutari, senza andare a leggere il chilometrico elenco ingredienti stampati in piccolo sul retro della confezione, e trascureranno quelli genuini ma colpevoli di contenere quello che la natura prevede che ci sia (grasso nell’olio d’oliva, per dire).

    Dispiace vedere che persino Altroconsumo sia caduta in questa trappola, ma da tempo ha perso quell’aura che anni fa ne aveva fatto una rivista di riferimento e contemporaneamente stigmatizza i prodotti superindustrializzati mentre ne difende l’etichetta semaforo.

    L’etichetta italiana a batteria è enormemente più completa e meno ingannevole, perché non piazza in bella vista un generico “semaforo verde” ma analizza tutti i componenti e li valuta singolarmente.

    Certo ha dei difetti, ma sono facilmente rimediabili, se l’uniformità del colore comporta qualche secondo di attenzione in più che un generico “semaforo verde” basta “semaforizzarla” colorando la singole caselle, mentre per evitare che “ogni produttore decida arbitrariamente le porzioni” basta imporre di riferirla a 100 grammi di prodotto.

    Ancora una volta l’Italia si dimostra più attenta al consumatore che gli altri paesi, c’è solo da sperare che il nostro Governo non ceda alle lobby del semaforino che approfittano in tutta fretta di questa contingenza economica per ottenerla dall’Europa, e continui a difendere i nostri prodotti resistendo ai ricatti che sicuramente subirà.

    • Giulia Crepaldi
      Giulia Crepaldi

      Al di fuori dell’Italia, il Nutri-Score e le etichette a semaforo godono di un ampio sostegno da parte di consumatori e associazione: per questo motivo le aziende hanno cominciato ad adottarlo. Ricordiamo, infatti, che un consorzio di grandi multinazionali aveva cercato di creare un’etichetta concorrente più “tenera” nei giudizi verso i loro prodotti. Un’etichetta che, tra l’altro, era molto simile a quella proposta dal governo italiano.
      L’etichetta a batteria, inoltre, è quasi identica all’etichetta “reference intake” già presente su numerose confezioni di un’ampia gamma di prodotti, senza effetto o quasi sulle scelte dei consumatori.

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    Secondo me l’etichetta a semaforo è poco utile se non tiene conto anche di altri fattori, per es. la presenza di coloranti o conservanti. Un alimento con semaforo verde potrebbe dare la falsa sensazione al consumatore che il prodotto sia poco elaborato e “naturale”. Ignorare questi favori penalizza effettivamente la produzione alimentare italiana a favore di quella di altri stati in cui l’aggiunta di vari elementi è molto più libera (per es. i Paesi Bassi).

    • Giulia Crepaldi
      Giulia Crepaldi

      Gentile Jan, le etichette a semaforo come il Nutri-Score, sono etichette nutrizionali semplificate, pertanto valutano esclusivamente l’aspetto nutrizionale del prodotto.

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      Esatto, ma questo il consumatore lo capirà? Magari in Italia ancora ancora, ma all’estero ne dubito proprio (ho vissuto un paio d’anni in Olanda e ho visto quanto poco interesse c’è verso gli ingredienti presenti in un prodotto)

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    Contrario al 1000 x 1000!
    bastano già le etichette nutrizionali ma se proprio si deve preferisco l’etichetta a batteria italiana che è più completa e meno ambigua.
    Se come sembra l’Europa deciderà di non decidere, trattandosi di una indicazione su base volontaria quanto pensate che Nestlé e Danone ci metteranno a sposare la causa italiana in Italia: pur di vendere faranno di tutto e di più?

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      L’etichetta semaforo piace all’industria, perché bada solo ad alcuni componenti nutrizionali e ignora la presenza di additivi, coloranti, emulsionanti, stabilizzanti, e piace ai consumatori perché è rassicurante: se c’è il semaforo verde fa bene e la compro, senza sprecare tempo a leggere quello stupido elenco di cose che ci hanno messo dentro, perché se c’è il verde sono certamente ottime.

      Anche l’etichetta italiana a batteria semplifica la scelta, ma non al punto di ingannare il consumatore, e sarà certamente più utile delle cosiddette “reference intake” create dai singoli produttori, tutte graficamente diverse tra loro e piazzate dietro, sotto, a lato nei posti più vari.

      L’etichetta italiana a batteria, piazzata sempre sull’etichetta frontale, graficamente identica su tutte le confezioni, colorata “stile semaforo”, e riferita a 100 grammi di prodotto, diventerà un riferimento utile a orientare il consumatore senza ingannarlo.