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Il Senato dà il via libera al disegno di legge che ridisegna le regole dell’attività venatoria in Italia: più poteri alle Regioni e scontro aperto con l’Unione Europea.

Il 23 giugno il Senato ha approvato il nuovo disegno di legge sulla caccia: al momento della votazione si sono contati 80 favorevoli – appartenenti ai partiti della maggioranza –, 56 contrari e due astenuti. Rispetto alla legge n. 157 dell’11 febbraio 1992, la proposta presentata dai senatori Malan, Romeo, Gasparri e Salvitti introduce delle novità che riguardano tanto le specie cacciabili, quanto le aree di caccia e i calendari venatori. Un primo cambiamento significativo si riscontra fin dalla definizione di caccia ora riconosciuta come un’attività che “concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema”. Mentre si è ancora in attesa dell’approvazione da parte della Camera, il ddl è già stato oggetto di aspre critiche in particolare da parte delle associazioni ambientaliste, ma anche per la Commissione europea è motivo di criticità.

Le principali novità

Ciò che salta subito agli occhi è il maggior potere che il ddl caccia consegna alle Regioni. Per quanto riguarda l’ampliamento delle zone interessate all’attività venatoria, saranno le Regioni a dover inviare al Ministero dell’Agricoltura e a quello dell’Ambiente una relazione sulle aree dove la caccia non è consentita. La valutazione dovrà essere provvista delle ragioni tecnico-scientifiche che hanno portato alla perimetrazione dei luoghi e i livelli di conservazione della fauna selvatica. Anche i terreni di proprietà di enti pubblici e demaniali potranno essere destinati alla caccia: ciò non significa che i divieti già esistenti saranno cancellati automaticamente, ma che tali zone saranno considerate nella programmazione delle regioni.

Tra i divieti eliminati si annovera anche quello di caccia nei pressi dei valici montani attraversati dalle rotte migratorie di uccelli dove la proibizione sarà attiva solo in determinati periodi dell’anno. In generale, non è più previsto un calendario venatorio valido per tutta l’Italia.

Animali sotto attacco

Tra i cambiamenti introdotti c’è anche la possibilità di cacciare gli ungulati e i cinghiali su terreni coperti in tutto o nella maggior parte di neve; la legge del 1992 vieta tale possibilità nel tentativo di tutelare la fauna selvatica: con la neve, gli animali sono vulnerabili, faticano a trovare cibo, si muovono più difficilmente e sono più rintracciabili tramite le impronte. Secondo il ddl caccia, invece, “in zone con sovrappopolazione di ungulati la braccata sulla neve può essere strumento utile per mantenere l’equilibrio tra fauna selvatica e le attività agricolo-forestali”. Se alcune specie potranno essere cacciate anche sotto la neve, altre per la prima volta saranno cacciabili.

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La caccia ora “concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema”

È questo il caso dell’oca selvatica e del piccione di città. Allo stesso tempo si è provveduto alla liberalizzazione dei richiami vivi con la possibilità di catturare in natura fino a dieci uccelli per ciascuna specie e l’assenza di limiti alla detenzione di esemplari nati e allevati in cattività. Continuando a porre l’attenzione sugli animali, il lupo viene eliminato dall’elenco delle specie particolarmente protette sebbene il testo non lo inserisca nella lista delle specie che possono essere braccate. Spostando invece lo sguardo sulla figura del cacciatore, c’è un cambiamento rispetto alla legge n. 157 che prevede che l’esercizio venatorio possa essere praticato in via esclusiva in modo vagante oppure da un appostamento fisso: con il nuovo ddl si permette ai cacciatori di non rimanere legati a una modalità.

La posizione dei proponenti

Per i sottoscriventi, così come per la Federazione italiana della Caccia e Coldiretti, il ddl sulla caccia segna un punto di svolta fondamentale per la gestione della fauna selvatica in Italia. Ad accogliere con entusiasmo il disegno di legge c’è anche Confagricoltura che sottolinea come la densità della fauna selvatica porti con sé la perdita di redditività delle attività agricole in alcune aree del Paese, nonché la diffusione della peste suina africana. In quest’ottica, la proposta di legge vuole creare un maggiore equilibrio tra la natura e le attività produttive: i danni all’agricoltura italiana causati dalla fauna selvatica ammontano a 200 milioni di euro.

Caccia come veicolo della peste suina

Come abbiamo visto, c’è chi ritiene che una maggiore libertà di caccia degli ungulati, in particolare dei cinghiali, rappresenterebbe un limite alla diffusione della peste suina, virus particolarmente virulento ed estremamente letale che colpisce anche i suini domestici. Gli esperti contraddicono però questa posizione, tanto da affermare che ciò che viene spacciato per soluzione sia in realtà parte del problema.

La caccia rischia, infatti, di amplificare la circolazione del virus principalmente per due motivi: spaventati dai cacciatori, i cinghiali fuggono diffondendo con rapidità la malattia in aree ancora non infette; allo stesso tempo anche il cacciatore stesso potrebbe diventare veicolo di propagazione della peste. È sufficiente calpestare il terreno entrato in contatto con fluidi corporei del cinghiale per portare il virus nell’ambiente in zone libere dall’epidemia. Attualmente la peste suina africana è presente in otto regioni – Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Basilicata, Calabria – e l’unico modo per contenere la situazione è assicurarsi che gli animali non migrino in altri territori.

Due cinghiali; concept: peste suina africana
La caccia ai cinghiali rischia di amplificare la circolazione del virus della peste suina

Monito dall’Europa

Il dibattito sul disegno di legge sulla caccia si caratterizza però anche per un’emblematica opacità: le associazioni ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU-Birdlife Italia e WWF Italia sono venute in possesso di una lettera ufficiale della Commissione europea inviata a dicembre 2025 al direttore generale della Tutela della biodiversità e del mare – e per conoscenza al Dipartimento amministrazione generale, pianificazione e patrimonio naturale, entrambi al Ministero dell’Ambiente – che boccia parte del disegno di legge n. 1552. Il documento evidenzia violazioni delle Direttive Uccelli e Habitat in particolare in relazione all’estensione della caccia fuori stagione, all’indebolimento del parere scientifico di ISPRA, all’uso di visori ottici, alla liberalizzazione dei richiami vivi con rischi di bracconaggio e traffici illegali.

A fronte di questi punti critici l’Europa tiene monitorato il percorso del ddl senza prevedere un reale rallentamento, così come dichiarato da Anna-Kaisa Itkonen, portavoce della Commissione europea per l’Ambiente, che da Bruxelles ha affermato: “Il provvedimento è ancora in fase di bozza. Siamo in contatto con le autorità italiane, ma per quanto riguarda un eventuale commento sulla legislazione lo faremo solo dopo che l’iter legislativo in Italia sarà concluso”.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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Domenico
Domenico
3 Luglio 2026 09:17

Siamo alle solite, leggi per i ricchi e non per i poveri. Tanti anni fa hanno introdotto una legge che non permetteva più di pescare nei porti ed in tante zone, i funghi andavano presi contati, ecc. Hanno distrutto la natura e gli scaffali sono pieni di funghi, hanno scopato il mare e si è passati alla itticoltura, siamo pieni di carne di ogni genere nei supermercati e ancora si va a caccia. Auguri.

luigiR
luigiR
3 Luglio 2026 14:38

le lobby delle armi, gli armigeri della caccia e i nuovi sodali delle associazioni agricole sono certamente in fermento, in attesa degli sviluppi del ddl già approvato al senato. invece di rimettere la delicata questione nelle mani di esperti studiosi e scienziati della natura, chi più può approfittare delle contingenze può pensare di festeggiare per i risultati che apparentemente sarebbero alla portata. mi auguro che, oltre alla probabile opposizione dell’UE e del centrosinistra in parlamento, anche nel centrodestra si presenti qualche crepa…

Carla Zanardi
Carla Zanardi
Reply to  luigiR
4 Luglio 2026 13:08

Già, più che l’etica, in gioco c’è la politica. Con il parallelo e progressivo decadimento dei valori civili.

Paoblog
4 Luglio 2026 07:45

Lollobrigida è quello che è e non si discute, i 500.000 cacciatori sono soggetti interessati per cui non fanno testo, anche se sono una minoranza rispetto a 60 milioni di persone, ma quando leggi che anche Coldiretti sostiene questa legge, si capisce che è vero che in primis fanno politica, in genere a sostegno del governo in carica.

Alessandro
Alessandro
Reply to  Paoblog
8 Luglio 2026 15:47

Oppure a sostegno di decine di migliaia di agricoltori danneggiati per 200 milioni/anno dalla fauna selvatica ormai fuori controllo (ha letto l’articolo?).
Cerchiamo di evitare le facili demagogie che leggo anche qui. La caccia ben regolata può essere un fattore di controllo.

Valeria Nardi
Reply to  Alessandro
8 Luglio 2026 15:53

Il problema dei danni all’agricoltura è reale, ma confondere la caccia con il controllo faunistico è la vera demagogia. I dati degli ultimi trent’anni dimostrano l’esatto contrario: a fronte di record di abbattimenti, i cinghiali sono triplicati e i danni aumentati. La biologia spiega il perché: la pressione venatoria disgrega i branchi, anticipa il calore delle femmine giovani e frammenta la popolazione, spingendola a disperdersi proprio dentro le colture.
Gli agricoltori si difendono con la prevenzione seria, i risarcimenti rapidi e i controlli mirati in biosicurezza affidati a personale pubblico. Usare la loro esasperazione come scudo per giustificare una deregolamentazione commerciale e venatoria – che depotenzia la scienza dell’ISPRA, introduce visori notturni e apre la caccia su spiagge e demani – non risolve i danni nei campi, fa solo un favore a una specifica lobby.

Beti
Beti
4 Luglio 2026 09:26

Non è assolutamente vero che la caccia “concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema”! Potevano scegliere un’affermazione meno insincera.

Alessandro
Alessandro
Reply to  Beti
8 Luglio 2026 15:52

Molte specie sono in netta contrazione da quando è proibita la caccia ai loro predatori naturali. Solo alcuni esempi:
Uccelli nidificanti a terra e piccoli mammiferi (predatori: volpi, cornacchie e corvi)
Passeracei (predatori: corvi e cornacchie)
Anfibi, rettili e uccelli acquatici (predatore: cinghiale)
Galliformi alpini (predatori: volpe e rapaci)

Quindi sì, la caccia tutela la biodiversità e l’ecosistema.

Valeria Nardi
Reply to  Alessandro
8 Luglio 2026 16:00

Sostenere che le specie siano in contrazione perché è “proibita la caccia ai predatori” è scientificamente falso: la caccia a volpi, cornacchie e cinghiali NON è proibita: sono specie cacciabili. Il loro aumento è semmai dovuto alla pressione venatoria che ne disgrega le strutture sociali, stimolandone la fertilità.
Il vero declino di passeracei, anfibi e galliformi è causato da pesticidi, distruzione degli habitat e cambiamento climatico, non dai predatori naturali.
Prede e predatori coesistono in equilibrio da milioni di anni. Pensare che l’ecosistema si salvi solo grazie alle doppiette nei demani o sulle spiagge non è scienza, è solo propaganda per giustificare la deregolamentazione.

Livia Lissner
Livia Lissner
4 Luglio 2026 09:36

Sono molto triste perché continua questa maledetta caccia verso i miei adorati uccelli e le altre specie di animali, nostri coinquilini sulla terra. Che crudeltà nella mente di gente che si diverte uccidere per divertimento e sport i nostri simili, creature che hanno il diritto di esistere come noi ciascuno. Inaccetabile questa maledetta caccia!

Alessandro
Alessandro
Reply to  Livia Lissner
8 Luglio 2026 15:53

Livia, molti tuoi amati uccellini sono sterminati in massa da uccelli più grandi, proprio perché sono in eccesso, e la caccia contribuirebbe a farli ritornare.

Valeria Nardi
Reply to  Alessandro
8 Luglio 2026 15:58

Questa idea che la caccia serva a “salvare” gli uccellini dai predatori naturali è un’enorme assurdità biologica. In natura, la predazione tra specie (l’uccello grande che mangia quello piccolo) è la base della catena alimentare e serve a mantenere l’ecosistema in salute, eliminando gli individui deboli o malati.
La caccia non fa “ritornare” proprio nulla: i cacciatori sparano a specie già in forte declino a causa della perdita di habitat. Pensare di proteggere la biodiversità sostituendo i predatori naturali con le doppiette umane significa non avere la minima idea di come funzioni l’ecologia.

milena
milena
4 Luglio 2026 09:56

Deprimente! Continuiamo ad autodistruggerci. La terra e chi e cosa rimarrà tireranno un sospiro di sollievo!

Franca
Franca
4 Luglio 2026 10:28

È un orrore. Chi è causa del problema viene ad essere libero di fare ciò che vuole e si cambia pure il nome , ora sono cosiddetti” bio regolatori”. Sono in realtà operatori di animalicidio.

Alfredo
Alfredo
4 Luglio 2026 10:32

Le fabbriche di armi contano più del volere popolare.Un esercito di cacciatori,400.000, conta più di un esercito di milioni contrari.

Claudia Castellani
Claudia Castellani
4 Luglio 2026 10:48

Giusto ci sia la caccia! I cinghiali girano comodi ovunque. Tempo fa sono addirittura entrati in un supermercato a Roma! Sulla Cassia bis passeggiano in mezzo Alla strada con grave pericolo x gli automobilisti! Dei piccioni preferisco non parlare: ce ne sono proprio troppi!
Certo ci vuole ordine, criterio e buona educazione!

Massimiliano
Massimiliano
Reply to  Claudia Castellani
6 Luglio 2026 08:58

E’ già assodato che cacciandoli non limiti e/o risolvi il problema, anzi hai la certezza di propagarlo e diffonderlo ulteriormente. Ma la lobby dei cacciatori si è messa in pancia a una certa parte politica, e adesso ce li spacciano pure per “amici dell’ambiente”… ma non sarà certo con qualche iniziativa di raccolta dei rifiuti che chi attenta alla biodiversità potrà reinventarsi ambientalista.

Armando
Armando
Reply to  Claudia Castellani
7 Luglio 2026 15:15

Sono stati i cacciatori, anni fa, ad importare cinghiali dall’est Europa perché erano più prolifici di quelli italiani. Il risultato è questa incredibile presenza di cinghiali ovunque , si prendono la colpa di tutto ed i cacciatori si divertono. Nel 21mo secolo la caccia è anacronistica dal momento che ci sono già le industrie che distruggono la natura e gli uomini non dovrebbero farlo per divertimento ma solo per fame. Ma questo vale solo in Amazzonia ed in Africa, mi pare.

Giorgio Massa
Giorgio Massa
4 Luglio 2026 11:18

La nuova legge sulla caccia non tiene conto del fatto che la carne degli animali cacciati non è sottoposta a controllo sanitario come quella venduta nei negozi e questo espone a malattie chi se ne ciba. inoltre fa pensare che l’era dei cacciatori-raccoglitori sia divenuta quella dei raccoglitori (gli agricoltori) contro i cacciatori mentre l’industria delle armi trova altri clienti. Una cosa è certa: l’era attuale dell’uomo già definita Antropocene (P. Crutzen, chimico premio Nobel), per sottolineare le responsabilità umane sui grandi cambiamenti (in peggio) della Natura diviene sempre più Capitalocene (J.W.Moore, storico e sociologo), che individua nel profitto selvaggio il principale movente esistenziale e del delitto ambientale. Chiesto il suo parere, IA mi ha così gentilmente risposto:

AI Overview

La carne di selvaggina è soggetta a protocolli differenti rispetto a quella d’allevamento, con controlli sanitari specifici e procedure di tracciabilità ridotte per il consumo privato o la cessione in piccole quantità. Il tema dei controlli e l’impatto della normativa sulla caccia sono oggetto di un ampio dibattito sociale e politico. [1, 2, 3, 4]
I controlli sanitari sulla carne di cacciagione
A livello di quadro normativo, per la selvaggina cacciata e destinata al consumo diretto non sono previsti gli stessi controlli sistematici applicati nei macelli per la carne commerciale. La normativa vigente affida la responsabilità della salubrità ai cosiddetti “cacciatori formati”, i quali devono superare corsi specifici per riconoscere eventuali anomalie visive. È obbligatorio l’intervento dei servizi veterinari della ASL qualora si riscontrino lesioni o se si tratta di specie particolarmente a rischio, come i cinghiali, per i quali è previsto l’esame per la Trichinella. Gli oppositori della pratica venatoria evidenziano come l’assenza di ispezioni veterinarie capillari su ogni singolo capo possa esporre a potenziali rischi per la salute. [1, 2, 3, 4, 5, 6]
Il dibattito tra agricoltori, cacciatori e tutela ambientale
La discussione si inserisce in un quadro di conflittualità d’interessi tra il mondo agricolo e quello venatorio. Gli agricoltori lamentano spesso i danni alle colture causati dalla fauna selvatica (come i cinghiali), mentre i cacciatori sottolineano il loro ruolo nel riequilibrio degli ecosistemi. Da parte loro, le associazioni ambientaliste criticano aspramente questa visione, sostenendo che la gestione faunistica dovrebbe essere demandata a enti pubblici specializzati piuttosto che ai cacciatori stessi. [1, 2, 3, 4, 5]
Industria delle armi e normative
Sulle dinamiche economiche, le associazioni animaliste e i movimenti contrari alla caccia rilevano come le riforme in materia e i calendari venatori possano favorire gli interessi commerciali legati all’indotto, inclusa l’industria delle armi e delle munizioni. I sostenitori dell’attività venatoria, al contrario, respingono tali tesi, affermando che la caccia in Italia sia un’attività strettamente regolamentata e che il settore contribuisca in modo rilevante all’economia rurale, al monitoraggio del territorio e al contenimento delle specie invasive. [1, 2]
Per approfondire nel dettaglio le normative italiane ed europee in materia di igiene e sicurezza alimentare della selvaggina, puoi consultare i documenti ufficiali forniti dal Ministero della Salute, mentre per i dettagli sui disegni di legge puoi far riferimento ai testi pubblicati sul sito istituzionale del Senato della Repubblica.

Carla Zanardi
Carla Zanardi
4 Luglio 2026 13:03

Strana la definizione di caccia riconosciuta come attività che “concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema” : potendo liberamente uccidere qualsiasi animale, razionalmente si evince che viene compromessa proprio la biodiversità e l’ecosistema, ai quali in realtà concorrono anche quegli animali oggetto di caccia. Inoltre, regalando la libertà di uccidere, si alimentano sentimenti di crudeltà, di sopraffazione.

Anna
Anna
4 Luglio 2026 13:46

Non nascondiamoci dietro un dito. Non di tratta di caccia. Si tratta di avere gente armata a tutte le ore con le armi pronte in auto.

patrizia
patrizia
4 Luglio 2026 13:54

E’ una vergogna: la lobby dei cacciatori, la Coldiretti, ecc tutto per avere la certezza dei voti x la destra.
Stiamo distruggendo quel poco di natura che è rimasta. La reintruduzione dei richiami vivi (poveri uccellini accecati perchè cantino meglio). Ma con tutta la carne che abbiamo c’è proprio bisogno di mangiare gli uccellini di passo. E questi cinghiali che si riproducono 2 volte l’anno li hanno introdotti in Italia dai paese dell’est (più freddi quindi con riproduzione annuale) proprio i cacciatori per avere più prede da cacciare, ma quando c’era da fermare la peste suina i cacciatori si sono ben guardati di mettersi a disposizione per battute ad hoc. E non vado oltre. Speriamo che l’Europa faccia qualcosa di concreto oltre che mettere sanzioni di cui nessuno sa niente.

Azul98
4 Luglio 2026 15:16

Verrà un Disastro Ecologico,e Libertà di Cacciare ovunque anche nelle aree Demaniali tipo Spiagge e Parchi e Aree Protette, anche da Non solo Cacciatori Italiani ma Esteri anche senza Licenza di Caccia,un Decreto Legge che è totalmente contro l’Articolo 9 della Costituzione Italiana,firmato da Lollobrigida

Maria Rita
Maria Rita
4 Luglio 2026 16:27

Di nuovo una legge che anziché rispettare l’ambiente, tutela gli interessi delle varie lobby. Sono schifata

Doriana
Doriana
4 Luglio 2026 17:07

“I cacciatori concorrono alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema”.
Se dovessi usare i termini giusti per definire chi ha proposto questo decreto legge, chi lo ha votato, chi lo sostiene e i cacciatori stessi, andrei in prigione.
C’è da precisare che il ddl prevede anche una sanzione, se non addirittura il carcere, per chi protesta contro la caccia.
Inutile sottolineare che questo abuso anticostituzionale potrebbe essere quanto prima adattato anche contro chi protesta in ambito più politico.
Confagricoltura. Coldiretti. Credo sia il caso di iniziare ad acquistare frutta e verdura da chi non è legato a queste due entità.

Claudia Castellani
Claudia Castellani
4 Luglio 2026 22:14

Finalmente! Speriamo che riusciamo a liberarci dai piccioni che in città sporcano come nessun altro! O forse si pure le tortore e i molti gabbiani di cui Roma è piena! Non parliamo poi dei cinghiali che ormai entrano pure nei supermercati ( a Roma!). E sono un pericolo di notte che vagano sulle strade ( vedi Cassia bis!). Insomma w la caccia che come tutto ha bisogno di intelligenza, di criterio e di senso del dovere!

Armando
Armando
Reply to  Claudia Castellani
7 Luglio 2026 15:21

Stia attenta, perché per scacciare piccioni, tortore, cinghiali dalle città devono sparare in mezzo ai palazzi, in mezzo alla gente e chiunque potrebbe andarci di mezzo. Anche lei.

Roberto
Roberto
Reply to  Armando
8 Luglio 2026 09:13

Nella nuova legge rimangono immutati tutti i criteri di sicurezza della precedente normativa.

luigiR
luigiR
Reply to  Claudia Castellani
7 Luglio 2026 15:25

secondo te sarebbe legittimo sparare anche in città, quindi…(andiamo bene!)

Roberto
Roberto
7 Luglio 2026 19:09

Riflessioni in ordine sparso.

La legge n. 157 dell’11 febbraio 1992 è appunto di oltre 30 anni fa: l’ambiente da allora è cambiato moltissimo. Sono diminuite le zone agricole, sono aumente quelle boschive, le dinamiche di popolazioni sono totalmente diverse. Ad esempio nel 1990 la popolazione di lupi in TUTTA Italia era stimata in soli 400 esemplari, oggi si calcola siano oltre 3.000 e sono diventati troppo confidenti, non hanno più paura del’uomo. Io stesso ne ho filmato uno che gironzolava tranquillamente attorno casa mai (abito in campagna).

Lobby delle armi: con questa legge non si aumenta la vendita delle armi, anzi i cacciatori sono passati da quasi i 2 milioni negli anni ’70 a meno di 500.000 attuali.
Gli attuali cacciatori con questa legge non hanno bisogno di più armi, ma possono adoperare di più quelle che già hanno.

Ecosistema: conosco ambientalisti e cacciatori e posso affermare che i cacciatori ne sanno molto di più di animali e come funzionano gli ecosistemi rispetto agli ambientalisi, che a fatica distinguono una tortora dal collare da una tortora comune e pensano che tutti gli animali siano “pucciosi” come nei film di Walt Disney.

Ci sono problemi, in alcune zone, di troppi cervi, troppi caprioli, troppi cinghiali che sono un danno per l’agricoltura e anche per la viabilità stradale.
Un mio amico nel Monferrato ha rinunciato a farsi l’orto perchè qualunque cosa provasse a coltivare gli veniva distrutta dai cinghiali.
Altri, sempre nelle stesse zone, hanno problemi con la viticoltura perchè i caprioli mangiano le foglie delle piante.

Un conto è pensare con il cuore, un conto è ragionare con il cervello.

Valeria Nardi
Reply to  Roberto
8 Luglio 2026 10:01

Ragionare con il cervello significa affidarsi alla scienza e ai dati, non alle impressioni personali. E la scienza della gestione faunistica dice l’esatto contrario di ciò che sostiene.
Numerosi studi scientifici dimostrano che la caccia ai cinghiali sposta l’equilibrio della popolazione. Uccidere gli individui dominanti (come le vecchie scrofe) disgrega i branchi: le femmine giovani vanno in calore prima, si accoppiano di più e aumenta la fertilità complessiva, provocando un aumento della popolazione, non una diminuzione.
Uccidere lupi o orsi distrugge la struttura sociale dei branchi. Nel caso del lupo, la frammentazione del branco porta i singoli individui a disperdersi, aumentando la probabilità che si avvicinino alle zone antropizzate in cerca di prede facili (come il bestiame), moltiplicando i conflitti con l’uomo anziché risolverli. I predatori sono l’unico vero “regolatore” naturale degli ecosistemi.
La caccia ha dimostrato di essere parte del problema negli ultimi 30 anni, non la soluzione inclusi i danni all’agricoltura e alla viabilità. La vera gestione si fa con prevenzione seria (recinzioni elettrificate, cani da guardiania, corridoi ecologici) e metodi ecologici, non regalando più giornate di sparo a una categoria in costante declino numerico.

Roberto
Roberto
Reply to  Valeria Nardi
8 Luglio 2026 11:03

Dispiace vedere che si fanno discussioni sulle emozioni e non sui dati di fatto e che si tiri per la giacchetta la “scienza” solo quando fa comodo per i propri tornaconti.

I numerosi studi sui cinghiali che cita, dicono che non c’è un problema cinghiali?
Dicono che è normale che girino a frotte per le strade di Roma sia di giorno sia di notte?
Come soluzione mettiamo dei recinti elettrificati senza soluzione di continuità attorno la città?

Ha letto da qualche parte nella legge che si può sparare ai lupi? Per il lupo non cambia nulla (passa da specie “particolarmente protetta” a “non cacciabile”, secondo le norme UE), anzi in questa legge le sanzioni penali per chi lo abbatte vengono triplicate.

In più, come ricorda, se la categoria cacciatori è in costante declino numerico, la situazione presto si auto-risolverà, non vedo motivi di preoccupazione.

Valeria Nardi
Reply to  Roberto
8 Luglio 2026 11:29

Nessuno nega il problema, stiamo discutendo l’efficacia del rimedio. I cinghiali a Roma non sono lì per mancanza di caccia, ma per la gestione dei rifiuti. Sparare in città è impossibile per la sicurezza pubblica. Se la caccia funzionasse come contenimento, dopo trent’anni di record di abbattimenti i cinghiali sarebbero diminuiti, non triplicati. La biologia spiega il perché: la pressione venatoria disgrega i branchi e stimola la fertilità delle femmine giovani.
L’aumento delle sanzioni è una facciata. Il DDL apre la strada ai piani di “controllo genetico” e abbattimenti in deroga. Declassare il lupo a livello UE serve proprio a dare il via libera legale agli spari, ignorando che disperdere i branchi spinge i lupi isolati ad attaccare il bestiame per disperazione.
Proprio perché sono sempre meno, questo DDL non “lascia che la situazione si risolva”, ma concede ai pochi rimasti più giorni di caccia e l’accesso ad aree prima vietate (come i parchi). Questa è deregolamentazione, non gestione della fauna.

Roberto
Roberto
Reply to  Valeria Nardi
8 Luglio 2026 12:08

Le sue conclusioni sono tutte “previsionali”: sa già che prima o poi si sparerà ai lupi, arrivando tra l’altro anche considerazioni sbagliate: i lupi isolati non attaccano il bestiame “per disperazione”, quello di attaccare il bestiame lo fanno i branchi “con premeditazione”; i lupi isolati si dedicano a prede di piccole dimensioni perchè sono le uniche che un singolo individuo riesce ad abbattere.

Poi dispiace che si fidi delle fake-news generiche tipo quella che si sparerà nei parchi.
È falso che foreste demaniali, parchi e valichi montani diventeranno zone senza regole. L’eventuale inclusione di determinate aree nella pianificazione venatoria non elimina divieti, limiti, distanze di sicurezza, periodi consentiti, specie cacciabili, controlli e misure specifiche di tutela.
Per inciso, le uniche nuove specie cacciabili inserite sono il piccione di città e l’oca selvatica, già cacciabili in tutta Europa.

Diciamo che la narrazione a colpi di fake-news, come si sta facendo ora, fa sembrare che da domani tutti possano sparare a tutto, ovunque e sempre (non a caso i detrattori la chiamano “legge sparatutto”) quando invece la nuova norma è molto articolata, ad avere voglia di leggerla.

Valeria Nardi
Reply to  Roberto
8 Luglio 2026 12:56

A proposito di “ragionare con il cervello” e basarsi sui dati, vale la pena citare direttamente la relazione allegata al DDL, che contiene una vera e propria chicca d’autore per giustificare il provvedimento:
«Nell’ottica del raggiungimento di un equilibrio tra le esigenze ambientali e gli interessi produttivi, si abbandona una visione meramente conservativa della natura, promuovendo una prospettiva dinamica e multifunzionale.»
Tradotto dal politichese all’italiano: si smette di proteggere l’ambiente (definita in modo dispregiativo “visione meramente conservativa”) per piegare la gestione della fauna agli “interessi produttivi” e venatori, mascherando il tutto dietro la formula magica di “prospettiva dinamica e multifunzionale”.
Il testo approvato smentisce categoricamente l’idea che questa riforma “non cambi nulla” o che le preoccupazioni siano solo fake news. Cambia moltissimo, e lo fa attraverso precisi espedienti normativi:
• La questione Lupo: All’articolo 3 (comma 1, lettera a), il DDL prevede testualmente la soppressione delle parole “lupo (Canis lupus)” dall’elenco delle specie particolarmente protette della legge 157/1992. Questo è un declassamento giuridico in piena regola che, come confermano i giuristi, serve proprio ad aprire la strada a futuri piani di abbattimento e controllo locale. Sostenere che non cambi nulla è giuridicamente falso. (https://www.altalex.com/documents/news/2026/06/30/riforma-caccia-via-libera-senato-testo-passa-camera)
• Depotenziamento dell’ISPRA: Il DDL ridimensiona drasticamente il ruolo dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Le Regioni potranno ignorare i pareri scientifici dell’istituto per estendere le stagioni di caccia, persino nei delicatissimi periodi di migrazione e nidificazione degli uccelli. La scienza viene ufficialmente sottomessa alla politica locale.
• Tecnologia e visori notturni: Cade un altro limite storico. Viene legalizzato l’uso di strumenti ottici e optoelettronici per la visione notturna per la caccia di selezione agli ungulati. Altro che caccia tradizionale: si introduce tecnologia avanzata per aumentare l’efficacia degli abbattimenti.
• Caccia nei demani e sulle spiagge: L’articolo 6 (comma 6) inserisce esplicitamente nella programmazione venatoria i territori del demanio forestale dello Stato, delle regioni e degli enti pubblici. Non solo: l’estensione include ora anche il demanio marittimo (le spiagge). L’apertura formale della caccia in aree pubbliche prima precluse è un fatto oggettivo.
• Il trucco dei valichi montani e dei parchi: L’articolo 14 ridefinisce i valichi introducendo criteri geometrici e altimetrici restrittivi (es. quota minima di 1000 metri). La relazione ammette lo scopo: «contrastare una lettura estensiva che ha indotto a vietare la caccia in vaste aree». Inoltre, per raggiungere le quote di territorio protetto, le Regioni computeranno i parchi già esistenti, sottraendo altre aree agro-silvo-pastorali alla protezione reale per aprirle agli spari.
• Privatizzazione dei controlli e stop ai veti etici: Gli articoli 12 e 13 estendono i piani di contenimento a cacciatori e guardie private (con la possibilità di trattenere gli animali abbattuti). Inoltre, viene persino cancellato il diritto dei privati cittadini di vietare l’accesso ai cacciatori nei propri fondi per motivi esclusivamente etici.
Quindi, non è questione di “emozioni”, ma di saper leggere i testi giuridici. Questo DDL non cancella le regole, ma ne allenta chirurgicamente le maglie, riducendo la protezione delle specie, sottomettendo i pareri scientifici e restringendo i territori in cui la caccia era vietata. Chiamare “fake news” la contestazione di questi punti non è difendere la scienza, è fare propaganda.

Alessandro
Alessandro
Reply to  Valeria Nardi
8 Luglio 2026 16:14

Seguendo i suoi punti:

– Il lupo. L’articolo di Altalex da lei linkato dice testualmente “ciò apre la strada a possibili piani di controllo e abbattimento locali”. Il che è diverso da caccia indiscriminata, anzi, permette il controllo numerico in situazioni critiche.
– ISPRA. Per legge, i pareri dell’ISPRA sono sempre stati obbligatori ma non vincolanti per i calendari ordinari; la riforma fa chiarezza giuridica per evitare continui ricorsi ai tribunali amministrativi regionali.
– Tecnologia. Si introduce tecnologia avanzata per aumentare l’efficacia degli abbattimenti, che comunque sono previsti e pianificati. Quindi, in ultima analisi per una minore sofferenza dell’animale.
– Demanio. I promotori del DDL ricordano che i boschi e i territori del demanio forestale (statale e regionale) soffrono di una fortissima proliferazione di specie come cinghiali e daini. Questa sovrappopolazione danneggia il sottobosco, impedisce il rinnovamento naturale delle foreste e spinge gli animali verso le aree agricole e urbane. Sul discorso spiagge, sono state inserite modifiche per fare chiarezza ed escludere esplicitamente il demanio marittimo per scopi puramente ricreativi.
– “trucco dei valichi”. Per la ridefinizione dei valichi montani e il calcolo delle quote di territorio protetto, i promotori della riforma e le associazioni venatorie respingono la tesi del “trucco”, argomentando che la misura risponde a criteri di certezza del diritto, riequilibrio territoriale e rispetto della proprietà privata.
– Stop al veto etico. Dal punto di vista giuridico, i singoli proprietari terrieri non possiedono la fauna selvatica, la quale per legge è patrimonio indisponibile dello Stato. Di conseguenza, la gestione faunistica programmata deve rispondere a criteri scientifici e di utilità pubblica complessiva (come la tutela dei raccolti o la sicurezza stradale), che non possono essere bloccati da scelte etiche puramente personali dei singoli cittadini.

Come vede, i testi giuridici vanno letti sì, ma senza le lenti deformanti e coloranti (di rosso sangue) delle ideologie.

Valeria Nardi
Reply to  Alessandro
8 Luglio 2026 16:40

Alessandro, la ringrazio. Con la sua risposta ha appena confermato, riga per riga, che il DDL fa esattamente tutto quello che ho scritto io. Lei si limita a definirlo “necessario”, io ne evidenzio il danno biologico e lo smantellamento delle tutele. Le lenti ideologiche sono di chi usa parolone come “riequilibrio territoriale” o “certezza del diritto” per mascherare una deregolamentazione venatoria scritta sotto dettatura. Io leggo il testo per quello che fa, lei per come ve lo hanno raccontato.

Alessandro
Alessandro
Reply to  Roberto
8 Luglio 2026 15:56

Commento semplicemente perfetto. Grazie perché mi dimostra che c’è ancora qualcuno che ragiona con la propria testa.

salvo
salvo
Reply to  Alessandro
8 Luglio 2026 16:36

Potete farvi i complimenti finché volete, ma la lingua italiana e i testi giuridici vi smentiscono punto per punto. La propaganda si fa con le pacche sulla spalla, la gestione faunistica si fa con la scienza

Roberto
Roberto
Reply to  salvo
9 Luglio 2026 10:26

La gestione faunistica si fa con la scienza, dice.

Lei quali competenze scientifiche possiede?

Io ho studiato zoologia, etologia, ecologia e ho svolto l’internato per la tesi di laurea presso l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (INFS) che oggi è confluito nell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

Eugenio
Eugenio
10 Luglio 2026 16:57

Non mi piace la caccia, però deploro molto di più la pesca, quella fatta indiscriminatamente dai pescherecci, non di certo dell’appassionato con la canna. Quelli sì che distruggono la natura completamente e sono continuamente a chiedere sussidi, mancette, e prebende. Ma la cosa più preoccupante che ho visto recentemente è una trasmissione “Caccia e dintorni” che gira su varie tv del bresciano/bergamasco, ove si mostrano filmati di poveri uccelli legati con una zampina a dei fili e che strepitano, in questo modo richiamano i loro simili e si fanno vedere questi animali (i cacciatori) che gli sparano a sangue freddo. Mi chiedo se è legale mostrare questi filmati alle 20,00 di sera quando i bambini stanno mangiando o guardando la tv e se sia legale usare delle esche vive, perchè ho visto che questi animali (i cacciatori) non hanno neanche troppa cura nel legarli e probabilmente potrebbero anche rompergli una zampa.

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