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Negli USA le infezioni alimentari sono state circa 19 mila in un anno. Per Escherichia coli e Salmonella Typhymurium si registra un miglioramento

Salmonella on Eggs
La Salmonella è una delle due infezioni che ha visto un miglioramente nel numero di casi

Negli Stati Uniti, nel 2014, ci sono stati 19.000 casi di infezioni alimentari confermate, che hanno portato a 4.400 ricoveri e a 71 decessi. Un valore certamente sottostimato se è vero, come ritengono alcuni esperti, che per ogni caso certificato da analisi cliniche, ce ne sono 29 che non vengono alla luce perché non denunciati o comunque non riconosciuti. Questi i numeri principali del rapporto appena reso noto dalla rete di sorveglianza dei CDC di Atlanta FoodNet, che dal 1995 analizza nove tra le più comuni tossinfezioni alimentari (Campylobacter, Cryptosporidium, Cyclospora, Listeria, Salmonella, Shiga toxin-producing Escherichia coli (STEC) O157 e non-O157, Shigella, Vibrio, e Yersinia) in dieci stati (Connecticut, Georgia, Maryland, Minnesota, New Mexico, Oregon, Tennessee , alcune contee della California California, Colorado, e New York), con una copertura del 15% circa della popolazione totale americana, pari a 48 milioni di persone.

 

Ma che cosa è successo nelle singole infezioni, e la situazione è in miglioramento o, al contrario, tende a peggiorare? La risposta non è univoca, perché se per alcuni germi si registra un calo, per altri la tendenza è all’aumento o alla stabilità. Così, rispetto al periodo 2006-2008, due tra le infezioni più pericolose sono in diminuzione: quelle dovute a Escherichia Coli 0157, che produce la tossina shiga e causa danni renali con rischio di morte, è in calo del 32%, e la Salmonella Typhymurium, in diminuzione del 27% sempre rispetto al 2006-2008, e in decremento costante fino dagli anni ottanta. In diminuzione (del 22%) anche la Yersinia, anche se per ora si tratta di casi molto limitati (0,28 ogni 100.000 abitanti).

 

petto pollo
La situazione è destinata a migliorare grazie a nuovi regolamenti per la carne di pollo e tacchino

Ma le buone notizie finiscono qui. L’incidenza di Campylobacter, Vibrio Cholerae e di due tipi di Salmonelle, la Javiana e la Gensheimer, poco comuni, è in crescita, mentre quella di tutte le Salmonelle, nel loro complesso, è stabile, così come stazionaria è la Listeria. Inoltre, l’incidenza più alta di Campylobacter, Cryptosporidium, E. coli O157, E. coli non–O157, Salmonella, Shigella, e Yersinia si riscontra nei bambini al di sotto dei 5 anni. Sale, fortunatamente, il numero di test indipendenti dalla coltura (CIDT) effttuati sul cibo, più rapidi e maneggevoli perché, andando ad analizzare antigeni o comunque prodotti batterici e non le colonie, non richiedono tempi lunghi e non sono soggetti a contaminazioni.

 

La situazione, comunque, secondo gli autori, dovrebbe migliorare, perché sono stati appena messi a punto i nuovi regolamenti per la carne di pollo e tacchino, che prevedono l’obbligo di indicare il tipo di lavorazione e di fornire istruzioni chiare e dettagliate sulla cottura; secondo le stime, entro due anni dall’entrata in vigore, prevista per la fine dell’estate nell’ambito del nuovo Food Safety Modernization Act (che si occuperà di tutta la catena alimentare, compresi confezionamento e lavorazione), ci dovrebbero essere 50.000 casi in meno ogni anno. La strada da percorrere è ancora lunga.

 

infezioni

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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