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Missione Oms al mercato di Wuhan in Cina chiuso da un anno, alla ricerca dell’origine del coronavirus

Chinese typical fish and living animals market oms

La squadra di esperti inviati dall’Oms a Wuhan per indagare le origini della pandemia di Covid-19 si è recata pochi giorni fa nel mercato di animali vivi dove si suppone che il virus possa essere migrato dall’animale all’uomo. Gli specialisti sono entrati nel complesso, chiuso da un anno, scortati dalle forze di sicurezza, che hanno allontanato i cronisti intervenuti sul posto.

Secondo quanto riferisce Francesco Russo dell’agenzia AGI il calendario della missione Oms resta opaco. Le poche fonti di informazione sono i comunicati dell’Oms stessa e i messaggi scritti sui social network dai membri del team. I media cinesi stanno dedicando pochissimo spazio alla presenza degli esperti dell’Onu e Pechino cerca di minimizzare il più possibile la portata della missione. “Non è un’indagine”, ha dichiarato venerdì un portavoce del ministero degli Esteri, Zhao Lijian. Il Global Times, organo in lingua inglese del Partito Comunista, cita da parte sua “successive indagini” secondo le quali il mercato non sarebbe stato all’origine del contagio.

L’Oms ha già raffreddato le attese di trovare elementi risolutivi sulle radici della pandemia che ha sconvolto il mondo e assestato un colpo durissimo all’economia globale. Per gli esperti appare difficile raccogliere elementi davvero significativi, alla luce della ferma volontà di Pechino di portare avanti una narrazione trionfalistica, con un conteggio ufficiale di 4.636 morti e nemmeno 90mila casi, e di negare possibili responsabilità o mancanze.

Secondo l’agenzia AGI la seconda giornata di missione si è svolta all’insegna della propaganda. Dopo una visita al primo ospedale Covid di Wuhan, sulla quale la delegazione Oms ha fatto sapere pochissimo, gli esperti internazionali sono stati condotti alla mostra con la quale il Partito Comunista ha reso omaggio al personale sanitario cinese che ha lottato contro il virus. Sulle prossime tappe della missione non si sa molto. Michael Ryan, il direttore delle operazioni di emergenza dell’Oms, è rimasto sul vago nell’incontro con i giornalisti di venerdì scorso, limitandosi a parlare di un “programma molto, molto impegnativo”. L’unica cosa sicura è che tra le prossime tappe figura quell’Istituto di virologia di Wuhan dal quale, secondo la precedente amministrazione Usa, il virus potrebbe essere uscito in seguito a un incidente, una possibilità che Pechino nega con decisione.

© Riproduzione riservata. Foto: stock.adobe.com

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Roberto La Pira

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3 Commenti

  1. Avatar

    La missione Oms al mercato di Wuhan non serve a nulla: cosa vuoi che trovino dopo un anno di tempo per far sparire qualsivoglia prova scomoda? Casomai provino a verificare se veramente in tutta la Cina il virus è sparito, ma tanto non li lasceranno mai girare da soli e li porteranno dove vogliono loro. Meglio che tornino a casa a lavorare su cose più importanti. La colpa è nostra che pur sapendo che i cinesi ci raccontano un sacco di balle continuiamo a comprare i loro prodotti, perché costano poco, e così gli consentiamo di aumentare ancora il loro PIL, mentre il nostro crolla. Alla lunga la globalizzazione servirà solo a loro.. Trump aveva torto su tutto … ma sulla Cina no di certo.

  2. Avatar

    Molto più politicamente corretto dare la responsabilità alla natura ostile e maligna, quindi incolpare pangolini e pipistrelli untori piuttosto che ipotizzare(e indagare) che gli studi sulla gain-of-function virale, ufficialmente vietati o molto osteggiati dalle autorità mondiali, siano però continuati ancora dentro segreti laboratori in qualche parte del mondo, senza fare nomi di nazioni, anche se qualcuno dice che a sospettare si fa peccato ma spesso ci si azzecca.
    Ma la scienza deve andare avanti a qualunque costo, qualcuno dice che è nella nostra natura……..lecitamente o illecitamente.
    Va bene così, scoprite il braccio e spegnete il cervello perchè questa storia non finirà presto, ammesso che finisca.

  3. Avatar

    Un titolo a caso
    Il team di esperti internazionali e cinesi ha concluso il suo lavoro sulle origini della pandemia. “Tutti i dati che abbiamo raccolto sin qui ci portano a concludere che l’origine del coronavirus è animale. Le nostre convinzioni non sono state stravolte”
    di F. Q. | 9 Febbraio 2021

    Benissimo, nessuno ha mai detto che fosse un prodotto inventato in laboratorio, se questa è la convinzione degli ispettori ( tra i quali alcuni collaborano effettivamente con i controllati)………….la domanda era ed è tuttora valida ” l’oggetto, proveniente dalla natura, è stato manipolato e modificato in laboratorio o no?”
    Nessuno può dichiarare esplicitamente in buonafede che ” non sappiamo da dove viene ma dal laboratorio no di sicuro”. Ma questa frase l’ho già sentita altre volte.
    Perchè laboratori con questo grado di sicurezza costano miliardi e se esistono è perchè là dentro si maneggiano sostanze micidiali, se si saprà esattamente su quali oggetti si è studiato dal 2018 in poi allora si potrà dire si o no, dopo che altri scienziati ci avranno studiato su per tempi sufficienti, non così in fretta.
    E se le indagini invece si basano sul controllo di documenti a mesi di distanza e preannunciate con largo anticipo allora sono ancora più incredibili e inutili allo scopo dichiarato.
    Fumo negli occhi ad un mondo economicamente mezzo rovinato.