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Microplastiche nelle falde acquifere sotterranee, possono arrivare nelle case

microplastics floating in ocean water, micro plastic pollution MicroplasticheLe microplastiche, particelle di plastica dal diametro inferiore ai 5 millimetri, sono ovunque, sulla Terra. Negli ultimi anni sono state identificate e quantificate e nei mari, nei fiumi, nei laghi, e anche sulla terraferma, per esempio su certe catene montuose, o nei suoli. Ma finora nessuno aveva pensato di cercarle in uno dei luoghi dove la loro presenza può rappresentare uno dei pericoli più seri: le falde acquifere sotterranee, molte delle quali alimentano i bacini di acqua potabile.
Per iniziare a colmare la lacuna un gruppo di ricercatori dell’Università di Saint Louis ha monitorato un bacino della zona per un anno intero, e descritto, all’ultimo congresso della Geological Society of America, svoltosi online nei giorni scorsi, una realtà poco rassicurante.

Raccogliendo ogni settimana campioni da una grotta chiamata Cliff Cave, vicino a Saint Luis, i ricercatori hanno controllato la presenza di microplastiche nell’acqua e le variazioni in seguito a eventi meteorologici di grande portata come le inondazioni dei terreni circostanti. Hanno così visto che le microplastiche aumentano quando si verifica un evento di grande intensità, ma anche quando quest’ultimo inizia a perdere forza. Il che significa, secondo loro, che parte delle microplastiche arriva dal terreno per infiltrazione, e quindi dalle acque più superficiali, ma parte da quelle immediatamente sotto la superficie, che contengono già microplastiche, che arrivano in profondità grazie al rimescolamento delle acque indotto dall’infiltrazione.

acqua del rubinetto
Le microplastiche possono arrivare nelle case, anche se le acque sono trattate, negli acquedotti

Va ricordato che le falde acquifere sotterranee di solito contengono acqua che non riceve contributi attivi diretti, per esempio da fiumi, a volte anche da migliaia di anni, e che quindi non è soggetta a ricambio se non attraverso processi molto lenti e di bassa intensità, anche se prolungati nel tempo come le infiltrazioni. Per questo tutte le plastiche che vi arrivano sono destinate a restarvi, alterando profondamente l’ecosistema delicatissimo di quelle zone. Inoltre, se vengono inglobate dagli organismi alla base delle catene alimentari, possono essere un veicolo per tossine e altri organismi anche patogeni, che passano agli esseri viventi più grandi come i pesci.

Infine, ovviamente, poiché molto spesso queste acque sono utilizzate come sorgenti di acqua potabile, le microplastiche possono arrivare nelle case, anche se le acque sono trattate negli acquedotti. E sul ruolo che l’accumulo associato all’assunzione quotidiana attraverso l’acqua del rubinetto potrebbe avere sulla salute umana, per ora, non si sa nulla.
Questo primo studio può rappresentare un valido punto di partenza per approfondire un ambito di studio che interessa la salute di tutti, oltreché la tutela di ecosistemi cruciali come quelli sotterranei.

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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